Ellen Umansky.
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La ragazza del dipinto.
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Parte 1.
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Titolo originale: The Fortunate Ones.
Traduzione di: Adriana Cicalese.
2017. Newton Compton Editori, ROMA.
ISBN 978-88-227-0211-1.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Versione digitale realizzata da: Libero Giacomini, E-mail: libero.giacomini@gmail.com.
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Presentazione.
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Vienna, 1939. Mentre lo spettro della guerra terrorizza l'Europa, i genitori di Rose Zimmer cercano disperatamente un modo per lasciare l'Austria. Non riuscendoci, decidono di salvare almeno la loro giovane figlia. Rose viene cos affidata a degli sconosciuti e portata in Inghilterra. Sei anni pi tardi, quando la guerra  finalmente terminata, Rose tenta di ricostruire la propria vita devastata: si mette quindi alla ricerca di un quadro di Soutine, appartenuto alla madre, e al quale la donna era legatissima. Dopo essersi trasferita a Los Angeles e aver trascorso l la propria vita, Rose si imbatter nuovamente nelle tracce di quel dipinto, diventato per lei quasi un'ossessione, e in Lizzie Goldstein, che ne  entrata in possesso dopo di lei. Tra Lizzie e Rose nasce un'amicizia inaspettata, destinata per a interrompersi bruscamente quando le due donne si troveranno di fronte a una verit dolorosa: un segreto che ha a che fare con il quadro di Soutine e che  rimasto nascosto per tanti anni... Una prosa cristallina per una storia che parla di nostalgia, dolore, perdita e perdono.
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ALCUNI GIUDIZI.
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TRA PASSATO E PRESENTE SULLE TRACCE DI UN QUADRO CHE UNISCE I DESTINI DI DUE FAMIGLIE.
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Magnificamente narrato. E con un finale da togliere il fiato. Un esordio perfetto
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I personaggi del bellissimo romanzo di Ellen Umansky sono minacciati non solo dalla perdita ma dal peso che ogni perdita comporta... Una profonda e commovente esplorazione del dolore e della riconciliazione.
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Un mistero avvincente che riguarda la sorte di un dipinto e la vita di due donne molto diverse, entrambe affrante per averlo perso. Un esordio seducente.
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Notevole. Una delle tante doti della Umansky  la capacit di gettare una luce sul potere dell'arte ed insieme sulla sua impotenza di fronte a una perdita devastante.
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L'AUTRICE.
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ELLEN UMANSKY ha pubblicato sia racconti che saggi. Ha scritto per il New York Times, The Paris Review e Vanity Fair. La ragazza del dipinto  il suo romanzo d'esordio.
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Questo romanzo  un'opera di finzione. Qualsiasi riferimento a persone, eventi, enti o organizzazioni reali  volto solo a conferirgli un senso di autenticit, e usato in modo del tutto fittizio. Tutti i personaggi e i loro dialoghi sono frutto della fantasia dell'autrice.
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Consolazione.
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Vienna, 1936.
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Oma voleva inviare un telegramma a Papi, a Parigi, ma
Mutti glielo imped. Fra tre giorni sar di ritorno. Lo
verr comunque a sapere presto, disse Mutti dal lettino
che si trovava nella stanzetta dei bambini. Ci si era trasferita
quando erano cominciati i dolori. (Rose aveva sentito Mutti
urlare  troppo presto!). Il medico era venuto e se ne era
gi andato, le lenzuola erano state cambiate, il sangue lavato
via. Senza pi alcuna traccia, a Rose sembr quasi che non
fosse successo nulla.
Andr tutto bene, vero?, chiese Rose a Gerhard.
Certo, disse.  gi successo altre volte.
Quando?.
Gerhard scosse il capo. Non aveva molta pazienza con la
sorella minore. Star bene, ripet.
Erano seduti in fondo al lungo tavolo da pranzo, sotto il lampadario d'ottone, a mangiare fagottini di albicocche alla cannella.
A quanto pare la cuoca non si era ricordata che avevano
gi preso lo strudel a fine pranzo. Rose aveva gi divorato la sua
porzione mentre il fratello ne aveva ancora una met. Tra un
piccolo boccone e l'altro si dedicava al quaderno di composizione
che teneva accanto, studiando l'elenco che aveva scritto.
Che cos'?, chiese Rose. Di solito cercava di non fare a
Gerhard troppe domande. Non c'era nulla che suo fratello
amasse di pi che fare il saputello con lei. Ma in quel momento
avrebbe fatto qualsiasi cosa pur di non pensare alla
madre che giaceva pallida in fondo al corridoio.
Gerhard ci pens un momento. Sto cercando un modo per
vendere i biglietti di accesso alle piscine Dianabad rispose,
lasciando Rose stupefatta. Vicino alla macchina delle onde.
Ma sono piscine pubbliche e la stagione non comincer
prima di due mesi, gli fece notare. Quel posto non  una
propriet privata.
Gerhard sospir in modo teatrale, sebbene un'aria soddisfatta
gli illuminasse il volto. Si pu vendere qualsiasi cosa
se si  capaci a farlo.
Rose ud dei passi e vide comparire la testa bionda di Bette.
Gerhard, mi serve il tuo aiuto. Lui si alz e lei fece altrettanto, seguendoli per il lungo corridoio, non dove si trovava
Mutti, ma verso la camera da letto dei loro genitori.
Le tende di broccato erano tirate, il copriletto ricamato ben
disteso e la pila di cuscini di seta era al suo posto. La stanza
era fredda e tutto quell'ordine mise Rose a disagio. Perch
siamo qui?, chiese.
Bette sospir. Nessuno ti ha chiesto di venire, rispose e,
rivolgendosi a Gerhard, aggiunse: Vuole il quadro del
ragazzo.
Il quadro?, intervenne Rose, con uno stupore analogo a
quello che avrebbe avuto se la madre, svegliandosi la mattina,
avesse annunciato di volersi fare suora.
Gerhard e Bette stavano gi afferrando la cornice dorata.
Ha detto che dorme meglio se ce l'ha accanto. Meglio non
farle troppe domande. Siamo intesi?.
Rose annu. Non aveva nessuna intenzione di interrogare
sua madre, soprattutto in una giornata come quella.
Bette, esile ed appena pi grande di Gerhard, faticava a sollevare
il pesante quadro, cos che dal muro si staccarono dei
pezzetti di intonaco. Piano, piano, ammon, mentre Gerhard
l'aiutava a tirarlo gi. Rose li segu mentre trasportavano il
quadro lungo il corridoio, sentendosi vittoriosa perch Bette
non l'aveva cacciata via.
Sul lettino nella stanzetta, Mutti era appoggiata a dei cuscini
bianchi. Indossava una camicia da notte altrettanto bianca
e i capelli scuri ammassati sul capo creavano un netto contrasto
in tutto quel candore. Rose trov che quell'effetto mettesse
in risalto ancora di pi il volto della madre. Era sempre
lei, bellissima, pens rincuorata. La stanza era accogliente, il
fuoco scoppiettava nella stufa di ceramica e la lampada d'ottone
di Mutti con il vetro rosa creava un caldo bagliore.
Rose pens che doveva essere stata Bette a portarla l.
Bette e Gerhard adagiarono il quadro sopra una sedia in paglia
di Vienna posta accanto alla brandina. Grazie, sussurr
Mutti. I suoi occhi scuri si posarono sull'immagine e Rose
segu lo sguardo della madre. Non era un bel ragazzo quello
raffigurato nel quadro. Troppo magro dentro la sua divisa
rossa, aveva il viso pallido e oblungo. Il colore era denso,
quasi gettato sulla tela, come se il pittore non si fosse preoccupato di essere preciso e accurato. Rose non capiva perch
alla madre piacesse tanto.
Bambini, siete qui. Pronunci la frase con un certo stupore,
senza quel tono aspro che Rose conosceva bene, e desider
non aver lasciato la tavola per seguire il fratello fin l.
Mutti le indic di avvicinarsi e le pos una mano sul capo.
Rose not che le lenzuola erano le preferite della madre, quelle
con il bordo all'uncinetto. La mia piccola Mausi, mormor,
e Rose rimase pietrificata.
Un po' di brodo di carne, signora? disse Bette. Il dottore
dice che dovete mangiare.
Potrei usare un tocco di qualcosa, disse Mutti, riappoggiando
la schiena contro i cuscini.
Bette fece un inchino e si rivolse ai bambini. Andiamo,
lasciate riposare vostra madre.
Tornati in salotto, Gerhard prese in mano il libro sul Kaiser
che stava leggendo e sprofond nella poltrona vicino alle
finestre.
Perch le piace cos tanto quel quadro?. Rose era appoggiata
ad una sedia, dietro il fratello, e giocherellava con le frange
dei cuscini di tessuto persiano. Dall'altra parte della stanza,
un vaso di porcellana smaltata colmo di rose troneggiava
sulla mensola del caminetto. Perch mai la madre non aveva
chiesto dei fiori, invece?
Non lo so, disse Gerhard, senza alzare lo sguardo dal libro.
Le piace e basta.
Be', penso che sia brutto.
 normale. Sei troppo piccola per capire.
Guarda che lo so che non piace neanche a te, disse
arrossendo. E dal modo in cui Gerhard avvicin il naso alla pagina,
Rose fu certa che non si stava sbagliando e che la cosa
lo infastidiva.
Chi  il ragazzo nel quadro?, azzard Rose. Lo conosce?
No. Lo ha comprato a Parigi anni fa, mentre era in viaggio
con Papi, disse Gerhard, senza alzare la testa. Tu eri
piccola. Non te lo ricordi.
Gerhard aveva ragione. Non se lo ricordava. Il quadro con
il ragazzo era sempre stato a casa, insieme a un sacco di altri
oggetti. Rose adorava l'arazzo con il pavone dai toni blu accesi
appeso accanto alle spade appartenute a suo nonno, il
portagioie di velluto con la chiusura in argento appartenuto
a Oma, il piccolo paesaggio con la cascata dove, se si era attenti
e si guardava dietro gli alberi (cosa che Rose faceva), si
riusciva a notare l'ombra di un orso.
Ma sua madre stravedeva per il quadro con il ragazzo, traendone
un enorme conforto. La cosa infastidiva Rose. Quanto
vorrei che sparisse, disse con una certa agitazione.
...
Capitolo 1.

Los Angeles, dicembre 2003.

Lizzie si costrinse a guardare. La bara in legno di pino, sulla
cui superficie il sole si rifletteva allegramente, stava calando
lungo le guide metalliche che la conducevano nella terra.
Un gruppetto di operai cimiteriali attendeva con le vanghe
in mano. Lei li oltrepass con lo sguardo, rivolgendosi a
un terzetto di sinuosi cipressi che si stagliavano fieri nell'imperturbabile cielo azzurro. Non era ancora mezzogiorno ma
faceva gi caldo. Con la coda dell'occhio avvert un'ombra
volteggiare e muoversi rapidamente. Dei colibr? Forse.
Svolazzavano sempre intorno alla buganvillea rampicante vicino
alla piscina di suo padre. Ricordava quando, appena lei e
Sarah si erano trasferite a Los Angeles, suo padre aveva indicato
quegli uccellini dicendo: I colibr non cantano. Sentite?
Il loro  pi uno Scratch, Scratch. Non  molto poetico.
Adesso Lizzie strizzava gli occhi dietro gli enormi occhiali
da sole acquistati l'estate prima a Canal Street, giocherellando
con l'orologio di suo padre. Il Rolex era troppo grande
e largo per il suo polso, ma era appartenuto a lui. Guard
ancora in direzione dei cipressi, ma quali che fossero quegli
uccelli, se ne erano andati. O forse non c'erano mai davvero
stati. Sent il rabbino che cantilenava. Afferr la mano di
sua sorella e la strinse.
Ma come poteva essere possibile? Doveva trattarsi di un
errore. Non poteva esserci suo padre l dentro.
Lizzie aveva parlato con lui solo quattro giorni prima. Quel
gioved aveva lasciato il lavoro a un orario decente e si stava
destreggiando tra la folla della Sixth Avenue quando lui aveva
chiamato. Le disse che aveva in programma alcuni viaggi.
Voleva andare in Islanda il mese seguente; le parl di Reykjavik,
della carne di squalo fermentata che avrebbe mangiato
e del fatto che la first lady fosse ebrea, nata in Israele. In primavera sarebbe voluto andare a Seoul. Lizzie lo ascoltava distrattamente, intenta a prendere la metropolitana per il centro,
cos da non fare tardi. (L'ennesimo incontro fatto su internet,
l'ennesimo appuntamento per il quale cercava, invano,
di avere scarse aspettative). Tuttavia non pot fare a meno di
dire: Quanti viaggi! Credevo fossi preoccupato per i soldi.
No, le aveva detto. Tu sei preoccupata per i soldi.
Fece una mezza risata. Non  vero, aveva risposto lei,
ma tra loro era sempre andata cos. Aveva trentasette anni
ed era cambiata molto poco da quando ne aveva diciassette.
Un'ora dopo, Lizzie stava pensando che il suo appuntamento
non stesse poi andando male quando, dopo il primo
giro di drink, lui tese la mano e disse: Ti auguro buona fortuna!
(Un bancario ed ex membro della confraternita Zeta
Beta Tau? Meglio cos allora). Se ne torn a casa, si vers un
bicchiere di vino, si sistem sul divano Ikea di cui voleva liberarsi da tempo e vide se per caso in TV davano WarGames.
Prese il telefono e digit un messaggio pieno di errori. "L'unica
mossa  stare fermi", scrisse. "Pessima propaganda anni
Ottanta. Sono invidiosa", rispose subito Claudia e Lizzie
rise, sentendosi gi meglio.
Le prime tre chiamate non riuscirono a svegliarla, ma la
terza s e la voce di Sarah risuon strana e stridula: C' stato
un incidente, un incidente con la macchina. Lizzie salt
sul primo volo il mattino dopo. Prese un taxi per il jkf prima
dell'alba e atterr a Los Angeles proprio mentre sorgeva
il sole, con il torbido cielo grigio che diventava di uno sgargiante
arancione. Mentre sfrecciava sul groviglio di superstrade
verso l'UCLA, ripeteva a se stessa: "Andr tutto bene,
andr tutto bene". Ma lui non riprese pi conoscenza.
Il rabbino fece cenno alle sorelle di alzarsi. Si alz anche
Angela, che si trovava accanto a Sarah e che le mise un braccio
intorno alle spalle. Lizzie strinse la mano della sorella.
Desider trovarsi all'ombra di quei cipressi. Riusciva a sentire
le macchine che scorrevano sulla vicina superstrada, con un
rumore simile a quello dell'acqua. Un pensiero indicibile si
fece largo nella mente: "E se i dottori si fossero sbagliati? E
se, quando hanno staccato la macchina e lo hanno coperto,
fosse stato per un momento ancora vivo?"
Il rabbino gli indic di venire avanti, verso il cumulo di terra
appena scavato accanto alla fossa. Una vanga stava dritta,
conficcata al suolo.
Lizzie aveva serbato pochi ricordi del funerale della madre,
ma si ricordava di quel mucchietto di terra. Aveva tredici
anni allora. Lynn era stata male per quasi un anno (e di
sicuro stava gi male da prima, cosa che Lizzie realizz solo
dopo). Quell'anno, mentre le condizioni della madre non fecero
che peggiorare, Lizzie e sua sorella continuarono ad andare
alla scuola ebraica, alle lezioni di pattinaggio e a quelle
di clarinetto, fingendo, senza riuscirvi, che tutto andasse
bene. La nonna si trasfer da loro. Joseph and a trovarli pi
spesso, facendo visita una volta al mese. (Sent per caso sua
madre dire a suo padre al telefono: No, no, Joseph,  ridicolo.
Tu devi restare l, a lavorare. Io sto bene). Li port al
Ground Round e a prendere il milkshake da Friendls, proprio
come aveva fatto la prima volta che lui e Lynn si erano
separati ed era andato a stare in affitto, in citt; prima che il
suo amico lo convincesse a diventare socio della sua clinica
oftalmica gi a Los Angeles; prima che vi fosse il bench minimo
sospetto che Lynn avesse un cancro.
Durante il periodo della malattia della madre, Lizzie riscaldava
le confezioni di pasta in lattina per lei e per Sarah,
falsificava le loro giustificazioni a scuola, ammassava cumuli
di biancheria sporca; era lei ad andare alle partite di calcio
di Sarah. (Tranne le volte in cui non ci andava e spendeva i
soldi della merenda per giocare a Ms. Pac-Man, sbattendo il
polso contro il joystick e ingurgitando quelle palline e quelle
ciliegine come se ne andasse della sua vita). Aveva sempre
pensato che le nuove incombenze domestiche, sia pratiche
che emotive, fossero temporanee.
Aveva dodici anni. Le cose sarebbero cambiate. Mai avrebbe
immaginato che sarebbero cambiate perch sua madre sarebbe
morta.
Sarah le strinse la mano e la calda pressione del suo palmo,
la forza delle sue dita, riusc a farla muovere. Fece un passo,
inciampando impercettibilmente, ma torn dritta appena ebbe
tra le mani il manico metallico della vanga. Era pi pesante
di quanto pensasse, ma spinse verso il basso e riusc a lanciare
gi un misero mucchietto di terra. Il rumore sordo della
terra che colpiva il coperchio della bara - una sorta di pling
- fu duro e straziante.
Dov'era suo padre?
Dopo si trasferirono tutti in una galleria d'arte a Bergamot
Station. Lo spazio lungo e stretto si riemp rapidamente.
L'aria si fece tiepida. Cos tante persone, legate a momenti
cos diversi della vita di suo padre: i colleghi della scuola
di medicina, i cugini, le ex fidanzate, i vecchi pazienti, i vicini
e l'organizzatrice del rinfresco, che era anche la madre di
una compagna delle medie di Sarah (Lizzie si rese conto di
soprassalto che lei e Joseph probabilmente erano stati insieme).
Suo padre se ne sarebbe compiaciuto. Le sembr quasi
che fosse l. Max, un caro amico di Joseph, le offr da bere.
Lei scosse la testa. Caff, disse. Grazie. Avvertendo
un suono metallico nella voce.
Lizzie credette di aver visto Claudia ma, nel farsi largo tra
il groviglio di fianchi e gomiti, la calca era diventata stretta e
invalicabile. Pi che una commemorazione, sembrava l'inaugurazione
di una mostra d'arte. Lo spazio era affollatissimo
e faceva un gran caldo; le voci alte trillavano e rimbalzavano
da una parte all'altra. Rimase ferma, sconcertata.
Oh, Lizzie. Oh, oh. Prima che Lizzie potesse capire cosa
stesse succedendo, una donna dalle forme morbide le si
gett al collo. Quanto mi dispiace per tuo padre, disse.
Era meraviglioso.
La ringrazio, disse Lizzie, con le guance schiacciate sopra
gli orecchini in metallo della donna. Sapeva di borotalco. Chi
sar stata mai? Poi le si accese una lampadina: Pat, l'ex segretaria
di suo padre. Aveva lavorato con lui per un anno, due al
massimo, un sacco di tempo addietro. Fu nel periodo in cui
la sua attivit andava a gonfie vele, quando Joseph metteva a
disposizione le limousine per portare i pazienti che si sottoponevano agli interventi di cataratta. Tutte le signore di Beverly Hills lo adoravano. Stava facendo un sacco di soldi e non vedeva l'ora di spenderli: viaggi alle Hawaii e in Marocco, una
due posti decappottabile italiana, opere d'arte che amava mostrare
durante le sue cene. Tutto ci che Lizzie ricordava di Pat
era il fatto che fosse una fan sfegatata dei Clippers e che viveva
col fratello. Infatti, Lizzie adesso rammentava, il fratello inizi
a venire nell'ufficio di Joseph, girovagando fino a quando la
sorella non aveva finito di lavorare. "Ai pazienti non piace",
si lamentava Joseph. "E neanche a me piace". Pat stava ancora
abbracciando Lizzie, in una strana intimit. Ma Pat era disperata
per il padre e Lizzie non si mosse.
Non lo vedevo da mesi, disse Pat, staccandosi finalmente
dall'abbraccio. Forse addirittura da un anno. Ma come ho fatto?
 passato cos tanto tempo. Perch non l'ho cercato prima?
Stai tranquilla, rispose Lizzie. Sono sicura che anche
lui provava la stessa cosa. Lo disse sebbene non riuscisse a
ricordare l'ultima volta che il padre aveva menzionato Pat.
Avrei dovuto saperlo. E in realt lo sapevo. Ma adesso lui
non c' pi.  troppo tardi. Non riesco a crederci. La voce
di Pat tremava.
Lo so, disse Lizzie. Non riusc a trovare nulla di meglio da
dire. Le sembrava di sentire suo padre dire: "Togliti di mezzo".
Dov'era Sarah? E Claudia? Voleva che qualcuno le venisse
in soccorso.
Era ancora giovane, e adesso se ne  andato. Cos, da un
momento all'altro. Non riesco a crederci. Povere ragazze.
Strinse forte la mano di Lizzie. Mi mancher tantissimo.
Grazie, farfugli Lizzie, devo proprio..., e con la frase
lasciata a met, fugg via.
Se ne rimase appoggiata al muro in fondo alla galleria, pregando
che mancasse poco alle cinque del pomeriggio. La fine
della commemorazione era prevista per quell'ora. C'erano meno
persone da quella parte, nessuno che sembrasse riconoscerla,
e questo le consent di respirare. Faceva fatica a stare tra la
gente. Non voleva rimanere sola. Pos lo sguardo su un'ampia
fotografia raffigurante il busto di un uomo in allungamento.
Eccoti qua, disse Claudia. Ti ho cercata dappertutto.
Trovata, disse Lizzie, mentre si gettava tra le braccia
dell'amica alla disperata ricerca di conforto.
Dopo un attimo Claudia si ritrasse, inclinando la testa da
un lato. Come stai?.
Lizzie si tocc dietro la testa. Sent i capelli crespi, il corpo
sporco, gli occhi che le bruciavano per la mancanza di sonno
e tutti i caff che aveva bevuto. Continuava ad aspettarsi
che Joseph emergesse dalla folla. Sto bene, disse.
Claudia la guard intensamente, senza dire una parola.
Alla fine chiese: Hai mangiato? Devo riconoscere che il cibo 
incredibilmente buono. Tuo padre ne sarebbe orgoglioso.
Tutto merito di Angela. L'amica della sorella di Lizzie
si era messa in contatto con il proprietario della galleria, un
vecchio amico di Joseph; Angela aveva organizzato il rinfresco,
provveduto al bar e anche al noleggio delle sedie. Ho
la sensazione che dovrei fare di pi, confess Lizzie.
Stai scherzando? Proprio oggi?
Lo so, rispose Lizzie. Ma continuava a sentirsi a disagio.
Sar colpa di Angela. Probabilmente sar lei a farti sentire cos.
Non credo. Lei  stata fantastica.
Oh, oh. Prima ho parlato con lei e mi  sembrata suscettibile
come al solito.
Sei terribile, disse Lizzie ridendo. Era cos bello ridere.
 cos. Nasce tutto dal senso di insicurezza. Ha solo paura
che tua sorella la lasci per un medico od un avvocato.
Angela  un dottore, la corresse Lizzie. Un anestesista,
ricordi?
Ah, be', allora un dottore che abbia l'uccello, replic
Claudia imperturbabile. Assapor una fragola. Non mi hai
risposto. Hai mangiato, oggi?
Un po', ment Lizzie.
Forza, disse Claudia. Andiamo a rimediarti del cibo.
Poco dopo Lizzie stava addentando il bagel che Claudia
le aveva portato, mangiando per lo pi per accontentare l'amica.
Non aveva per niente fame. Il bagel era un po' stantio,
ma il salmone all'interno era fantastico, n troppo salato,
n con troppo burro; si chiese da dove provenisse. Poi si
rese conto che suo padre se lo sarebbe chiesto. Rivolse l'attenzione
allo Chardonnay tiepido. La notte prima, nonostante
il sonnifero, si era svegliata tutta sudata verso le quattro
nella stanza degli ospiti della sorella, con il cuore che le batteva
all'impazzata e senza ricordare dove fosse o cosa fosse
successo di cos terribile. Un'ondata di paura l'aveva travolta.
Oh, Dio, suo padre.
Claudia rovist nella borsa. Tir fuori il telefono che vibrava,
alzando gli occhi al cielo. Spero sia importante. Ti avevo
detto che andavo a un funerale, cazzo, imprec. Oh,
okay. "Torno subito", mim con la bocca rivolta a Lizzie.
Lei annu ma ebbe un attimo di panico. Non era in grado di
affrontare un'altra conversazione come quella con Pat. Dov'era
sua sorella? Gett un'occhiata nella stanza. La gente era diminuita.
Non vide Sarah. And al bagno ma trov la porta chiusa.
Mentre Lizzie aspettava appoggiata al muro, guard una
tela appena l accanto. Un quadro di grandi dimensioni raffigurante
una coppia seduta su un divanetto a guardare la TV.
I piedi dell'uomo erano appoggiati su un'ottomana, la donna
era seduta dritta, solo pochi centimetri pi in l, ma era
una distanza percepibile. La luce del sole penetrava dalla finestra.
I loro occhi rimanevano incollati allo schermo luminoso.
Non si curavano dell'enorme oggetto presente nella
stanza: un elefante che si trovava alla loro destra.
L'elefante nella stanza. Lizzie ridacchi. Era divertente, ma
c'era dell'altro. Il quadro in s era ben fatto: la pelle rugosa
dell'elefante, la raffinata eleganza delle zanne ricurve. Proprio
questa sbalorditiva accuratezza dei particolari, il fatto
che il pittore avesse deciso di dedicarvi tanta attenzione, le
fecero venire in mente Ben. Anche a lui sarebbe piaciuto.
Chiss se aveva saputo di suo padre. Voleva che lo sapesse.
Tuttavia non se la sentiva di chiamarlo. Si erano lasciati
da quasi tre anni. A volte si domandava ancora se non avesse
commesso un errore.
La porta del bagno si apr e ne usc una signora anziana
che Lizzi non riconobbe. Not che Lizzie stava guardando
il quadro. Che ne pensa?, domand, con le mani sui fianchi
come un generale.
Mi piace, disse Lizzie. E a lei?
Non proprio, rispose la donna. Era minuta, con un completo
sartoriale scuro e una sciarpa di colore acceso intorno al
collo. Parlava con voce roca e a Lizzie questo fece pensare a
della vernice che si sgretolava. Aveva una leggera inflessione
(inglese, forse?) a cui non riusc ad attribuire una provenienza.
Non le piace?, domand Lizzie. Che cos'era a non piacerle?
Non si sta impegnando abbastanza. Scommetto che sa fare
di meglio. In fin dei conti, che cosa ti resta?.
C'era dell'altro. La battuta era solo l'inizio. Immaginava di
sentir dire a suo padre: "Quello che conta  il giusto tempismo".
Ma Lizzie disse solo: Ho sempre pensato che con il
senso dell'umorismo si pu andare lontano.
La donna la guard; le sue labbra sottili si distesero in un
sorriso. Sono felice di conoscerti, finalmente. Sono Rose
Downes. Allung la mano. Mi spiace tanto per tuo padre.
Santo cielo, era forse qualcuno che doveva conoscere? Lizzie
era un disastro per i nomi. Grazie.  stata gentile a venire
oggi. Esit un momento. Mi scusi, come conosceva mio
padre?.
Rose accarezz la seta intorno al collo e sorrise sommessamente.
Probabilmente mi conosci meglio come colei la cui famiglia aveva posseduto il Fattorino.
Lizzie doveva aver capito male. Il Fattorino?
S.
Il mio Soutine?
Be', disse Rose, tirando in dentro le labbra. Qualcuno
potrebbe obiettare l'affermazione "il mio Soutine". Apparteneva
alla mia famiglia. Comunque s, quel quadro.
E mio padre lo sapeva? domand Lizzie con voce roca.
Certo che lo sapeva, rispose Rose con una vena di esasperazione.
 cos che ci siamo conosciuti.
Mi spiace, disse Lizzie. Non mi ero resa conto.... Non
riusc a finire la frase.
Lizzie aveva visto per la prima volta quel quadro il giorno
in cui era arrivata a Los Angeles, dopo la morte della madre.
Era da quasi un anno che mancava dalla casa di suo padre.
Quando lui aveva aperto la porta d'ingresso, era stata colpita
dalla luce, un'accecante luce californiana. Il soggiorno era
interamente rivestito di vetrate da cui si vedeva il paesaggio
ovunque ci si girasse. Si era diretta verso le vetrate, aveva appiccicato la faccia contro il vetro per guardare gi, nella bocca
della gola inaridita, l'enorme voragine l sotto. Lo sprofondo
verso cui sarebbe potuta cadere la riempiva di un'enorme
e dolorosa pace. Era pi grande del cancro di sua madre,
pi del fatto di attraversare un Paese intero per andare
a vivere con un padre che a malapena conosceva.
Si era voltata, e con le dita ancora premute contro il vetro, lo
aveva visto. Sopra il caminetto era appeso il quadro di un uomo.
Un giovane, con una divisa, una bizzarra divisa rossa con i
bottoni dorati. Il volto e gli arti erano allungati, le orecchie elefantiache.
Il naso era storto, come se qualcuno gli avesse dato
un pugno. Aveva una postura goffa, con la testa troppo grande
rispetto al corpo. Sembrava non sapesse dove mettere le mani.
Ma che colori! Il viso era un incredibile turbinio: quando
si avvicinava alla tela scopriva altre sfumature nella divisa, tocchi di blu e bianco, striature oro, nere e viola, come se, chiunque lo avesse dipinto, non fosse riuscito a contenersi, come se
stesse dando sfogo a tutti i pigmenti di cui disponeva. Era furioso,
orribile, vertiginoso e stupendo, tutto in una volta sola.
Ti piace?, aveva chiesto Joseph. Bello, vero?.
Lei aveva scrollato le spalle. Non  male, aveva risposto,
andandosi a sedere sotto il quadro. Tutto quel rosso!
Si era schiarito la gola. Per essere qualcuno a cui non interessa, gli stai dedicando parecchia attenzione.
Lizzie aveva scrollato di nuovo le spalle ed era rimasta in
silenzio. Si rendeva conto che faceva innervosire suo padre e
quella sensazione le piaceva: aveva notato con sorpresa il sapore
agro del potere, simile a marmo freddo nella sua bocca.
Lo ha dipinto un tizio di nome Soutine. Era un espressionista
francese. Il che vuol dire molte cose, tra cui il fatto che
 costoso, aveva proseguito. L'ho visto la prima volta anni
fa, a New York. Era rimasto zitto per un momento. Con
tua madre. Anche a lei piaceva.
Rose, strizzando gli occhi, stava guardando l'elefante nella
stanza. Credevo che tuo padre te l'avesse detto, ma forse
ho capito male, disse Rose. Lui mi piaceva. Le mie condoglianze
a te ed a tua sorella. Fece un rapido cenno.
La sua famiglia era proprietaria del Soutine, disse Lizzie,
con la mente troppo in subbuglio per formulare una domanda.
S.
Dove? Di dove siete?
Vienna. Mia madre lo acquist a Parigi, negli anni Venti,
e lo port a casa.
Oh, disse Lizzie. Quell'accento adesso aveva una provenienza.
E poi?
Fu rubato. Quando vennero i tedeschi.
Oh, ripet. Fece i calcoli a mente. Cap. Mi spiace.
Rose fece un cenno col capo. So che anche a voi fu rubato.
Incontrai tuo padre, in sguito. Lessi del furto sui giornali.
C'era un trafiletto sul "la Times".
Lizzie avvert un familiare groppo allo stomaco. Ricord di
aver letto quell'articolo mesi dopo, prima di partire per il college.
Stava cercando dei francobolli nel disordine della scrivania
di suo padre quando le capit davanti un ritaglio di giornale
ed il ricordo di quella notte riaffior violento, come se fosse
stata schiaffeggiata. "Perch lo aveva conservato? Perch
era sulla sua scrivania?". Lo accartocci e lo ficc in fondo al
cestino. Ma nel giro di un'ora si intrufol di nuovo nello studio,
lo recuper stirando le pieghe meglio che pot e lo rimise
dove lo aveva trovato, sentendosi colpevole ancora una volta.
Lo lesse mio marito, stava raccontando Rose. Non potevo
crederci, il Fattorino era qui, a Los Angeles! Non lo vedevo
da quando ero andata via da Vienna, da bambina. Mi
misi in contatto con tuo padre. All'inizio ci incontrammo per
parlare del quadro e del furto. Ma poi, con gli anni, continuammo
a vederci. Non spesso, ma magari andavamo insieme
a pranzo od a una mostra. Guidava sempre lui. Io detesto
guidare. Mi fece conoscere posti che non avevo mai visto.
Davvero?, chiese Lizzie, mentre la tensione all'altezza
delle costole si allentava. Riusciva ad immaginarselo, suo padre
con Rose. Dove andavate?
In diversi posti. Il Bradbury Building, per dirne uno.
Oh, adoro quell'edificio. Suo padre ce l'aveva portata dopo
che aveva visto Blade Runner alla lezione di cinema del liceo.
Ricordava l'attimo in cui aveva oltrepassato la facciata discreta
ed era entrata nell'interno inondato di luce, con tutto quel meraviglioso ferro battuto. " persino pi bello dal vivo, vero?",
le aveva detto suo padre, con una tale gioia nella voce che, anche
se non le fosse piaciuto, sarebbe stata d'accordo con lui.
 sopravvalutato, disse Rose con una scrollata di spalle.
C' troppa roba. Sapevi che c' una famosa dichiarazione
dell'architetto secondo cui, mediante la tavola Ouija, avrebbe
ricevuto istruzioni su come realizzarlo? A guardarlo, si direbbe
che sia vero.
Lizzie scoppi in una risata nasale. Non poteva evitarlo.
Quella donna le piaceva.
Ci andammo anni fa, continu Rose, per nulla turbata dalla
sua ilarit. E anche al Grand Central Market, dopo. Questo,
prima che fosse ripulito, diventando un posto alla moda. Provammo
quattro diversi tipi di guaca mole ed erano tutti deliziosi.
Lizzie riusciva ad immaginare perfettamente la scena: suo
padre in testa che passava per le bancarelle piene di peperoncini
secchi, avocado e manghi, accanto al bancone dove veniva servito da mangiare, con la sua luce al neon chepubblicizzava chop suey. Quel pensiero le diede una scossa, rendendola, per un attimo, felice. Come sarei voluta essere l.
Rose accenn un sorriso. S, disse, ed entrambe si fecero
silenziose. Rose guard verso l'estremit della stanza e Lizzie
segu il suo sguardo. La galleria si era svuotata; Lizzie vide
il barista accatastare i bicchieri in una cassa di plastica arancione.
Devo andare, disse Rose. Di nuovo condoglianze.
Fece un cenno col capo, seria.
No, aspetti, non ha incontrato mia sorella....
Un'altra volta.
Solo se dice sul serio. Vorrei parlare un altro po' con lei.
Certo.
Ma Lizzie non pot scrollarsi la sensazione che, se Rose se
ne fosse andata, non l'avrebbe pi rivista. Le sembrava di sentire
Sarah: "Hai incontrato chi? E di che cosa sarebbe stata
proprietaria?". Questo timore le instill un'urgenza ben
precisa. Lei ha detto di essere nata a Vienna, disse Lizzie.
Durante la guerra... dove si trovava?.
Rose si tocc la seta luminosa attorno al collo. Gli occhi
sul suo viso segnato erano come lucide pietre scure. Ero in
Inghilterra, rispose.
Lo disse in modo cos semplice, come se fosse un dato di fatto,
tanto che Lizzie decise di aggiungere: Quindi riusc a fuggire.
Solo io e mio fratello ci riuscimmo, disse Rose. I miei
genitori no.
Oh, disse Lizzie. Ci che stava dicendo Rose era terribile.
Non aveva bisogno di dire altro. Mi dispiace.
 successo, disse Rose con fermezza, come se Lizzie volesse
convincerla del contrario.
...
Capitolo 2.

Vienna, 1938-1939.

Erano quasi pronti. Bette aveva riempito per met il secchio
di legno con l'acqua e lo aveva messo accanto alla
cucina ricoperta di maioliche. Un mestolo di ghisa era appoggiato
contro il secchio, mentre una serie di palline di stagno
era adagiata su uno strofinaccio candido, come in attesa
dell'alchimia che sarebbe avvenuta di l a poco. Rose le
aveva acquistate qualche giorno prima con i suoi soldi, attinti
al premio di due scellini che Oma le aveva dato per il suo
undicesimo compleanno il mese prima, rinunciando all'opportunit
di andare a vedere Turbine bianco al cinema ufa.
Quando fece scivolare le monete sul bancone, il negoziante
dal viso rugoso le aveva fatto un sorriso sbilenco. Buon
anno a te, signorina. Rose si era messa in tasca le palline di
stagno con un sorriso, sentendosi frastornata e intimidita da
ci che possedeva.
Tast una pallina e la fece rotolare nel palmo della mano.
Era leggera, certo, ma al tempo stesso solida, forte. Le piaceva
la sensazione del metallo freddo sulla pelle. Sei sicura
che si scioglier?, chiese.
Certo che sono sicura. Lo faccio da tantissimo tempo,
disse Bette, mentre colpiva l'impasto con la mano. Quando
scaldi il metallo, questo  quello che succede.
Bette veniva dalla campagna, a quasi mezza giornata di treno
da Vienna; un villaggio dove i polli vagavano per le strade
sterrate, l'acqua veniva presa dal pozzo e il cinema era un'idea
indefinita. Rose si considerava una persona piena di immaginazione,
ma quando si figurava a vivere in un posto simile,
la pellicola nella sua testa si fermava, srotolandosi fuori
dalla bobina.
Rose si fece pi vicina. Quando possiamo cominciare?.
Tutta quella lana che la madre le faceva indossare le dava il
prurito e i piedi le sudavano dentro i pesanti stivali neri.
Devo prima finire il mio lavoro.
"E i miei genitori devono partire", pens Rose, ma sapeva
che Bette si sarebbe arrabbiata se lo avesse detto. Dopo aver
comprato le palline di stagno, Rose le aveva infilate nel suo zaino
di tela, senza mai parlare dell'acquisto con sua madre. Le
sembrava di sentirla, Mutti: "Sciogliere i metalli per leggere il
futuro  una credenza da vecchie comari". Ecco cosa insegnano
in campagna. Ma come faceva Rose a sapere che non era
vero finch non provava? Tutti si erano organizzati per l'ultimo
dell'anno: Gerhard era andato a casa del suo amico Oskar
per il fine settimana, i genitori andavano a una festa da Tante
Greta; perch non avrebbe dovuto divertirsi anche lei?
Rose guardava le sottili dita di Bette ricavare delle strisce
con i bordi dell'impasto, mentre l'odore del lievito le solleticava
le narici. Heinrich dice che troppo pane fa male al fisico,
dichiar.
Davvero?.
Rose annu. Dice che in futuro  probabile che mangeremo
delle pillole al posto del cibo. Tuff le dita nell'acqua
del secchio e poi le agit in giro. Aveva appena riferito
per intero una delle conversazioni avute con Heinrich. Ne
avevano avute due in tutto. Lo aveva conosciuto l'anno prima
al campo estivo che aveva fatto ai piedi delle Alpi. Era
un rosso smilzo di un anno pi grande di lei che passava la
maggior parte del tempo a cercare un po' d'ombra per leggere
Jules Verne. Quando l'aveva visto camminare reggendo
il suo libro come un'armatura addosso al petto concavo,
avvert qualcosa agitarsi nello stomaco, una sensazione che
non aveva mai provato prima.
Solo le persone che hanno troppo cibo se ne lamentano,
disse Bette, quando: driin! Suon il campanello. Rose sobbalz.
Andiamo a vedere che vuole la signora, disse Bette,
pulendosi le mani sporche di farina con il grembiule e dirigendosi
verso la porta. Rose la segu. Tu no. Bette fece
uno di quei sorrisini saccenti che Rose detestava. Ha chiesto
di me, non di te. Torno subito.
Dopo che Bette se ne fu andata, Rose prov a passare il tempo
lanciando le palline di stagno nel secchio. Ma non riusciva
mai a fare centro. Alla fine decise di andare nella stanza dei suoi
genitori a vedere per quale motivo fosse stata chiamata Bette.
Attravers il lungo corridoio - che ancora conservava l'odore
della nuova tinteggiatura - oltrepass la dispensa e la
lavanderia, poi volt verso il secondo corridoio che portava
al salotto e allo studio di suo padre, protetto dalle due
spade che suo nonno aveva acquistato a Costantinopoli.
Nel loro vecchio appartamento le spade erano appese in
salotto, ma la madre aveva dichiarato che nella nuova casa
era necessario un nuovo inizio. Nulla era nel suo posto
originario. La sola eccezione, pens Rose, mentre passava
in mezzo ai divani per bussare alla porta della camera, era
stata per il Fattorino. Era rimasto in camera da letto, nonostante
le obiezioni di suo padre (Dovrei essere l'unico uomo
qui, diceva).
Entra, fece Mutti. Per Rose era come passare dall'oscurit
di un cinema al sole luminoso del pomeriggio. Avvert il
profumo dei gigli e il fruscio della seta prima ancora di percepire
del tutto lo splendore della madre.
Charlotte si stava dando un ultimo tocco di cipria al naso.
Una ciocca morbida di capelli le cadde sotto il sopracciglio
sinistro dando a Rose l'inquietante sensazione che Mutti stesse
facendo l'occhiolino. Indossava un abito lungo di seta blu
che rendeva la sua pelle ancora pi chiara e i suoi capelli ancora
pi scuri. La sua bellezza faceva sentire Rose stordita,
invidiosa, malinconica e orgogliosa, tutto in una volta sola.
Dov' Bette?.
Mutti schiocc la lingua con disapprovazione. Ma insomma.
Ti sembra questo il modo di entrare?
Non lo so, disse Rose, guardando in basso. Sentiva i piedi
sudare sempre di pi, sepolti in quegli stivali.
Una risposta onesta, disse Papi. Wolfe era basso ma agile,
sempre in movimento. Dobbiamo andare.
Mutti scosse la testa, non si capiva se a Rose o a Papi. Bette
sta sistemando la chiusura del mantello. Ci vorr solo un
momento.
Suo padre si accigli. Faremo tardi. Dobbiamo essere da
Greta fra meno di un'ora.
Ci vuole meno di mezz'ora per arrivare. Non stiamo pi
nel diciannovesimo distretto.
Distolse lo sguardo da lei e diede un'ultima, decisiva stretta
alla cravatta. Decisamente no.
Sua madre aveva insistito moltissimo affinch si trasferissero
in quell'appartamento, Rose lo sapeva bene, soprattutto in
quel particolare quartiere. Ora erano vicini alla zona dell'ambasciata, si poteva andare a piedi alla Ringstrasse e all'Opera, il sogno di sua madre. Nessun altro aveva visto la necessit di trasferirsi. Che importanza aveva se alcune stanze della vecchia casa erano eternamente calde ed altre eternamente
fredde? A chi importava se quel tratto di Liechtensteinstrasse
era pieno di negozi di pellame e macchinari? L'uomo
del negozio all'angolo regalava sempre a Rose delle caramelle
alla menta quando passava, e poi adorava giocare nel giardino
recintato dell'ospedale a due isolati di distanza. Ma sua
madre fu insistente; lo era sempre.
Se facciamo tardi finiremo col perderci il discorso di Karl,
disse Wolfe. Secondo lui Schuschnigg sarebbe gi alle porte,
in attesa di spalancarle per Hitler.
Niente politica, disse Charlotte. Non stasera.
Rose aveva studiato la Grande Guerra a scuola. Sapeva che
Papi era stato un soldato nell'Italia del Nord, ma a lui non
piaceva parlarne. Una volta lo sent dire a Gerhard: Ho combattuto
una guerra cos che tu non debba farlo.
Bette entr, tenendo tra le braccia tese il mantello di lana
di Mutti. Signora, disse, e lo offr a Charlotte.
Perfetto, rispose Mutti. Grazie. Bette fece un piccolo
inchino con un cenno della testa e and via. Meno male
che me ne sono accorta prima di uscire, disse sua madre.
S, te lo immagini? Qualcuno avrebbe potuto dire "La
chiusura del suo mantello  lenta. Che orrore!". Suo padre
spalanc gli occhi rivolto a Rose che sorrise.
Charlotte fece un'espressione imbronciata. Bisogna sempre
essere in ordine, non credi?. Tocc il capo di Rose. Sei
una brava bambina.
Grazie, Mutti, disse Rose. Buona notte.
Ci vediamo l'anno prossimo, disse Papi, accarezzandole
anche lui il capo, poi uscirono.
Era una brava bambina, pens Rose, mentre faceva scorrere
la mano sopra le maniglie di ottone lucido del guardaroba
intarsiato di sua madre. Si sedette sulla sua poltrona, si
tir via gli stivali e tutta quella lana, liberando i piedi sudati
e deliziandosi per l'aria che le passava tra le dita. Poi and
verso l'armadio della madre, facendo scorrere la mano tra i
suoi vestiti: seta, lana pettinata, cotone leggerissimo.
Si sofferm su un vestito di lino blu pavone in stile impero
con un bellissimo cordoncino. Mutti lo aveva indossato
l'estate prima a Bad Ischl, quando avevano mangiato il gelato
rosa al caff. Rose ricord che, dopo il gelato, avevano
incontrato per caso vicino al fiume Herr Schulman, il maestro
di piano di sua madre. Quando il cappello di Charlotte
era volato via, Herr Schulman lo aveva rincorso, recuperandolo
con velocit, barcollando, per poi restituirglielo con un
enorme sorriso stampato sul volto, come se avesse vinto un
magnifico premio. A quel punto Rose si tolse il suo vestito e
si infil quello della madre. Era enorme - la scollatura quadrata
le scivolava sulle spalle - tuttavia provava una sensazione
splendida, come di sorseggiare da un grosso bicchiere
di limonata all'ombra, d'estate.
Rose si avvolse intorno al collo un lungo filo di perle di sua
madre e si incipri la faccia. Si mise il foulard che le piaceva
di pi, di seta blu e viola con un motivo di uccelli arrampicati
sugli alberi, altri con le ali aperte in volo. Quel tessuto
era piacevole ed elegante da sentire intorno al collo. Rose si
controll allo specchio e si mise a parlare: Ma grazie, Heinrich,
accetto volentieri un ballo. Fece un inchino e stese le
mani. Si immagin Ginger Rogers e Fred Astaire. Volteggi
intorno una volta. E poi un'altra ancora.
Quando si arrest, era di fronte al Fattorino. Il ragazzo del
quadro la osservava. Quante volte aveva guardato quell'immagine?
Sapeva che Mutti lo aveva acquistato d'impulso in
una galleria parigina per un prezzo molto pi alto del suo
valore; cos affermava Papi. Era stato dipinto da un uomo di
nome Soutine, un ebreo, amava dire sua madre, proprio come
loro. (Un Ostenjude, per, aggiungeva spesso suo padre,
non come noi; un immigrato dell'est). Rose non aveva cambiato
idea. Pensava ancora che il quadro fosse brutto, ma non
riusciva a fare a meno di guardarlo.
Il ragazzo del ritratto se ne stava goffo nella sua divisa rossa,
i luccicanti bottoni dorati, un cappellino triangolare dello
stesso colore in bilico sopra la testa. Aveva le mani poggiate
sui fianchi, le gambe cos divaricate che sembrava sul
punto di rovesciarsi. La sua faccia pallida era impassibile, le
sopracciglia scure inarcuate. Mostrava un certo risentimento
nello sguardo, come se non si fidasse del pittore, dello
sforzo complessivo. Il colore era cos densamente ammassato
che Rose aveva la sensazione che fosse stato creato durante
un litigio; le sembrava di udire le urla e di vedere il lancio
del colore sulla tela.
Ma adesso nulla di tutto questo aveva importanza. Aveva s
un aspetto goffo e sgradevole, ma era un ragazzo di solo qualche
anno pi grande di lei, un ragazzo che pi di ogni altra
cosa desiderava fuggire: dalla sua divisa, dalla sua vita, dalla
sua pelle. Non voleva essere sgradevole, Rose ne era convinta.
Avrebbe tanto voluto aiutarlo.
Mi dispiace, disse. Non intendevo essere sgarbata.
Fece un inchino e disse: S, gradirei fare un altro ballo.
La voce stridula di Bette la riport alla realt. Rose,
dove sei?
Arrivo, url Rose mentre si sfilava il vestito e abbandonava
il Fattorino dietro di s.
Bette non voleva lasciarle tenere il secchio da colata. Sei
sotto la mia responsabilit, disse, buttandosi dietro la treccia
sottile. Non sia mai che ti debba bruciare. Ma diede comunque
a Rose una pallina. Adesso agitala bene tra le mani.
La mia Oma dice che questo gli trasmette la tua forza, la
tua impronta.
Rose strinse il pugno e lo agit. Poi mise la pallina nel secchio
di ghisa. Bette lo posizion sopra uno dei fuochi della
cucina. Lo reggeva con mano ferma sopra le fiamme. Di
tanto in tanto inclinava il secchio da un lato e dall'altro in un
movimento aggraziato. Presto la pallina di piombo inizi a
sussultare sotto il calore, non pi una pallina, bens una creatura
argentea simile a un'ameba che strisciando si spargeva
sui bordi del cucchiaio.
Rose, scrutando da vicino, pens al grasso bruco che lei e
Gerhard avevano visto lungo le rive melmose del Danubio.
 pronto?
Quasi mormor Bette.
Rose sent il calore. La pallina aveva completamente perso
il suo colore. Lampeggiava iridescente, come qualcosa di ultraterreno, un'invenzione degna di Jules Verne.
Ok, disse Bette. Adesso. Rose non capiva come ci riuscisse,
ma Bette manteneva il secchio di colata stabile e nello stesso
tempo guidava le mani di Rose con le sue. La fai scivolare
nell'acqua, disse Bette. La mia Oma dice che porta bene.
Anche se aveva lo stomaco in subbuglio, Rose obbed. Cominci
a provare una sorta di sonnolenza che dopo un po'
riconobbe essere una sensazione di calma. Bette le trasfer il
secchio, ma continu a mantenere le mani su quelle di Rose,
e fu proprio quel tepore, quel sostegno e contatto che Rose
avrebbe ricordato per anni, quando ormai Vienna le sarebbe
apparsa come un sogno.
Adesso!, ordin Bette, e Rose liber la gorgogliante massa
metallica. Appena il metallo bollente colp l'acqua si sent
un rumore brioso e tintinnante. Sebbene gli spruzzi fossero
minimi, Rose si inclin all'indietro. Si asciug il sudore
dalla fronte e scrut dall'alto il recipiente. Il metallo si era
immediatamente solidificato. Non riusciva a capirne la foggia.
Aveva quasi paura di guardare. Nelle ultime settimane
era stata ad ascoltare con attenzione Bette mentre descriveva
le possibili forme ed il loro significato: se avessero visto una
nave voleva dire che avrebbero viaggiato l'anno successivo?
(Rose sperava davvero tanto che fosse cos). Una palla poteva
significare che la fortuna sarebbe rotolata dalla tua parte.
Se il metallo assomigliava a un'ncora, voleva dire che si doveva
aiutare qualcuno che ne aveva bisogno; e una croce...
Be', speriamo di non vederne una, aveva detto Bette,
facendo il segno della croce.
Ma tutto ci che Rose riusc a decifrare fu una superficie
gorgogliante: Sono soldi! Sono sicuramente soldi, disse Bette
con genuina eccitazione, ma Rose stava guardando ben oltre;
pi soldi voleva dire andare pi al cinema, fare pi viaggi,
giusto? Oh, ma c' qualcos'altro, un pezzettino di qualcosa,
una sottile striscia di metallo, non pi grande di un pollice.
Lo vedi? Cos' quel pezzettino l?, fece segno Rose.
Ma Bette aveva gi rimestato e tirato fuori il cucchiaio. L'ho
visto, ma quello non conta; proviamo di nuovo.
A febbraio la madre di Bette si ammal e lei and a casa per
prendersi cura dei fratelli e delle sorelle pi piccoli. A marzo
il cancelliere Schuschnigg fin con l'aprire le porte a Hitler.
Ora, al posto degli scellini e dei Groschen, c'erano i marchi e
gli Pfennig. Per le strade i soldati tedeschi si facevano il saluto
tra loro. Parlavano con uno strano accento, che Papi imitava
divertito a casa; ma quando era fuori diventava silenzioso.
A Vienna la primavera del 1938 fu insolitamente mite.
I gigli fiorirono in anticipo, i castagni facevano bella mostra
dei loro sgargianti fiori rosa e sulle panchine del parco
spuntarono delle insegne nuove: agli ebrei non  consentito
sedersi.
A scuola Rose ed i suoi compagni ebrei furono spostati in
fondo all'aula; loro sei occupavano l'ultima fila, separati dagli
studenti cristiani da due file vuote. Gli studenti ebrei adesso
erano un mondo a s. Rose detestava stare seduta in ultima
fila. Odiava la classe. E come se non bastasse, Gerhard
non doveva pi andare a scuola. Le nuove restrizioni impedivano
ai ragazzi ebrei dai quindici anni in su di frequentare
la scuola. Era cos ingiusto, pens Rose; perch non poteva
starsene a casa come suo fratello?
A giugno non fu pi permesso a Bette di lavorare per loro.
L'attivit di importazioni di Wolfe, che il nonno di Rose aveva
fondato decenni prima, quando era un giovanotto e viveva
a Costantinopoli, era stata requisita. Spesso Papi scompariva
per ore nel suo studio, barricato a leggere le grandi pagine
della Neue Freie Presse. Ma ci che pi affliggeva Rose,
quasi quanto la partenza di Bette, era questo: non le era
pi consentito di andare al cinema.
Non posso andare in nessun cinema?, domand. Per un
attimo immagin una linea di demarcazione: Biancaneve s;
tutto ci con Deanna Durbin, no.
Fa parte delle restrizioni, le spieg Papi. Questo sono
le leggi.
Erano seduti attorno alla tavola di scuro legno di quercia,
dopo cena, a bere caff ed a mangiare piccoli pasticcini alla
crema portati da Tante Greta. Mutti teneva il campanello accanto
a s, come se una domestica senza nome potesse miracolosamente
apparire a una sua chiamata.
Stavano parlando di visti per l'espatrio. Ne parlavano continuamente, pens Rose, stanca. Non sarebbero andati da
nessuna parte. Tante Greta era venuta a far loro visita mentre
Onkel George era andato all'ambasciata americana.
Tutti dicevano che non erano disponibili visti per l'America fino
al 1950, tuttavia andavano comunque a scrivere i loro nomi
nell'elenco.
Ilse ci pu ancora andare al cinema?, domand Rose.
Certo. Lei non  ebrea, disse Gerhard, agitando il cucchiaio
davanti alla sorella. Che stupida che sei.
Rose aspett che il padre rimproverasse suo fratello, ma
Wolfe alz semplicemente gli occhi al cielo. Lei segu il suo
sguardo verso il soffitto di stucco.
 una bambina, disse Charlotte al marito, in modo che
tutti potessero sentire. Pensi che si curerebbero di una
bambina?.
I suoi occhi scuri divennero delle fessure. Vuoi davvero
scoprirlo?, sbott lui.
Mutti fece cenno di no con la testa, distogliendo lo sguardo.
Rose lanci un'occhiata al fratello, ma Gerhard si chin
sul piatto per mangiare in maniera insolitamente rapida.
Papi li guard tutti, in quel silenzio assordante. Quando riprese
a parlare, la sua voce era diventata pi debole. Chiedo
scusa, disse. La sua voce strozzata era molto peggio del suo
urlo. Tir indietro la sedia e usc rapidamente dalla stanza.
Per un momento si ud solo uno stridore: il rumore del
cucchiaio di Gerhard contro la porcellana, mentre impiegava
la massima cura nel raccogliere fino all'ultimo bocconcino
di panna montata. Poi fu la volta di Tante Greta: Ah,
Charlotte, Rose dovrebbe anche eliminare la sua collezione
di biglietti del cinema; non  igienico avere quella roba in giro
dappertutto.
Rose fiss il piatto, verde di rabbia. Odiava ogni singolo
membro della sua famiglia, ma sua zia Greta pi di tutti; con
tutte le sue forze.
Una settimana dopo Rose, Mutti e Gerhard lasciarono
Vienna per passare i mesi estivi con i genitori di Charlotte
nella campagna di Parndoff e per un po' tutto sembr normale,
persino piacevole. Ogni mattina Rose aiutava il nonno
ad aprire la finestra del suo appartamento e a calare un laccio
gi in strada. Nel giro di pochi minuti un ragazzo gridava
Vai! e il nonno, con il suo aiuto, tirava su il laccio con
il quotidiano attaccato.
Rose pass molti pomeriggi a nuotare nel Danubio con
Gerhard, che si divertiva ad ignorarla ma non diceva mai no
quando lo seguiva. Rose si sdraiava sulle rive melmose, affondando
le dita dei piedi nel fango caldo e vischioso, con
i raggi del sole sulle braccia nude a ricordarle che no, non
si era addormentata. Si chiedeva se Heinrich fosse tornato
al campo estivo. Rimase ad ascoltare il ronzio degli insetti,
provando a decifrare le forme delle nuvole grigiastre che si
muovevano rapide. Decise che, dopo tutto, la campagna era
meglio della citt.
Un pomeriggio lei e Mutti si recarono dal droghiere. Appena
entrate, Charlotte riconobbe una donna robusta e dai
capelli rossi che stava tirando fuori un pezzo di formaggio
dal barile di legno nella vetrina. Gertrude?, disse. Gertrude
Bieler?.
La donna alz lo sguardo.
Sono Charlotte Zimmer. Che piacere vederti!.
Con incredibile disinvoltura la cicciona sput contro Mutti
un grosso grumo di saliva. Rose lo vide trasformarsi in una
macchia scura sulla graziosa blusa di cotone della madre.
Ma cosa volete voialtri?, sibil Frau Bieler. Perch siete
ancora qui?.
Charlotte non si mosse, con il sorriso pietrificato sul volto.
Sorrideva senza dire una parola.
Juden. Frau Bieler sput di nuovo, questa volta mirando
ai piedi.
Fu Rose a tirare la madre per la mano; fu lei a tornare per
prima alla realt. Mutti, Mutti, si sent uscire dalla bocca.
Autunno, di ritorno a Vienna. Le giornate si erano accorciate,
il cielo era bianco come la carta. Rose frequentava una
scuola per soli ebrei, gi nel diciannovesimo distretto. Impiegava
pi di un'ora di tram per arrivarci. Si discusse sulla
possibilit di farla restare a casa. Ma nel frattempo continu
ad andarci. Tutto sembrava finire nella categoria del
"nel frattempo".
Tutti i giorni un'ambasciata diversa. Cos i suoi genitori passavano le giornate, attendendo ogni volta per ore ai consolati
- Canada, Argentina, Paraguay, Uruguay, Irlanda, Cuba,
Cina, non importava dove - file che si allungavano oltre gli
angoli delle strade, su e gi lungo i marciapiedi. A casa fece
la sua comparsa una nuova lingua: parole come "affidavit",
"certificato di battesimo", "visto d'uscita e d'entrata" dominavano
la conversazione. Tra gli adulti era tutto un: "Prova
all'ambasciata boliviana nel tardo pomeriggio; evita l'impiegato
con la faccia raggrinzita".
Possibile che non si potesse parlare d'altro? Rose non voleva
ascoltare quelle voci stanche, l'agitazione con cui parlavano.
Le mancava Bette.
Non c'era neanche Gerhard a distrarla. Suo fratello era capace
di sparire per ore, talvolta dicendo che si vedeva con
Oskar, altre sgattaiolando via senza avvertire. Tutti sapevano
che andava a trovare lise. Perlomeno lui non sembra ebreo,
sent dire Rose alla madre mentre parlava al marito. Era vero;
Gerhard era biondo e slanciato e, a sedici anni, era almeno
cinque centimetri pi alto del padre, raggiungendo il metro
e ottanta. Rose sapeva che l'aspetto di Gerhard tranquillizzava
non poco i suoi genitori mentre era per le strade da
solo. Cercava di non pensare alla propria carnagione scura.
Agli inizi di novembre un ebreo uccise un nazista a Parigi.
Rose lasci la scuola in anticipo e le fu detto di precipitarsi
a casa evitando le strade principali e i tram. Giunta a casa, si
radunarono attorno alla radio con l'orecchio incollato alle trasmissioni.
I suoi genitori non la lasciarono uscire per giorni.
Si sentivano cos tante storie in giro: il vecchio insegnante
di piano di sua madre, Herr Schulman, era stato arrestato e
portato a Dachau. Ai Begeleisen era stato requisito l'appartamento,
dove i soldati erano piombati alle prime luci dell'alba,
ed erano stati costretti a trasferirsi in un alloggio insieme
ad altre tre famiglie. A Rose non era mai piaciuto Peter Begeleisen,
il quale le aveva detto che alle streghe di notte piace
strappare via i denti dalla bocca delle bambine, tuttavia le
dispiacque molto per loro. I Volkman erano riusciti a fuggire
la settimana prima, grazie all'arrivo dei loro visti per l'Irlanda.
Il marito era riuscito a ottenere un lavoro come macchinista
in una fabbrica d'abbigliamento alle porte di Belfast.
Dei loro amici, i Klaar, avevano messo un annuncio sul
Jewish Chronicle per cercare lavoro a Londra, cos i genitori
di Rose decisero di fare altrettanto. Ebbero parecchie difficolt
con la lingua dell'annuncio. Le difficolt erano sempre
tante in quel periodo.
Wolfe scrisse: Persone di animo nobile sarebbero disposte
ad aiutare una coppia viennese in grado di svolgere qualsiasi
tipo di lavoro domestico, con conoscenza di inglese, francese
ed italiano? Ottime referenze su richiesta.
A nessuno importa quante lingue parliamo, disse Charlotte
a Wolfe. Lui se ne stava seduto sulla poltrona di velluto
vicino alla finestra, cercando di tenere in equilibrio sulle ginocchia la tavoletta per scrivere, sotto la luce incerta del tardo
pomeriggio. Ora non andava pi nello studio.
Cosa proponi?.
Charlotte gli prese il foglio dalle mani. Wolfe giocherellava
con un filo color avorio che penzolava dal copricuscino
persiano della poltrona. Il suo viso ampio appariva sfatto,
col doppio mento.
Lei scrisse: Coppia di coniugi, cuoca e tuttofare, ebrei,
cerca occupazione in famiglia.
Lo sanno tutti che siamo ebrei, disse lui acido. Perch
mai cercheremmo lavoro, altrimenti?
Quindi perch nasconderlo?. Sua madre pronunci quelle
parole con tale veemenza che Rose quasi temette un accesso
di rabbia.
Un giorno di gennaio Rose and da sua madre in cucina.
Charlotte indossava il vecchio grembiule di Bette, troppo
lungo per lei. Un insieme di pentole, recipienti e cumuli
di farina bianca riempivano la tavola. Cosa stai facendo?,
chiese Rose.
Cosa ti sembra? Sto preparando un impasto. Con il dorso
della mano Charlotte spost un ciuffo di capelli ribelli dal
suo viso luminoso. Per un dolce ai semi di papavero.
Sai fare i dolci?. Rose trov la cosa pi sorprendente che
se la madre avesse indossato un paio di pattini per il ghiaccio
od iniziato a cantare una canzone.
Certo, rispose Charlotte. So fare molte pi cose di quanto
tu pensi.
Il mattino dopo Mutti indoss il suo completo migliore,
una gonna a tubo in pied-de-poule con una giacca svasata che
Rose adorava, insieme a una camicia color crema con il collo
a smerlo. Assomigliava a Greta Garbo. Borbott qualcosa
riguardo a una visita a Tante Greta e spar dietro la porta,
con il dolce ai semi di papavero ben saldo tra le mani. Rose
la guard affrettarsi lungo la strada; le dita ricurve e spoglie
del castagno tagliavano un cielo simile a stucco.
Una settimana dopo Rose scopr dove era realmente stata.
Alla Kultusgemeinde, l'associazione ebraica della citt. Onkel
George aveva un cugino la cui fidanzata, di nome Edith, lavorava
l. E grazie a questo contatto, disse Mutti radiosa, piegandosi
per guardare la figlia negli occhi, andrai in Inghilterra!
Erano in salotto e suo padre, seduto sulla sua poltrona, non
disse una parola.
Che cosa?, chiese Rose, senza comprendere.
Andrai in Inghilterra, dove abita la regina con le sue due
principessine, le disse Charlotte. Ricordi quando Mutti ti
ha mostrato le foto di quelle bambine con i bei vestiti che vivono
in un castello?.
Rose era attonita. La madre le parlava come se fosse una
bambina di sei anni, non una ragazzina di undici. Non aveva
senso. L'Inghilterra? Come poteva andare in Inghilterra?
Ma ci che disse fu: Vieni anche tu?.
La madre scosse la testa in silenzio.
Vado da sola?
No, no, non da sola, si affrett a precisare Mutti. Certo
che no! Viene anche Gerhard. Insieme ad altre centinaia di
bambini. Sar una grande avventura. Appiatt con la mano
l'orlo della camicia di Rose, sistemandole il collo alla marinara.
Dove andr ad abitare?.
Gli occhi di Mutti brillavano come cristallo e le sue guance
erano di fuoco. Tu, disse, andrai a vivere con una famiglia
inglese. Una bella e generosa famiglia inglese, sottoline.
Chi sono?, domand Rose, mentre sentiva dentro di s
una crescente sensazione di nausea. Non aveva mai voluto
crederci, ma adesso si rese conto che si stava per avverare
ci che pi temeva.
Sono brave persone, disse Mutti alla fine. Sono persone
molto brave. Ne sono certa, perch hanno acconsentito a
prendersi cura di te.
No, disse Rose. Io non ci vado.
Sua madre doveva aver risposto, lei lo sapeva, ma il fragore
della paura la travolse, schiacciandola come un treno lanciato
su di lei a tutta velocit. Mutti dovette aver fatto del
suo meglio per consolarla, ma per quanto ci avesse provato,
Rose non riusc mai pi a ricordare ci che le aveva detto.
...
Capitolo 3.

New York e Los Angeles, 2006.

Le sue giornate erano lunghe e deprimenti. Le notti erano
persino peggio. Dopo essere tornata a casa, a New
York, Lizzie prese una settimana di congedo dal suo nuovo
lavoro (lo considerava ancora tale, anche se stava l da quasi
un anno). Il socio pi anziano non la incoraggi, ma nemmeno
si oppose. Quei primi giorni furono un disastro. Cercava
un motivo per litigare: con la gentile signora croata della
lavanderia, perch il suo cardigan non era ancora pronto;
con il tassista, perch aveva deciso di prendere la Broadway
verso il centro all'ora di punta. I piccoli gesti di gentilezza
potevano gettarla nello sconforto. Il suo fidanzato dei
tempi del college le aveva inviato una breve e-mail per dirle
quanto fosse dispiaciuto e lei era scoppiata a piangere sopra
il suo computer portatile. Una sera, dopo essere tornata dalla
bodega con della birra, il portiere notturno le aveva detto:
Brava persona, suo padre. Ricordo quando l'aiut per il
trasloco. Ed era vero, ramment con un lieve sorriso, Joseph
era stato l, a dirigere gli operai dicendole: Potevi andare
ad abitare in un posto con l'ascensore; perch non ti piaceva
quell'appartamento sulla Novantaseiesima?. Il portiere
disse: Mi spiace. Mia madre  morta cinque anni fa e ancora
faccio fatica a crederci.
Lo ringrazi in lacrime e si precipit su per le scale. Anche
lei faceva fatica a crederci. Nulla aveva pi senso. Non lo aveva
starsene sdraiati sul divano a guardare vecchie puntate di Freak
and Geeks, n andare a pranzo con un amico della facolt
di legge, parlare al telefono con Sarah o Claudia, faticare sul
tapis roulant o bere litri di caff. L'aria tagliente contro il viso;
questa era l'unica cosa che si avvicinava alla realt. Una sera
se ne rimase sul divano con addosso un maglioncino leggero
con lo scollo a V di suo padre, dei leggings e un paio delle
sue calze di lana, a mangiare cibo tailandese preso al Saigon
Grill guardando La fiamma del peccato. Amava quel film che
aveva visto milioni di volte: le piaceva Barbara Stanwyck,
fredda e calcolatrice ma anche passionale, e le piaceva pure
il povero e sfortunato Fred MacMurray, che non riusciva a
tener testa alla Stanwyck. Lizzie apprezzava i dialoghi serrati
e la rappresentazione di una Los Angeles ambigua, dove nulla
era come sembrava. Ma quella sera, guardando MacMurray
che guidava spericolato per le strade di Los Angeles, fino alla
casa della Stanwick sulle colline di Hollywood - non la stessa
collina dove era cresciuta lei, ma neanche troppo diversa,
con quelle palme filiformi che, in bianco e nero, sembravano
ancora pi strane e surreali - si incup nel vedere quella citt
che conosceva cosi bene e che per lei non sarebbe stata pi
la stessa. Los Angeles era dolorosamente lontana.
Chiss se suo padre aveva mai visto questo film. Spense la
TV. Chiam Sarah ma part la segreteria, quindi riattacc prima
di lasciare un messaggio.
Lizzie afferr cappotto, cappello e sciarpa dall'attaccapanni,
poi infil chiavi, telefono e qualche banconota nelle tasche.
Fuori faceva freddo. I lampioni emanavano coni di luce
giallognola. La luna non si vedeva da nessuna parte. Inizi
a camminare lungo la Broadway, con le mani prive di guanti
strette dentro le tasche del cappotto e la testa china. Lungo
la strada pass accanto a un paio di ragazze adolescenti avvolte
in lunghi maglioni spessi e aggir uno stoico dog-sitter
che teneva tra le mani i guinzagli di quattro creature in preda
a sforzi e guaiti. Super chioschi per i giornali e il piccolo
bistrot francese dove suo padre e Sarah l'avevano portata
per festeggiare il termine del primo anno della scuola di
specializzazione in legge e lo Starbucks che prima era stata una
Farmacia dell'amore e prima ancora - aveva visto le foto -
una macelleria. E il negozio di animali che era stato un videonoleggio
dove Claudia aveva flirtato con il commesso adolescente
e lei e Ben avevano discusso su quale film affittare.
Non sapeva dove stesse andando fino a quando non lo vide.
Le sue luci fluorescenti erano poco invitanti, ma Lizzie
entr nel piccolo ristorante cubano.
La cameriera l'accompagn verso un angolino sul retro, ma
Lizzie scosse la testa. Posso sedermi qui?. Si mosse verso
un tavolo vicino alla porta.
La cameriera scroll le spalle. Sentir l'aria tutte le volte
che si apre la porta.
Non importa, disse Lizzie risoluta, e si accomod.
L'ultima volta che si era seduta a quel tavolo era stato con
suo padre. Era accaduto solo pochi mesi prima, un breve
viaggio in ottobre per il matrimonio di qualcuno che Lizzie
conosceva appena, il figlio di un compagno di studi di Joseph.
Gli alberi scheletrici che adesso stava guardando lungo la
Broadway, all'epoca erano splendenti di fiori. Lui aveva
ordinato la bistecca, una lombata troppo cotta carica di aglio
e cipolle, che aveva mangiato con gusto, lamentandosi del
fatto di dover andare a un matrimonio da solo e facendole
domande sulla sua vita sentimentale (Lo usi OkCupid? Io
lo adoro; ho incontrato un sacco di.... Pap, per favore.
Possiamo parlare di qualcos'altro? Ma OkCupid  stato
creato da alcuni studenti di Harvard!). Adesso aveva ordinato
una bistecca, la seconda cena della serata. E quando arriv,
mangi senza sosta. Ripul completamente il piatto pensando
al padre tutto il tempo. Non riusciva a saziarsi.
Mentre stava per pagare, sentendosi instabile per il troppo
cibo, ricord che suo padre le aveva raccontato di un cugino
del nonno che, sceso dalla nave che lo portava dalla Polonia,
pensava di essere a New York e invece si accorse solo
dopo di essere a L'Havana. Dopo che Castro aveva trasferito
i suoi poteri al fratello, Joseph le aveva telefonato.
Dovremmo iniziare a programmare un viaggio a Cuba; tra non
molto Fidel non ci sar pi. Riusciva a sentire il tenore della
sua voce, che risuonava cos chiara e distinta nella sua testa,
e una porticina dentro di s si spalanc. Prov a tirare
su la cerniera della sua giacca con le mani che le tremavano.
Tutto bene?, le chiese la cassiera.
S, dichiar Lizzie mentre apriva la porta. Trov conforto
nel freddo rigido che le colp il viso bollente, pizzicandole
le labbra e la pelle.
Il mattino dopo era in piedi al sorgere del sole e per la prima
volta da una settimana sent la mente reattiva. Alle sette
e trenta era in ufficio. Un'ora dopo Marc, il socio anziano,
entr a grandi passi.
Che ci fai qui?, disse Marc. Sembri.... Tacque. Non
hai un bell'aspetto. Vai a casa.
Per favore, disse. Ho bisogno di stare qui. Ti prego.
La settimana seguente riusc a trovare una possibile strada per
il ricorso Clarke. Marc lo ritenne un approccio valido e persino
Clarke, che voleva conoscere ogni minimo dettaglio durante
le sue telefonate settimanali dalla prigione di Otisville, fece
una risatina e disse: In effetti potrebbe funzionare. Lizzie
avrebbe dovuto esserne felice. Ma la cosa le parve irrilevante.
Ben chiam circa tre settimane dopo la morte di Joseph.
Mi dispiace tanto. L'ho appena saputo. Era cos bello sentire
la sua voce, talmente bello, che Lizzie inizi a parlare; gli
raccont della curva pericolosa a Mulholland e del suv che
Joseph non aveva visto arrivare. (Non  stata colpa sua,
disse Lizzie, non  stata colpa di nessuno). Gli disse del
funerale e di come temesse di non aver reso giustizia a suo
padre con il suo elogio, e poi, aggiunse, c'era una donna che
era venuta al funerale con le infradito. Chi  che viene al cimitero
con le infradito?, disse.
Lui si schiar la gola, senza rispondere.
Comunque, era una domanda retorica, disse, sentendosi
a disagio, e prov a ridere.
Mi spiace cos tanto, disse. Vorrei averlo saputo...
Sono io che avrei dovuto chiamarti e dirtelo.
No, no, figrati.  solo che.... Tacque. Mi piaceva tuo
padre. Era una brava persona.
Anche tu gli piacevi, replic Lizzie, ed era vero. Joseph
era rimasto cos deluso quando si erano lasciati. Si sforz di
tenere a freno le lacrime.
Lei e Ben si erano conosciuti alla scuola di specializzazione
in legge ed erano andati a vivere insieme al termine degli studi;
entrambi erano riusciti a entrare a far parte di prestigiosi
studi legali. Il lavoro era massacrante e totalizzante proprio come
le avevano detto che sarebbe stato, nella sua vita non c'era
altro che lavoro, ma tenne la testa bassa; era brava in quello
che faceva. E poi guadagnava cos tanti soldi; era passata dal
reddito zero a centosettantacinquemila dollari all'anno.
(Rimase imbambolata di fronte a quel primo assegno, incerta sul
numero delle cifre). Durante il secondo anno allo studio legale,
per, qualcosa cambi. La stanchezza degener in qualcosa
di pi cupo, un'ansia che divenne la sua compagna pi imprevedibile.
Il socio pi anziano adesso sbraitava con un nuovo
collaboratore e Lizzie interpret anche quello come un segnale
di fallimento. Forse saresti pi felice in uno studio pi
piccolo, le aveva detto Ben. Lei era rimasta sbalordita. Che
cosa? Intendeva dire che non era in grado di gestire il lavoro?
La loro vita sessuale si spense. Litigavano per le cose pi
stupide. Il modo in cui lui a volte svuotava solo la parte bassa
della lavastoviglie la mandava in bestia. Ma si fidanzarono. Si
avvicinava ai trentaquattro. (Come sua nonna amava ricordarle
Tua madre alla tua et aveva gi due figli. Lizzie considerava
un successo non averle mai risposto: S, ma stava gi per
divorziare). Poi, una torrida notte d'agosto, mentre Ben era
fuori citt per la festa di addio al celibato di un amico, usc dal
retro di un bar per pomiciare con un arrogante stagista dello
studio, in un vicolo dietro Baxter Street che sapeva di aglio
e asfalto caldo. Lasci il suo appartamento senza ascensore
prima dell'alba, con un gran senso di nausea. Ma che cosa
era diventata?
Dopo che Ben se ne fu andato, rimase a camminare in giro
per casa come avvolta da una nebbia, sentendosi stordita, piccola
e piena di vergogna. Come aveva potuto permettere che
succedesse? Non era un tipo emotivo. Non era una che combinava
casini. Finch non si era accorta di essere proprio cos.
Adesso Ben stava parlando di quando suo padre aveva insistito
per portarlo all'Auto Show di Los Angeles, nonostante
lo scarso interesse di Ben per le auto, e la fantastica cena a
cui lo aveva invitato dopo, in un minuscolo sushi bar di solo
otto posti, senza nome, al trentasettesimo piano di un grattacielo
del centro. L Joseph si mise a parlare per ore del talento
di Vin Scully e della sua profonda delusione per il fatto
che Ben non lo conoscesse.
"Ma davvero non lo conosci? Com' possibile?", url Ben,
tentando di imitare Joseph. "Non  solo un telecronista di
baseball.  un narratore straordinario. Un maestro di vita".
Le luci nel suo appartamento erano basse. Ma dov'ero io
durante quella cena?, domand. Ci che in realt intendeva
era: "Ti prego, continua a parlare". Ben conosceva suo padre.
Nessuno lo conosceva come Ben.
Ah, non lo so; a spettegolare con tua sorella e a lanciarmi
occhiatacce.
Lizzie fu colta da una certa malinconia. Stavo davvero
tutto il tempo a lanciarti occhiatacce?, chiese dolcemente.
No, tranquilla. Scusami se l'ho detto, rispose, ma ebbe
qualche esitazione, Lizzie ne era certa; Dio, era stata pessima
con lui.
Mi spiace tanto, disse lei. Per tutto.
Guarda che anch'io ti lanciavo occhiatacce. Di nascosto,
ma lo facevo.
Ho combinato un gran casino, vero?
Oh, Lizzie.
Doveva fermarsi. Non era certa di ci che stava provando.
Ma pi quella sensazione diventava intensa, pi se ne convinceva.
Aveva mandato all'aria l'unica cosa buona della sua
vita. Mi manchi, disse alla fine, sola sul divano che un tempo
divideva con Ben. So che probabilmente non dovrei dirlo,
ma  cos.
Lui non rispose, e la sua assenza di risposta nutr la sua convinzione.
Vieni qui, sussurr.
Lizzie, disse, un'implorazione esclamata con rimpianto.
Mi dispiace, disse lei, rivolta al soffitto. Mi spiace per
cos tante cose.
Va bene. Anch'io devo chiederti scusa.
Tu non hai nulla di cui scusarti.
Non  vero. Fece una risata dal suono strano.
Lasciamo perdere tutti e due le scuse, si sent dire con
improvvisa convinzione.
Va bene, sussurr.
Lei chiuse gli occhi. Vieni qui.
Ben non rispose. L'agitazione di Lizzie era tale da riempire
il silenzio.
Va bene, allora, disse alla fine.
I suoi capelli erano pi spessi di quanto non ricordasse ed indossava
la maglietta arancione che le piaceva tanto; e quella
combinazione di vecchio e nuovo, nudit e conforto le sembr
cos inevitabile e perfetta. Quando lui frug in cerca di
un preservativo, lei disse No, lascia stare. Perch  cos
che lei lo immaginava; desiderava che avvenisse in quel modo.
Ma lui la guard con una luce dura e disperata. No,
disse, e lo indoss.
Dopo, se ne restarono sdraiati, fermi. Lui le accarezzava i
capelli spostandoglieli dal viso con una tenerezza che le fece
male quando disse: Sai, devo dirti una cosa.
Cosa devi dirmi?, chiese scherzosamente, pensando: "
un uomo buono, un uomo gentile".
Lui scosse il capo. Lo sguardo era fisso, oltre il suo viso:
cosa guardava? Lo rassicurava vedere che la persiana era ancora
rotta? Guardava i suoi vestiti sparsi sulla poltrona e pensava
con soddisfazione che in fondo non era cos ordinata come
diceva di essere? O stava pensando alle volte in cui l'aveva tirata
a s su quella poltrona? Erano stati felici insieme, giusto?
Sto con un'altra. Ma tu lo sapevi gi, non  vero?.
Chiuse gli occhi. Persino l'aria sembrava pesante, una
trappola.
Avrei dovuto dirlo, prosegu Ben, ma... ecco... non ci
sono riuscito. Ma tu lo avevi sentito, vero? Lo sapevi.
S, disse. Certo. Lo so. E cos adesso lo sapeva.
Durante una delle tante notti in cui Lizzie non riusciva a
dormire, mentre i camion delle consegne rimbombavano su
e gi per la Broadway e il cielo si apriva alle striature color
cemento dell'alba, guard le figure imbacuccate che si affrettavano
lungo la strada e pens a Rose Downes.
Lizzie ricordava quando, da piccola, faceva al padre un sacco
di domande sul Fattorino: "Era famoso? L'uomo che lo ha
dipinto era famoso? Chi ha scelto la cornice? (Sei una strana
bambina", le diceva Joseph; "Quale bambina si farebbe mai
domande sulle cornici?"). Ma non ricordava di avergli mai
chiesto perch lo avesse comprato. Perch non glielo aveva
chiesto? E non ricordava di aver mai pensato alle altre persone
che potevano averlo posseduto prima.
Decise di scrivere un biglietto a Rose. Trov una cartolina
che aveva comprato da Frick secoli prima, con l'immagine di
un dipinto rinascimentale italiano raffigurante un ragazzo su
uno sfondo verde e sontuoso. Fu piuttosto facile rintracciare
online l'indirizzo dell'abitazione di Rose. Scrisse: "Non 
il nostro Fattorino, ma a me  sempre piaciuto. Spero anche
a lei.  stato un piacere fare la sua conoscenza. Sar a Los
Angeles fra tre settimane; ci vediamo per un caff?". Firm
col suo nome, il suo indirizzo e-mail e tutti e tre i suoi numeri:
cellulare, casa e lavoro.
Tre settimane dopo, un gioved, prese l'ultimo volo da jfk
per lax e pass gran parte del tempo a lavorare, revisionando
una montagna di cause che aveva stampato da Westlaw e
da Lexis. Arriv dopo l'una di notte, percorrendo in taxi ampi
tratti di superstrada per arrivare a casa di Sarah parecchio
dopo che lei e Angela erano rientrate per la sera. Lizzie sentiva
il suo corpo scoordinato, irrequieto per la troppa stanchezza,
completamente fuori controllo. La cosa successiva di
cui ebbe coscienza fu Sarah, in piedi accanto a lei, gi pronta
per uscire. Sono quasi le dieci, disse. Dobbiamo andare.
Lizzie sentiva la sua guancia sinistra come se fosse stata
colpita con una spillatrice. Si era addormentata sopra il suo
computer portatile. Okay, disse, massaggiandosi la guancia
e passandosi le dita tra i capelli annodati. Dammi solo
qualche minuto e sono pronta.
Sarah la studi. Sembri esausta. Sei sicura di stare bene?
Certo!, rispose alzando la voce, cosa che non fece altro
che confermare il dubbio di Sarah.
Max gestiva il suo piccolo studio legale da un appartamento
in stile spagnolo affacciato su una sottile striscia di parco
a Ocean Avenue. Per anni l'amico di suo padre si era dedicato
a cause penali, ma ora la sua attivit era perlopi incentrata
su clienti di vecchia data, per i quali curava controversie
commerciali, occasionali denunce per guida in stato
di ebbrezza e, ancor pi di rado, pianificazioni successorie.
Arrivata nel suo ufficio, Lizzie trangugi la sua seconda tazza
di caff ed un muffin ai mirtilli, mentre Max le illustrava le
varie fasi con tediosa meticolosit: depositare il testamento
presso il tribunale competente, fare l'inventario dei beni patrimoniali,
liquidare debiti e tasse patrimoniali; s, s, Lizzie
lo sapeva benissimo.
Tutto bene?, domand Max, come se avesse avvertito la
sua impazienza.
Lei si sent in imbarazzo. S, rispose, certo.
Sai, tuo padre mi scelse come suo esecutore testamentario
perch le leggi della California sono molto diverse da quelle
di New York e, cosa pi importante, sapeva che sarebbe stato
gravoso. Non voleva che foste costrette a occuparvene.
Ne sono lieta, disse Sarah.
Anch'io, ment Lizzie. Non sapeva perch ci tenesse tanto
a essere lei l'esecutore. Non voleva occuparsi delle propriet
di Joseph. Probabile che fossero un gran casino. E poi
non si aspettava molto. Joseph sfruttava diversi fondi pensione
per ottenere agevolazioni fiscali. Aveva costruito una piccola
fortuna con la sua clinica oculistica, ma il Joseph che lei
conosceva era uno spendaccione incallito, uno che viveva al
di sopra delle sue possibilit.
Eppure, quando Max parl di una seconda ipoteca sulla casa
(stipulata, come Lizzie ebbe modo di verificare a un esame
pi accurato, negli anni in cui frequentava legge) prov
un certo disagio. Poi Max parl di un investimento immobiliare
fatto da Joseph anni prima, un centro commerciale
nella Central Valley che era andato a gambe all'aria. Il valore
era crollato proprio quando Joseph aveva pi bisogno di
contanti, cos aveva dovuto vendere a un valore inferiore a
quello dell'ipoteca. Fu sottoposto a pignoramento. Max disse
che era rimasto poco in termini di liquidit.
Possibile che la sua situazione finanziaria fosse cos
disastrosa?
C' ancora la casa, stava dicendo Sarah. Possiamo pagare
il necessario con il ricavato dalla vendita.
S, disse Max, mentre Lizzie guardava la sorella in modo
nuovo. Vendere la casa? Naturalmente. Eppure, il pensiero
che venisse data via la faceva sentire persa. Guard fuori dalla
finestra. Una fontana in pietra dominava il cortile,
quattro pesci possenti reggevano una conchiglia. Persino la bocca
dei pesci sembrava secca.
Pens a tutti quei soldi che aveva guadagnato negli anni e
a come erano andati in fumo. Perch non aveva detto nulla?
Avrebbe potuto aiutarlo. O almeno avrebbe potuto spingerlo a
mettere qualcosa da parte per s (e forse anche un po' per lei e
per Sarah). Lizzie aveva scelto di diventare un avvocato anche
perch voleva essere autonoma. Non sentiva la necessit di avere
di pi. Tuttavia se ne stava seduta nello studio di Max, sentendosi
defraudata e pensando: "Non  proprio rimasto niente?".
Poi chiese: Ma i soldi per l'assicurazione dei quadri?
Quello risale a un po' di tempo fa, disse Max, ma i suoi
occhi chiari si posarono sul suo viso. C'era dell'affetto in
quello sguardo, una strana intimit. Lei arross e guard da
un'altra parte.
Max prosegu dicendo che Joseph aveva disposto che i suoi
averi andassero divisi in parti uguali tra le due ragazze, con
qualche eccezione per. Voleva che Max avesse il collage di
Oritz, Lizzie la fotografia di Julius Shulman (ricordava quanto
le piacesse, e questo pensiero la fece tornare in s, dandole
un'iniezione di benessere), a Sarah il paesaggio marino
di Sugimoto e le maschere funerarie dell'Africa occidentale
a Rose Downes.
Rose?, fece eco Lizzie.
Chi?, domand Sarah.
La signora anziana di cui ti ho parlato, quella della commemorazione.
Lizzie si rivolse a Max. Non capisco. Non
erano intimi. Perch lasciarle le maschere?.
Max scroll le spalle. Forse per via del Fattorino. Fu rubato
sotto i suoi occhi, dopo tutto.
Sotto i miei, a dire il vero, borbott Lizzie. Dopodich
non fece pi alcuna domanda.
A febbraio misero la casa in vendita. In meno di una settimana,
durante una tempesta di neve che martori New York,
ricevettero un'offerta. L'acquirente era un funzionario della
Paramount pi o meno dell'et di Lizzie - moglie ginecologa,
due bambini piccoli - con quella verve spavalda che sarebbe
piaciuta a Joseph e avrebbe fatto innervosire Lizzie. (L'agente
immobiliare gli aveva riferito che non aveva fatto altro
che dire Voglio questa casa, adoro questa casa. Pagher
quello che chiedono, tutto in contanti. L'offerta vale per quarantotto
ore. Poi ogni giorno scender di venticinquemila).
Un mese dopo era di nuovo in volo. Lei e Sarah dovevano
fare le pulizie finali per svuotare la casa. Lizzie si sentiva
nauseata davanti a quello spettacolo, ma cerc di essere pragmatica.
Max aveva consigliato di rivolgersi a un'agenzia per
la vendita di beni mobili, quindi lei e Sarah ne avevano cercata
una. Fidatevi, tutto ha un valore, aveva detto Miller
Perkins, il capo dell'agenzia. C' un acquirente per tutto.
Allo studio Lizzie era venuta a sapere che una causa simile
a quella di Clarke era stata discussa davanti alla Corte d'appello
del Terzo circito. Le udienze erano state fissate per il
giorno dopo l'indomani. Dovresti andare gi a Filadelfia,
sugger Marc. Salta su un Acela Express, cos sarai di ritorno
in giornata.
Veramente domani dovrei andare a Los Angeles.
Ah, disse pensieroso. Poi si illumin. Be', pu andare
Kathleen al posto tuo. Kathleen era una collaboratrice molto
intraprendente di tre anni pi giovane di Lizzie. Avrebbe
dovuto riferire a Lizzie sulle cause che seguiva, invece l'aveva
spesso trovata a parlare con Marc.
Kathleen pu andare a Los Angeles?, propose dolcemente
Lizzie.
Credo di s, se glielo domandiamo, disse Marc. Se la caver
a Filadelfia. Sar le tue orecchie.
Non ho bisogno di altre orecchie. Fammici pensare. Forse
posso trovare un'altra soluzione.
Quando Sarah fu di ritorno, Lizzie decise di tentare. Mi
dispiace, ma domani non posso venire.
Cosa? Perch?
Per via del lavoro. Lizzie emise un lungo sospiro. Il mio
capo insiste perch vada ad un'udienza che ci sar a Filadelfia.
Sarah non rispose, cos Lizzie prosegu. Si tratta di una
causa importante. Non ho proprio scelta.
Va bene, disse Sarah con calma. D'accordo.
Scusami, riprese Lizzie. Per ho un'idea. Cerc di
metterci un po' di entusiasmo alzando la voce. Stiamo
facendo tutto cos di fretta; perch non spostiamo e troviamo
un deposito dove lasciare le cose? In modo da avere il tempo
per fare tutto con calma. Pensava a quella volta in cui lei e Ben
erano stati al deposito dei suoi genitori nell'Upper East Side.
Ci erano andati per prendere la tenda per un fine settimana di
luglio che volevano passare nelle Catskills (il campeggio era
stata un'idea di Ben). Ma una volta messo piede nel Manhattan
Mini Storage cambiarono decisamente prospettiva rispetto
al campeggio. Tutto era cos pulito, silenzioso, con quella
deliziosa frescura da aria condizionata. Al diavolo North-South
Lake o qualunque fosse il posto in cui dovevano andare, aveva
detto Lizzie, avrebbero passato la notte l, a guardare film in
mezzo agli scatoloni pieni di ricevute esattoriali, attrezzature
da sci, il clarinetto che Ben usava al liceo, la culla da viaggio
della sua sorellina: tutto in ottimo stato, integro, pronto per
il futuro, per la vita che sarebbe ricominciata.
Ma  assurdo, disse Sarah. Perkins  gi al lavoro. Ha
iniziato a spargere la voce...
Pago tutto io, disse Lizzie. Non c' problema.
Cosa? No. I soldi non c'entrano. Non voglio mettere le
cose in un deposito. Voglio chiudere questa faccenda.
Voglio che sia tutto finito.
Va bene, allora, disse Lizzie, pentendosi di aver fatto
quella proposta. Ma quando si sforz di immaginare la casa
che veniva svuotata, tutti gli oggetti appartenuti al padre
che sarebbero andati via, quel pensiero le gel il sangue.
Come si poteva cancellare tutto ci che era legato a loro padre?
Lizzie and a Filadelfia dove, durante gli intervalli dell'udienza,
richiamava Sarah, pronta a rispondere alle sue domande.
("S, vendiamo i tavolini. No, per i suoi libri di medicina,
prendi tempo". Guarda che farei prima se mi mandassi
dei messaggi, disse Lizzie. Impiegherei troppo tempo
a scrivere, replic Sarah, su e gi coi polpastrelli. Perch
non posso semplicemente chiamare?). Lizzie vol da
Filadelfia a Denver e poi fino a Los Angeles. Quando arriv
a casa di Sarah, a Los Feliz, lei e Angela dormivano gi
da un bel po'. Sua sorella aveva lasciato la luce della cucina
accesa e un biglietto sul tavolo. "Ben arrivata. C' della pasta
se hai fame".
In effetti aveva fame. Per la prima volta, da un po' di tempo,
si sentiva insaziabile. Apr il frigo. Dentro c'erano yogurt
e succhi di frutta, bacche fresche nelle ciotole; due tipi di acqua
(frizzante e liscia) e due tipi di latte (alle mandorle e normale),
e s, anche la pasta, condita con pomodoro e olive.
Lizzie, intimidita da tanta abbondanza, mangi in piedi; era gustosa,
persino fredda. Avrebbe dovuta metterla in un piatto
e riscaldarla, mangiare come si deve. Ma non le importava.
Al vino, invece, non voleva rinunciare. Cominci a cercare
dentro gli armadietti. Sarah e Angela avevano ristrutturato
quella casa d'epoca sulle colline quando vi si erano trasferite
un anno e mezzo prima. Per mesi Sarah non aveva parlato
d'altro: sua sorella, assistente sociale in un centro di riabilitazione
per ragazze, che di solito inveiva contro l'inarrestabile
aumento degli affitti e gli stupidi pregiudizi della gente sulle
malattie mentali, ora disquisiva solo di battiscopa e alzatine.
Lizzie aveva cominciato a lamentarsi con Claudia riguardo
ai continui discorsi di Sarah sulla ristrutturazione, sottolineando
che si trattava di una casa che non avrebbe mai potuto
permettersi col suo stipendio di assistente sociale. Stare
con un medico non deve essere male, aveva detto.
Anche tu potresti avere un posto pi carino, aveva detto
Claudia.
Che ha che non va casa mia?, aveva protestato Lizzie. Il
suo appartamento le piaceva, anche se era minuscolo, con la
cucina grande quanto un televisore, come diceva Ben, e c'era
solo un unico vero armadio. Ma era in equo canone ed era
casa sua dai tempi dell'universit. Perch avrebbe dovuto pagare
di pi? Non hai idea di quanto siano assurdi i prezzi
delle abitazioni a New York.
Uh, uh, disse Claudia. Poi aggiunse: Forse quella di
Sarah sar una di quelle case pretenziose alla "Architectural
Digest".
La sua amica sfogliava Architectural Digest? Conosceva
qualcun altro che lo facesse? No, sar bellissima, sentenzi
Lizzie con una certa inquietudine.
Ed era cos. Mentre apriva gli armadietti bianchi dall'aspetto
costoso (Ikea!, si era vantata Sarah), Lizzie prov ammirazione
ed invidia per tutto l'insieme: il pavimento in parquet
scuro, le maniglie in nichel satinato dei cassetti che si aprivano
cos agilmente, persino il piano di lavoro in cemento, che
Lizzie aveva segretamente creduto (sperato?) potesse apparire
freddo, ma che era risultato molto raffinato.
Dietro le snelle bottiglie di olio (d'oliva, di noce e persino
di mandorla) vide finalmente quelle del vino. Scelse un Malbec.
Dopo essersi riempita un bicchiere, continu ad aprire
i mobiletti della cucina indiscutibilmente bella di sua sorella,
senza sapere bene cosa stesse cercando. Su una mensola
sopra il lavello vide delle bottigliette di medicine e vitamine.
C'era il litio, che Sarah prendeva da quasi vent'anni
- Potrei esserne la testimonial, diceva, sembrando cos simile
al padre - c'erano il lievito di riso rosso, l'acido folico e
una preparazione a base di Clomid.
Lizzie rimase a fissare l'etichetta del Clomid come se potesse
trasformarsi da un momento all'altro. Sapeva bene a cosa
serviva. Claudia l'aveva preso per mesi (Come fossero caramelle,
aveva detto) dopo aver sposato Ian la primavera passata.
Ma Sarah perch lo usava?
Torn alla bottiglia di Malbec e si vers altri due bicchieri
in rapida successione. Sarah non voleva un bambino; era
Lizzie quella che avrebbe dovuto averne uno. Se ne and a
letto nella camera degli ospiti, stanca e nervosa, cercando di
non pensarci, rammaricandosi per quella voglia di piangere
che le era venuta.
La luce del sole le fer gli occhi quando entr in cucina con
passo felpato, indossando una vecchia T-shirt di Ben e i pantaloni
di una tuta che aveva tagliato alle ginocchia. Sarah stava
lavando le fragole mentre Angela versava il caff in un thermos.
Angela era gi vestita, con tacchi e pantaloni a vita alta;
appariva pi alta e imperiosa del solito. Lizzie si rese improvvisamente
conto della sua maglietta logora. Si pent di
non aver indossato un reggiseno.
Sei rientrata senza problemi?, domand Angela. C'era
un che di stizzoso nella sua voce, come se temesse che Lizzie
fosse sul punto di lamentarsi.
S, tutto a posto, disse Lizzie con cautela. Si rivolse alla
sorella. Ciao, eh, disse, sfiorandole la guancia con un bacio,
tentando di essere disinvolta di fronte al suo sguardo attento.
Aveva per caso la faccia gonfia? Nascondeva qualcosa
sotto l'ampia maglietta a righe?
Vedo che ti sei messa subito a tuo agio, disse Sarah,
facendo cenno alla bottiglia di vino quasi vuota che troneggiava
sul bancone lucido. Lizzie si accorse che qualcuno aveva
pulito tutt'intorno, decidendo di lasciare l la bottiglia.
Lizzie arross. Scusami. Avrei dovuto sistemare.
Non importa, replic Sarah, e il tono asciutto non fece
che confermare il suo fastidio. Perkins mi ha chiamato ieri
dicendomi di lasciare stare i libri di cucina, per il momento.
Sembra che ci sia un mercato persino per quelli vecchi sulla
cucina a microonde.
Grazie per esserti accollata tutto il lavoro, Sarah, davvero.
Sono lieta di averlo fatto. Avresti dovuto vedermi; sono
diventata implacabile, sul serio.
Non dirmelo, disse Lizzie con un mezzo sorriso. Non
voglio sapere. Ed era vero, non voleva. Ebbe un attimo di
panico. Le maschere per Rose Downes? Sono state messe
da parte?
S, certo.
Sei sicura?
Certo che sono sicura; le abbiamo portate al piano di sotto,
disse Sarah, sforzandosi un poco di nascondere la sua irritazione.
Insieme a tutto il resto che va tenuto.
Lizzie annu, ma avvertiva quella sensazione cos familiare
di disorientamento, come se avesse di nuovo perso qualcosa.
Aveva scritto a Rose quel biglietto, ma non aveva mai
ricevuto una risposta. Magari potrei fare un salto per controllare.
La vendita comincia tra un'ora, giusto?
Credo sia una pessima idea, replic Sarah. Tutto  a psto.
Inoltre Perkins dice che  meglio che i proprietari stiano
alla larga.
Entro ed esco. Voglio solo essere sicura.
Sarah scosse la testa e si tir i capelli all'indietro, legandoli
con un nodo stretto, un gesto cos familiare, e Lizzie sent lo
stomaco contrarsi. Perch solo tu sei brava a fare le cose.
Non  vero, disse Lizzie, ma riusciva a malapena a trovare
le parole. La loro madre faceva la stessa cosa con i capelli,
nei giorni prima che si ammalasse. Lynn veniva a prenderle
a scuola nella sua Dodge tutta ammaccata, con la radio
a tutto volume, un momento si accendeva una sigaretta
e subito dopo si tirava su i capelli, con quelle braccia smilze
e lentigginose sempre in movimento, urlando alle ragazze di
sedersi e di smetterla di litigare! Lizzie rivide la scena perfettamente:
l'interno in vinile nero dell'auto, il riflesso aranciato
del rossetto della madre, i piccoli piedi perfetti di Sarah.
Sarebbe tutto pi semplice se ammettessi di voler sempre
comandare tu, stava dicendo Sarah. Se te ne rendessi conto,
sarebbe pi facile da accettare.
Lizzie ascoltava la sorella, ma le sue parole riecheggiavano
come rumori di strada in lontananza.
Il vialetto d'ingresso alla casa di suo padre era zeppo di auto.
Una fila di bandierine azzurre con la scritta "Westside", si
agitava al vento. All'interno, i tappeti erano gi spariti, cos
come le poltrone Barcellona, il divano in pelle ed i tavolini in
mogano. Nell'aria c'era un lieve sentore di caramello. C'era
un'enormit di spazio, ampie zone vuote, eppure la casa
sembrava pi piccola, irriconoscibile.
"Ritorna!", le diceva sempre suo padre al telefono mentre
era al college. Ritorna. Ma una volta lasciata casa, era fatta;
da allora non vi aveva pi fatto ritorno, se non per poche
settimane. Al secondo anno, il ragazzo con cui stava all'epoca,
uno specializzando in economia con la passione per l'erba,
aveva ottenuto un impiego estivo presso l'ufficio postale
interno della William Morris. Dobbiamo passare l'estate
insieme a Los Angeles, aveva detto. Non ci posso credere
che tu sia di quelle parti e abbia scelto di vivere qui.
 esagerato, diceva lei, descrivendo le opere d'arte, la casa
di vetro e acciaio a sbalzo sopra il canyon, le automobili
di Joseph. Ne ha pi di una?, aveva chiesto lui. Lei si era
limitata a sbuffare.
Le si avvicin un tizio smilzo con delle grosse basette ed una
maglietta con la scritta "Westside Estate Sales". Posso aiutarla
a cercare qualcosa?
Sto cercando Miller Perkins, disse Lizzie. Sono Lizzie
Goldstein. Questa era casa mia. E fu solo allora che si rese
conto che stava tremando.
Oh, disse, con un'espressione pi attenta.  di sotto.
Vado a cercarlo.
A dire il vero, dovrei scendere a cercare una cosa...
No, no, la prego. Le tocc l'avambraccio, leggermente,
ma in maniera inequivocabile. Lasci che ci pensi io. Un
cordone di velluto rosso precludeva l'accesso alle scale. Vi
pass di sotto e spar gi per la scalinata.
Lizzie rimase in attesa. Aveva parlato al telefono con Miller
Perkins una settimana prima, ma inizi a farsi strada in
lei la strana e inquietante sensazione che lui non sarebbe apparso.
Forse la vendita di mobili e oggetti era un trucco e lei
e Sarah non avrebbero visto un centesimo. Guard una donna
tarchiata che stava ispezionando tre contenitori di metallo
color verde acqua con su scritto "Farina, Caff e Zucchero"
in sottili caratteri anni Cinquanta. Ramment che suo padre
li aveva comprati anni prima ad un mercato delle pulci di Pasadena
e li aveva riempiti di cianfrusaglie prese dalla scrivania.
La faccia ripulita delle compagnie, diceva, mentre lanciava
un'altra penna senza tappino dentro il barattolo della
farina. Conta solo quello.
Quei recipienti le erano sempre piaciuti. Avrebbe dovuto
reclamarli. Se li immaginava sulla mensola sopra i fornelli
della sua cucina, oppure nel bagno, magari uno a contenere
i trucchi e l'altro le varie fasce per i capelli.
Accanto a lei c'era un massiccio portagioie in quercia, gentile
concessione della Westside Estate Sales, e all'interno una
scorta di gemelli e un orologio Hamilton che Joseph aveva
indossato per un periodo, anni prima. Il Rolex di suo padre
lo aveva messo da parte, nel suo comodino a New York. O
no? Un uomo dal naso bulboso stava per provare l'orologio
e lei avvert l'urgenza di fare altrettanto.
La giornata rimase nuvolosa, ma una luce plumbea si irradiava
dalle enormi finestre. Lizzie guard una bambina che
ballava e si dimenava. Una flessuosa signora in prendisole afferr
la mano della ragazzina bisbigliando: Non qui, Zoe!.
La madre torn alle sue compere. La ragazzina si diresse alla
vetrata. Guard gi, verso la gola del canyon, premendo i
palmi contro il vetro. Lizzie faceva la stessa cosa da piccola.
Ricordava che premeva forte, per testare la tenuta del vetro,
testare se stessa, quando tutta la luce e l'aria che inondavano
la casa sembravano essere solo un ulteriore insulto al fatto
che quel mondo potesse esistere mentre sua madre le era
stata strappata via. Era stata terribile con suo padre, all'epoca.
E adesso anche lui non c'era pi.
Lizzie torn ai contenitori da cucina che la signora tarchiata
aveva lasciato perdere. Prese quello per lo zucchero e lo
fece scivolare nella sua tracolla di pelle. La borsa era grande,
ma non cos grande. Il suo rigonfiamento era evidente.
 lei la signora Goldstein? Miller Perkins, al suo servizio.
Un omino tutto colorato risaliva i gradini tendendo le mani con
sorriso esuberante stampato sulla faccia larga. Indossava un gilet
blu con bottoni argentati, una camicia verde lime ed anelli
su molte dita. Sono felicissimo di incontrarla, naturalmente,
ma.... Aveva una voce garbata, con una cadenza del Sud. Agit
scherzosamente il dito. Cosa sta facendo qui? Non avevo detto
a lei e a sua sorella di stare lontano, molto lontano da qui?
S, lo so, mi spiace. Ma ci sono un paio di maschere che
sono destinate a un'amica di mio padre, per cui volevo assicurarmi
che non venissero inavvertitamente vendute.
Lei  preoccupata, mi rendo conto. Certo,  normale. Ma
deve stare tranquilla. Le prese il gomito, e la condusse lontano
dagli altri. Aveva una presa inaspettatamente forte. Le
maschere sono di sotto, messe da parte, come d'accordo. Ho
verificato personalmente. Sappiamo come gestire queste cose.
Faccio questo lavoro da pi di vent'anni.
Le chiedo scusa. Volevo solo essere sicura. Sembra che
stia andando bene.
Oh, s, senza dubbio! Mi ricorda la vendita Thomas che
abbiamo curato l'anno scorso. Gliene ho parlato? Frank Thomas,
uno dei pi rinomati disegnatori della Disney. Mi creda,
ero cos onorato di aver partecipato. Stavo proprio dicendo
a Max...
Max? chiese Lizzie. Max  qui?
S, s,  di sotto. Non lo sapeva? Anche lui voleva dare
un'occhiata. Sembra che vi siate tutti riuniti per questa occasione!.
Miller fece una sonora risata. Posso accompagnarla
di sotto, se lo desidera. Preferisco aspettare fino a quando
non sar tutto finito, ma se vuole sapere cosa  stato venduto,
posso mostrarle l'inventario. Gradisce qualcosa da bere?
Ho dell'acqua frizzante, la mia scorta segreta di Pellegrino.
Oh, no, non  necessario, disse Lizzie. Pi lui era veloce
nel parlare, pi lei si sentiva stanca. Forse doveva scendere
di sotto a sdraiarsi sul divano-letto della sua vecchia camera
e chiudere gli occhi per un po'. (Chiss se il divano c'era ancora).
Vide un dipendente di Perkins trasportare rumorosamente
su per le scale la cyclette di Joseph. Mi spiace essere
piombata qui cos all'improvviso.
No, no, non dica sciocchezze! Questa  casa sua; queste
sono le sue cose. Io prendo il mio compito molto seriamente.
Diede un colpetto alla sua borsa e abbass la voce.
Sappia che pu sempre cambiare idea.
Fece uno sguardo perplesso. Mi scusi?.
Si avvicin con fare cospiratorio. I contenitori. Diede
un colpetto pi deciso. Vuole prenderli tutti e tre? Sono
suoi, dopo tutto. Mi spiacerebbe per lei se si sentisse ridotta
al ruolo di ladruncola.
Oh. Si sent arrossire in volto. Questo?  solo...
La prego, non c' bisogno di alcuna spiegazione.
Perkins sfoder un sorriso esperto. Ci penser dopo. La chiamo
pi tardi, nel caso non sia pi qui!
Va bene, disse. Si sent pi avvilita che imbarazzata. Dopo
tutto, neanche lo voleva quel contenitore per lo zucchero.
Perkins si diresse gi per le scale, stringendosi mentre passava
accanto al dipendente con la cyclette. Fece molta attenzione
a non incrociare lo sguardo del suo dipendente, n
quello del cliente che lo seguiva, un uomo slanciato con dei
jeans sfilacciati e infradito arancioni che reggeva leggermente
la ruota posteriore della cyclette. Giunti in cima alle scale,
l'uomo lasci la presa con un tonfo. Lizzie sent il cuore
fare il medesimo tonfo.
Conosceva quell'uomo. Conosceva quella testa piena di riccioli
scuri. Conosceva quel corpo dinoccolato.
Per un nanosecondo pens di non dire una parola. Duncan
Black, disse, picchiettandogli la spalla come per chiedere
indicazioni.
Le fece un sorriso rallentato, poi uno sguardo di improvvisa
consapevolezza gli illumin il viso. Lizzie Goldstein? Sei tu?
Proprio io, rispose, e non pot fare a meno di ridere.
Che ci fai qui?
Questa  la casa di mio padre, disse perplessa. Davvero
non la riconosceva? Cosa ci fai tu qui?
Sai, avevo pensato che potesse essere la stessa casa, poi
ho detto, no, non pu essere. Ma stavo guidando su per la
collina e ho pensato, te lo giuro, ho pensato: "Lizzie Goldstein
abitava in una casa proprio come questa". Certe volte
ho una memoria pessima.
Lei sorrise mestamente, e fu come tornare ai tempi del liceo,
dove avere una discreta memoria era una responsabilit,
una prova che si era troppo riflessivi e con troppo tempo
da perdere. Sei venuto per la vendita?. Fece cenno alla
cyclette. Un impellente desiderio di fare attivit fisica?.
Lui arross lievemente, ondeggiando un po', aveva ancora
quel modo fluido di muoversi. La cyclette  per mio padre.
Erano mesi che ne voleva una. Il mese scorso ho preso
un fantastico tavolo con sedie durante una vendita Westside
a Hollywood. Era senza dubbio ancora attraente, ma aveva
anche un aspetto stanco; il viso era pi scavato rispetto
ai tempi della scuola, una sottile rete di rughe gli segnava gli
occhi. Dava l'idea di aver passato troppo tempo in spiaggia
negli ultimi anni, e lei cerc di ricordare ci che, nel tempo,
aveva sentito dire su di lui - suonava in una band di Ashland?
Lavorava per un'industria tecnologica nella Bay Area? No,
no. Mia moglie pensa che sia stata una pessima idea,
continu. Il tavolo  fatto di un marmo molto bello e lei  convinta
che i bambini lo graffieranno.
Ma certo. Sent una leggera fitta, ma sorrise e disse: Quanto
hanno i tuoi figli?
Cinque e tre anni. Zoe e Marlon. Zoe  qui da qualche parte,
insieme a mia moglie. Si guard intorno. Jo, chiam
a voce alta. Jo!.
Un paio di teste si voltarono verso di loro, nessuna delle
quali apparteneva a Jo, da quanto Lizzie pot dedurre, per
cui disse: Non importa. Non sembrava affatto imbarazzato
dal fatto che gli altri lo stessero guardando. Si ricord
che era cos anche ai tempi del liceo, ed era proprio per questo
che era stata attratta da lui. Duncan Black riusciva ad essere
sempre a suo agio, pi di chiunque altro lei conoscesse.
No, no. Aspetta,  qui, da qualche parte. Chiam di nuovo
quel nome. La donna snella in prendisole con la ragazzina
bionda che Lizzie aveva visto prima, emersero dalla sala.
Pensavo mi aveste abbandonato tutto solo su questa montagna,
disse Duncan.
Non sei cos fortunato, disse Jo. Aveva un tono di voce
sorprendentemente profondo e un viso delicato, capelli scuri
e pelle chiara. La sua carnagione era simile a quella di Lizzie,
ma lei era pi alta e aggraziata.
Lei  una mia amica dei tempi della scuola, disse Duncan.
Lizzie Goldstein, questa  mia moglie, Josephine Black.
Si diedero la mano, Josephine fece un sorriso spontaneo.
La bambina tir il vestito della madre. Possiamo andare?
Mi sto annoiando.
Zoe, disse Duncan severamente. Per favore.
Lizzie si abbass, pensando a come Zoe aveva giocato contro
le vetrate del soggiorno. Sono felice di conoscerti.
Conoscevo tuo padre un milione di anni fa, quando era appena
poco pi grande di te.
La ragazzina la fiss. E allora?, disse, poi scapp via.
Mi scusi tanto, disse Jo. Le buone maniere sono qualcosa
su cui stiamo ancora lavorando. And dietro alla figlia.
A volte  tremenda, disse Duncan a Lizzie.
Nessun problema.
Tu non hai figli?
No, non ne ho, rispose, e poi arross. Era cos ovvio? Era
davvero cos goffa con i bambini?
Gli chiese dove abitava, lui parl di Culver City, delle sue
scuole, di come avesse sempre voluto provare a vivere a New
York.  davvero bello vederti, disse Duncan. Dovresti venire
a cena da noi uno di questi giorni.
Sarebbe fantastico. Vediamo di organizzarci, disse Lizzie.
Cominci a fare dei gesti, prima rivolta all'orologio, poi
nell'altra direzione, come se ci fosse un qualcosa, un'entit
grande ed innominabile che minacciava di reclamarla se non
fosse andata via immediatamente.
Duncan fece scrocchiare due delle sue nocche con un rumore
sordo. Stavo pensando, tuo padre... Joseph, giusto?.
Lizzie scosse la testa, nell'illusione di sviare quella domanda
che lui non sembrava in grado di farle.  morto, disse.
Due mesi... circa tre mesi fa. Faceva una strana impressione
quantificare quel lasso di tempo. Ma di l a nove giorni
sarebbero stati tre mesi. Lo sapeva benissimo.
Oh, Lizzie. Credevo che potesse.... Il suo bel viso si rabbui.
Ma avevo sperato... non lo so... mi dispiace.
S, be', disse, sentendo risalire le lacrime. Sto bene.
Lui si morse un labbro. Come  successo?
Un incidente automobilistico.
Oh, Dio, Lizzie. La cinse in un abbraccio.
Oh, esclam, presa alla sprovvista. Aveva la testa contro
il suo petto e l'odore pungente del suo sudore si mescolava
a qualcosa di pi dolce. Erano passati quasi vent'anni
dall'ultima volta che lo aveva toccato. Ma le sue braccia nodose
avevano un che di familiare, mentre teneva la testa
appoggiata a lui.
Si erano messi insieme durante una festa che lei aveva organizzato
durante l'ultimo anno di liceo. Suo padre era andato
fuori citt, a un convegno di medici a Boston. Sarebbe
dovuta stare da Claudia, mentre Sarah doveva andare da
una sua amica; Lizzie colse al volo quell'opportunit. Il soggiorno,
quello in cui erano adesso, si era trasformato in un
ambiente scuro, rumoroso e torbido, con il sudore dei corpi,
l'odore dolciastro dell'erba, il ritmo della musica, il tintinnio
delle bottiglie che venivano aperte. Lizzie fluttuava felice
tra i suoi numerosi ospiti, quando a un tratto comparve
Duncan e, incredibilmente, and verso di lei.
Lizzie aveva diciassette anni. Non riusciva a ricordare un
periodo in cui non avesse avuto una cotta per lui. Duncan disponeva
di una micidiale combinazione di nonchalance e sicurezza
che era assolutamente unica; i suoi sguardi erano molto
pi efficaci delle parole; aveva l'espressione vaga e sfuggente,
un aspetto fragile e byroniano che era sinonimo di profondit.
(O no?). L'aria, divenuta soffocante per via del fumo
e del sudore, aveva un sapore delizioso. Lui le chiese se
volesse andare fuori e il suo cuore prese a battere all'impazzata.
Mentre se ne stavano sul bordo della piscina, lui estrasse
dalla tasca una piccola pipa in ottone e fumarono, immergendo
i piedi nudi nell'acqua riscaldata, con l'aria fresca e il
cielo simile a una striscia nera. Si baciarono per la prima volta;
baci goffi, incerti, che lasciarono Lizzie senza fiato e desiderosa
di averne ancora. Quando poi fecero per rientrare,
Duncan si era alzato porgendole la mano, un gesto di cortesia
che non si sarebbe mai aspettata da lui.
Lei lo guid gi per le scale fino alla sua camera. Persino
adesso, vent'anni dopo, riusciva a ricordare la sua sorpresa. Era
cos bello. "Duncan Black", avrebbe voluto ripetere all'infinito.
Lo aveva desiderato cos a lungo. Non fu il massimo. Ma
era pronta a molto peggio. E fu proprio questo, oltre allo scopo
che si era data - gettare la propria verginit dalla finestra,
farla sparire grazie a Duncan Black - che le permise di provare
una certa ebbrezza, un piacere che non era per niente sessuale.
Ma l'ebbrezza non era durata. Ore dopo si risvegli, e il
suo mondo non fu pi lo stesso.
Ora stava singhiozzando sulla maglietta di Duncan. Colui
che era stato il primo per lei, ora era un uomo, un uomo
sposato. Lui la stava cullando dolcemente. Era bello. Era pi
che bello. Cerc di ignorare quel calore che stava iniziando
a pervaderla. Voleva assaporare il sudore del suo collo.
Voleva assaporare tutto di lui. Che importava se era sposato;
che importava se la moglie e la figlia erano a soli pochi metri
di distanza. Avrebbe potuto sganciare la corda di velluto
di Miller Perkins e portarlo di sotto. Avrebbe potuto, in nome
della compassione e del cordoglio.
Dopo qualche momento lui si stacc. Be', disse. Mi
spiace davvero.
Ti ringrazio. Fece un cenno col capo, provando a ostentare
un sorriso. Aveva intuito quello che lei stava pensando?
Era anche lui leggermente tentato?
Si scambiarono i numeri di telefono. Lizzie stava dicendo
che le avrebbe fatto davvero piacere rivederlo e sperava che
a suo padre sarebbe piaciuta la cyclette, quando lui domand:
Come  andata poi a finire con quei quadri? Quelli che
furono rubati la notte della festa. Erano un Picasso e un Modigliani,
giusto?
Soutine, disse. Avrebbe preferito sorprendersi per averlo
dovuto correggere. Guard dietro di lui, nel soggiorno di
suo padre che si stava svuotando rapidamente delle sue cose.
Un ritratto di Soutine e un disegno di Picasso.
Caspita, ti ricordi come i poliziotti iniziarono a perquisre
tutti? Sentii dire che Cori Carpenter aveva iniziato a piangere
ed aveva confessato di aver comprato dell'erba al concerto
dei Tears for Fears. Non sono stati pi ritrovati, vero?.
Lizzie fece cenno di no con la testa.
Di tutte le cose che si potevano rubare. Non  possibile rivendere
opere d'arte famose. I quadri sono troppo riconoscibili.
Tutti quelli che sanno ci che valgono capiranno immediatamente
che sono stati rubati. Puoi solo sperare che lo stronzo
che li ha presi abbia avuto la decenza di non farli a pezzi.
Era troppo turbata per parlare. Forse il Fattorino era rinchiuso
nell'armadietto di qualche aeroporto, nel caveau di
una banca a Grenada, appeso alle pareti di una vistosa villa
a Dakar o in Patagonia. Ma fatto a pezzi?
Duncan, il suo modo disinvolto di parlare dei quadri, la casa
di suo padre vuota: tutto ci non le piaceva. Per un istante
fu tentata di andarsene, mollare Duncan senza una parola
e montare nell'auto che aveva noleggiato, fare le curve della
collina che conosceva cos bene.
Ma subito erano di nuovo l ad abbracciarsi, questa volta in
modo innaturale. (Perch? Come se il contatto dei loro corpi,
per due volte in quasi vent'anni, potesse rivelarsi la loro
rovina?). Presto lo vide caricarsi la cyclette in spalla e dirigersi
verso la porta d'uscita.
Improvvisamente il soggiorno fu invaso dalla luce. Lizzie
si scherm gli occhi. Per un attimo non comprese cosa fosse
successo, tanto era stato repentino il cambiamento, ma
strizzando gli occhi vide che si trattava del sole che, avendo
le nuvole allentato la loro presa, inondava la stanza di folgorante
luce californiana.
Sent una lieve pressione al braccio. Una voce, la voce di
Max, tranquilla. Non lo aveva visto arrivare ed aveva dimenticato
che fosse l. Andiamo. Ti invito a pranzo.
Presero la sua macchina. Fino a Santa Monica, in un piccolo
caff su Ocean Avenue, a pochi isolati dal suo ufficio. Non
parlarono molto. Le faceva piacere che fosse lui a guidare.
La cameriera li fece accomodare all'esterno, sulla terrazza. Il
pomeriggio continu a essere splendido, fresco ma non freddo,
il cielo ripulito dalle nuvole. Mentre scorrevano il menu,
Max le disse che il locale era di propriet di un amico di
un amico. Si rivel pieno di suggerimenti: sangra, formaggio
Manchego, calamari e funghi alla griglia. Subito vers la
sangra e poi le pass i piattini di ceramica uno sopra l'altro.
Lizzie mangi un'oliva dopo l'altra mentre Max le raccontava
del proprietario del ristorante. Prima era un broker,
lavorava quindici ore al giorno, viaggiava per met del mese,
andando a riunioni a Santiago e Dublino, e vedeva la famiglia
di rado. Poi il figlio pi piccolo si era ammalato, linfoma
di Hodgkin, e lui aveva giurato che se il bambino fosse
stato meglio avrebbe mollato tutto.
Quindi, il bambino miglior e il padre decise di abbandonare
la corsa al massacro. Lizzie teneva tra i polpastrelli
un ncciolo d'oliva.
Max le sorrise appena. Il figlio and in remissione, Marco
apr il ristorante e adesso lavora tanto quanto prima, guadagnando
un decimo dello stipendio.
Ma  terribile, disse lei, ridendo, e del tutto prevedibile.
Certe abitudini sono molto ben radicate, concord. Almeno
per Marco.
Non so; non credo sia il solo. Intendo dire, chi  che cambia
davvero?
Dici?. Il suo tono era abbastanza calmo, ma gli occhi erano
fissi su di lei.
S, rispose, accorgendosi che anche lei era seria. Ne sono
convinta. Lei era la stessa di quando era bambina. La
ragazzina giudiziosa che per cena scaldava al microonde le
lasagne precotte per s e per Sarah, che teneva traccia degli
appuntamenti dal dentista della sorella, che si assicurava
che qualcuno consegnasse il latte al mattino. Era la stessa
ragazza che seguiva le regole, a cui piaceva avere delle regole,
quella che quando si sballava e le veniva la fame chimica,
aveva voglia di insalata. Era molto severa con se stessa,
allora come adesso. (Hai fatto un casino, e allora?, diceva
Claudia scrollando le spalle. A chi non succede?). La morte
del padre e l'essere di nuovo a Los Angeles la riportarono
come un fulmine a quando aveva diciassette anni e all'unico
errore a cui sentiva di non poter rimediare. Per anni, mentre
faceva un segno di spunta a tutti i risultati raggiunti - diplomarsi
in un buon liceo, entrare nella migliore facolt di
legge, far parte del dipartimento Corte d'appello di un prestigioso
studio legale - si sentiva come se stesse cercando di
dimostrare, a suo padre ed a se stessa, che ci che era successo
quella notte non la rappresentava.
Giungere a questa conclusione la rendeva esausta. E le faceva
sentire, per ragioni che non era sicura di riuscire a esprimere,
con un profondo senso di solitudine. Afferr un gambero
per la coda e lo trascin dentro la chiazza lucida di olio.
Per, ovviamente, ci si sente diversi.
Per un attimo Max non rispose. S, capisco, disse alla fine.
In parte  per il lavoro che faccio, e in parte  una questione
d'et. Credo sia possibile fare degli errori. Tutti ne fanno...
Certo....
Ma talvolta, fare un certo errore, un errore irrimediabile,
con grosse ripercussioni,  qualcosa che ti cambia la vita.
Vedi come sarebbero potute andare le cose, e vedi che non sono
cos per causa tua.  innegabile. Mi  capitato di vederlo
con i clienti. Cose che credevi non fossero cos importanti,
a cui pensavi di poter dare una spiegazione, assumevano
una rilevanza inaspettata. Non ci si pu fare nulla. Giocherellava
con lo stoppino di una candela spenta al centro della
tavola. Forse sono rimpianti come questi ad alimentare
il cambiamento.
Gi, ripet Lizzie. A meno che non si stia parlando di
omicidio di massa.... Era un mediocre tentativo di sdrammatizzare,
ma si pent di quelle parole nell'attimo stesso in
cui le pronunci. Lui aveva difeso degli assassini. Sapeva
cos'era il rimorso.
O forse si stava riferendo al divorzio, alla distruzione del
suo matrimonio. Aveva una figliastra, ricord Lizzie, una piccola
ragazzina timida che aveva conosciuto anni prima a casa
di Joseph, a bordo piscina. Come si chiamava? Adesso avr
avuto l'et da universitaria, pens Lizzie.
Sorseggi la sua sangra. A volte penso di avere troppi
rimpianti, disse Lizzie.
Che intendi?
Be', in alcuni momenti della mia vita ho fatto fatica a lasciarmi
andare. Vorrei essere capace di prendere una decisione
senza guardarmi indietro, andare oltre. Le sembr strano
ammettere una cosa del genere, e in maniera cos disinvolta
per giunta. Aveva mai parlato con Max per pi di dieci,
quindici minuti per volta?
Chi  che lo fa?. Max la guardava con i suoi occhi pi
grigi che blu, il colore dell'acqua che scorre.
La maggior parte delle persone, a quanto pare. Stava
pensando a Claudia e a sua sorella mentre lo diceva, desiderando
di essere un po' come loro.
Non dici sul serio, vero? Se  qualcosa di davvero
importante?
No, rispose. Immagino di no. Lui la stava ancora guardando
e lei sper che ci che vedeva non lo deludesse.
Lizzie guard in lontananza, oltre il patio del ristorante.
Fuori, sul marciapiede, un uomo con una giacca imbottita faceva
sferragliare un carrello della spesa carico di oggetti. Individu
una lampada da tavolo, il cuscino di un divano. L'aria
si stava facendo pi fresca e la giornata stava cambiando.
Lizzie vedeva oltre la strada una striscia di parco delimitata
da palme preistoriche. Ancora oltre, riusciva a visualizzare
la nebbia che iniziava a sollevarsi. L'acqua e il cielo sembravano
confondersi, mescolandosi nello stesso implacabile
colore delle ossa.
Tuo padre mi diceva spesso quanto fossi brava come avvocato,
disse Max. Era molto orgoglioso di te.
Grazie, disse un po' troppo rapidamente; sentire parlare
di suo padre innesc qualcosa dentro di lei. Le piaceva
pensare che Max avesse ragione. Ricordava l'evidente piacere
stampato sul volto di suo padre in quella tiepida giornata
di maggio quando si era laureata in legge. Stavano all'angolo
tra la Amsterdam e la Centosedicesima, tra un mare di
neolaureati in scintillante toga blu e lui continuava ad afferrarle
la mano mentre cercavano di prendere un taxi per
Jean-Georges. Pens a quando, l'estate prima, erano andati al
mercato del pesce sulla Wilshire. Quando finalmente era arrivato
il loro turno, suo padre l'aveva presentata al giovane
pescivendolo che stava affondando la mano in una tinozza di
gamberetti crudi. Ed, questa  mia figlia, l'avvocato di New
York, gli aveva detto, e Ed aveva alzato lo sguardo biascicando
un mezzo saluto a Lizzie, ma non c'era dubbio sul tono
di orgoglio nella voce di Joseph.
Ma suo padre sapeva quanto lei lo adorasse? Lo sapeva,
vero?
La terrazza era quasi vuota. Una coppia anziana si scambiava
a malapena qualche parola, e a un tavolo rotondo sedeva
un terzetto di giovani donne, tutte col rossetto e gli
occhi luminosi. Una di loro continuava a ripetere ad alta
voce: Allora gli ho detto: "Tieni le mutande! Tienile",
mentre le amiche ridevano fragorosamente. Come era possibile
che tutta quella gente stesse l mentre suo padre non
c'era pi?
Dimmi qualcos'altro su mio padre. Lizzie, con la voce tremante,
torn a rivolgersi a Max. Raccontami qualcosa che
non so. Sbocconcell un pezzetto di Manchego.
Vediamo, una storia su Joseph, disse Max. Be', sai come
ci siamo incontrati.
Mio padre inizi a frequentare la galleria dei tuoi genitori.
Esatto; lavoravo l durante gli studi di legge, aiutavo i miei
genitori che a loro volta aiutavano me. Era all'inizio del periodo
in cui a tuo padre prese la frenesia del collezionismo,
e lui era, Max tacque un attimo, enormemente orgoglioso
delle sue recenti imprese.
Quindi ti offr un prezzo ridicolamente basso per un disegno
di Modigliani, prov a indovinare, pensando di saperne
pi di te, e tu rifiutasti.
Non proprio. Arriv portando con s un quadro scovato
a una vendita di beni. Un Utrillo. Era molto felice del suo acquisto.
Max smise per un attimo di parlare e le sorrise. E
io ebbi il distinto piacere di dirgli che era un falso.
Davvero?. Come mai non aveva mai sentito questa storia
prima? La cosa deve averlo mandato in bestia, disse, ma era
lieta al pensiero di quell'improbabile inizio della loro amicizia.
Max ridacchi. Avvolse le mani attorno alla grossa candela
spenta. Le sue dita erano lunghe, snelle ed affusolate. Persino
quei peletti disordinati che gli spuntavano dalle nocche sembravano
eleganti. Aveva una bocca generosa, le labbra carnose
e Lizzie realizz, con lo sconcerto di chi assapora il dolce
aspettandosi il salato, che lo trovava bello. Non posso credere
che abbia continuato a rivolgerti la parola, disse,
tornando al presente e cercando di cacciare via quel pensiero.
Be', non  che diventammo grandi amici all'epoca. Ma
continu a tornare alla galleria. Credo che fosse contento
che qualcuno se ne fosse accorto prima che diventasse motivo
di imbarazzo. Il suo viso spigoloso aveva un'espressione
franca e gentile. Pul con la crosta del pane le ultime gocce
di olio lasciate dalle olive. Cominci a fidarsi fino al punto
di acquistare delle opere da noi. Gli vendemmo il Soutine.
Il Fattorino?. Il quadro era venuto da New York; i suoi
genitori l'avevano visto insieme la prima volta. Lizzie lo sapeva.
Ma lo aveva visto a New York.
S,  vero, disse Max annuendo. Era a una mostra al
Marlborough, prestato dalla galleria dei miei. Lo acquist
da loro, anni dopo.
Lizzie ricordava quando i suoi genitori avevano visto il quadro
per la prima volta. Lei aveva otto anni. Si erano separati
sei mesi dopo, e quella serata era rimasta stampata nella
sua memoria, uno dei pochi ricordi che aveva di loro due
sposati. Lizzie sarebbe dovuta essere a letto quando aveva
sentito le voci alterate dei genitori risalire dalle scale.
Perch dovrei volere un disegno scadente di Manet quando per
gli stessi soldi posso acquistare ci che davvero mi piace?,
aveva detto Lynn.
Perch  un cazzo di Manet! Perch  uno dei maestri
dell'arte mondiale!, era esploso Joseph. E poi  morto,
quindi non pu fare altri capolavori, il che vuol dire che il
suo valore  destinato a salire.
Non c' nulla di garantito. L'arte  arte. Deve essere qualcosa
che ti piace. Come quel Soutine.
Perch non pu essere qualcosa che piace ed al tempo stesso
un investimento?
Lo sai che sto dalla tua parte.
Sua madre era rimasta a lungo in silenzio. Alla fine aveva
parlato con un distacco che aveva raggelato Lizzie. Chi ha
mai parlato di stare dalla parte di qualcuno?.
Quella fu l'ultima volta in cui Lizzie sent parlare del Soutine
fin quando non arriv alla casa di suo padre. Durante
quei primi terribili mesi a Los Angeles, si sdraiava spesso a
pancia in gi sul tappeto e guardarlo. Anche il Fattorino era
un estraneo in California. Era solo colore gettato su una tela,
ma quel ritratto la faceva sentire meno sola.
Lizzie pens che quel conforto era stato negato a Rose
Downes. Lei aveva perso tutto: la casa, i genitori, il suo paese.
Erano passate settimane da quando Lizzie le aveva scritto.
Forse l'indirizzo che aveva trovato era vecchio. Decise
che avrebbe guardato di nuovo.
Poi Lizzie chiese a Max: Sai dove i tuoi genitori presero
il Soutine?
No. I loro registri non erano accurati. Ma sono sicuro che
non avevano idea che fosse stato rubato durante la guerra.
Sarebbero inorriditi, come tuo padre. A quei tempi le persone
non erano cos meticolose come adesso nell'accertare
la provenienza delle opere.
Per un momento nessuno parl. Poi Max disse: Sai che
tuo padre fu molto buono con i miei genitori. Lizzie annu,
anche se non lo sapeva.
Soprattutto con mio padre, prosegu Max. Nessuno 
mai stato pi buono di lui con mio padre. Quando si ammal
- si trattava di Alzheimer, ma impiegammo un bel po' per
capirlo - la galleria divenne ingestibile, ma lui non voleva rinunciarvi.
Pi diventava paranoico, pi la sua memoria perdeva
colpi, pi diventava intrattabile. Joseph passava spesso,
chiacchierava con lui, ascoltava la stessa storia ripetuta all'infinito,
convinceva i suoi amici ad acquistare qualche pezzo.
Diceva che, nonostante la demenza, mio padre era molto pi
interessante del novantanove per cento del resto del mondo.
Ma davvero, lo ha salvato. E so che salv anche me.
Lizzie annuiva con decisione. Ecco il padre che conosceva.
Continuava ad annuire, come se ci potesse arrestare le
lacrime.
Oh, mi dispiace..., disse Max, come se si fosse reso conto
del suo stato solo in quel momento.
No, non c' problema. Mi fa piacere sentirti parlare, per
favore, continua. Mi fa bene sentire queste storie, non puoi
neanche immaginare quanto.
Penso di s, disse Max, e allung il braccio sopra il tavolo
per toccarle la mano. Era un tocco lieve e fugace. Quando
ne ebbe consapevolezza, aveva gi sollevato le dita. Ma
ne fu comunque scossa.
Max si schiar la gola. Io sono qui per te e per tua sorella.
Se c' qualcosa che posso fare per aiutarvi, ti prego, dimmelo.
Lo so. Ti ringrazio. Cerc di cacciare la punta di delusione
provata per quel "per te e tua sorella". Che si aspettava?
Era un amico di suo padre.
Poi sent vibrare il telefono. Lo tir fuori e vide un numero
col 310 che non riconobbe. Sua sorella? Miller Perkins?
Pronto?
Lizzie? Parlo con Lizzie Goldstein? Sono Rose Downes.
Rose!, esclam Lizzie. Stavo proprio pensando a lei.
Davvero?. La voce di Rose era sospettosa.
Io e Max stavamo parlando del Soutine, disse Lizzie,
poi si ferm. Cosa poteva dire? Come spiegare? Ha ricevuto
la mia lettera, quindi, fin col dire. Sono felice che abbia
chiamato.
S, l'hai mandata e io l'ho ricevuta.  cos che funziona il
servizio postale. Mi spiace non essermi fatta viva prima. Sei
ancora in citt?
S, ancora per pochi giorni.
Possiamo vederci domani per una passeggiata?
Con molto piacere, rispose. Avvertiva lo sguardo di Max
su di s e, seduta all'aperto nel fresco imbrunire di un pomeriggio
di marzo, ascoltando la voce di Rose, Lizzie fu sorpresa
nell'avvertire un carico di aspettative. C'era cos tanto
che voleva sapere.
...
Capitolo 4.

Leeds, 1940.

Recitare la parte non era difficile. Rose disponeva di tutti
gli elementi di scena: una tazza di t al latte portatole da
Mary che era rimasto intatto sul comodino, accanto al foulard
di seta con gli uccellini di Mutti; e poi varie coperte di
lana sotto le quali lei giaceva mummificata. Non mi sento
bene, disse dalle profondit del suo letto, con solo gli occhi
e il naso esposti all'umidit dell'aria.
Negli ultimi tre sabati sei sempre stata poco bene, disse
la signora Cohen. Intendeva assumere un tono severo, ma
alla fine risult supplichevole. Stava sulla soglia della stanza
di Rose, la sua figura spigolosa fasciata in un ruvido completo
di tweed marrone con bottoni color rosso rubino che
catturavano quel po' di luce che c'era. Le cuciture vanno
abbastanza bene, avrebbe detto la madre di Rose. Ma era
sui bottoni gioiello che si sarebbe soffermata, con una smania
che Rose era convinta di ricordare bene. "I bottoni non
sono nulla", avrebbe voluto dire a Mutti.
Rose si morse il labbro inferiore, senza rispondere alla signora
Cohen per diversi secondi. Viveva dai Cohen, a Leeds,
da circa un anno ormai. Non amava rammentare quanto tempo
fosse passato. Aveva compiuto dodici anni; aveva guardato
il calendario incredula, sentendosi di colpo catapultata in
una nuova decade. Ma dopo nemmeno una settimana passata
con i Cohen aveva capito che il silenzio era la sua arma pi
efficace. Alla fine, con una sottile voce lacrimosa, disse  il
mio stomaco. Ed era davvero cos. Il suo stomaco era sottosopra;
saltava e faceva piroette. "Ehi!", sembrava dirle una
vocina all'interno. "Quand' che ce ne andiamo via di qua?".
La signora Cohen fece un cenno col capo, aggiustandosi la
piuma beige infilata nel nastro che circondava il suo cappello
di velluto color cioccolato. (Marrone, marrone, marrone,
pens Rose, visualizzando il vestito di lino blu della madre e
la sua stola di seta viola. Perch qui tutto deve essere marrone?).
La signora Cohen si avvicin, guardando Rose dall'alto.
Non ti farebbe male venire. Le sue sopracciglia erano
sottili, spigolose, come tutto il resto in lei.
Rose non rispose, con lo sguardo rivolto alla tazza che stava
accanto a lei. Detestava il t al latte, ma quella tazza era
la sua preferita. La porcellana bianca era decorata con l'immagine
della giovane principessa Margaret Rose ed una ghirlanda
di fiori che le incorniciava il volto. Il manico era sbeccato,
la guancia della principessa rovinata da piccole crepe,
ma lei teneva il collo alto e i suoi lineamenti erano raffinati.
Rose sentiva una comunanza con quella principessa, di soli
pochi anni pi giovane, con cui condivideva il nome.
La signora Cohen si abbass e, schiarendosi la gola, disse:
Andiamo a pranzo dai Rosenblatt dopo lo shul. Ti faccio
preparare del brodo da Mary. Il tono della sua voce era
insolitamente tenero e lei aveva un odore di pulito, leggermente
dolce. Rose avvert un lieve senso di ansia. Si rannicchi,
avvolgendosi ancora di pi sotto le coperte. Grazie,
disse. Ma le parole le uscirono soffocate e la signora Cohen,
con un sospiro afflitto e uno scricchiolio di tacchi, mormor:
Sei proprio un bel tipo. E usc dalla stanza.
Nel giro di qualche minuto Rose ud il signor Cohen urlare
Aida, il mio cappotto!. La voce acuta della signora Cohen
grid: Ah, Mary, il cappotto del signor Cohen, per favore!.
Sent il rumore dei passi sul pavimento di pietra dell'ingresso,
il cigolio della porta che si apriva e chiudeva e poi, finalmente,
miracolosamente, il silenzio.
Ormai era riuscita a evitare la sinagoga per settimane. Quel
posto le dava i brividi, con il suo odore malsano, le luci tetre,
e l'ebraico che non era in grado di capire. Dal balcone delle
donne in cui sedeva, Rose guardava gli uomini in basso, curvi
sotto i voluminosi scialli della preghiera, intenti a chinarsi come
insetti non abituati alla luce. L'ultima volta che ci era andata,
era rimasta seduta in silenzio vicino alla signora Cohen, la
quale era accanto alla signora Appelbaum che stava spettegolando
sulla figlia di qualcuno. La signora Cohen le rispondeva
con delle risatine. L'aria della sinagoga era cos viziata e strana
che sembrava quasi irrespirabile. Rose pens con malinconia
a come la sua famiglia non andasse mai al tempio quando
era a Vienna. E Gerhard non ci doveva andare neanche in Inghilterra.
Ancora una volta Rose pens a quanto fosse ingiusto
che suo fratello fosse andato ad abitare da una vivace famiglia
cristiana di Liverpool, mentre lei era stata costretta a stare
a Leeds con i Cohen - una coppia ortodossa senza figli che
insisteva perch aspettassero tre ore dopo lo stufato di manzo
prima di mangiare una fetta di torta al burro, che prima della
Pasqua si metteva a cercare ovunque con una piuma tutto ci
che conteneva lievito, che faceva roteare un pollo sopra le loro
teste durante il capodanno ebraico - la famiglia pi fortemente
anti-inglese che conoscesse.
Sebbene fossero indistinti, Rose percepiva i suoni provenienti
dal lavandino della cucina dove Mary era alle prese con la
pulizia delle pentole. Mary prendeva il suo lavoro molto seriamente,
come se fosse la proprietaria della casa e i Cohen
fossero degli inquilini a lungo termine la cui presenza lei assecondava
suo malgrado. Non era come Bette; prestava poca
attenzione a Rose, e quando lo faceva, era sbrigativa:
ecco l'ennesimo oggetto decorativo e di dubbia utilit che doveva
essere spolverato. Ma c'era qualcosa nella sua carenza
di attenzioni che fece s che a Rose lei piacesse ancora di pi.
Rose ud Mary che si muoveva per il salotto - c'era lo scricchiolio
del pavimento che si assestava sotto il suo peso imponente,
c'era il tintinnio provocato dallo straccio che passava
sopra i tasti del pianoforte a coda. Rose salt gi dal letto, si
infil i pantaloni e un secondo maglione sopra il primo.
Sistem i cuscini appiattiti al centro del letto, li ricopr con le
lenzuola e tent, con ben poca convinzione, di sprimacciarli.
Sembrava pi un'impermeabile bitorzoluto che la forma di
una ragazza, ma Rose non aveva tempo da perdere. Giunta di
sotto, nel caotico ingresso vittoriano, pass accanto al bagno,
alla camera del signore e della signora Cohen, al salottino dalle
tonalit marroni della signora Cohen. ("L'Inghilterra  fatta
di marrone", aveva scritto a Mutti appena arrivata, e fu sempre
molto orgogliosa di questa osservazione. "Mi fa apprezzare
ancora di pi i colori del tuo bel foulard. Gli uccelli che
vi sono stampati sopra mi tengono compagnia"). All'estremit
opposta, di fronte alla finestra quadrata che dava sul giardino
che aveva visto giorni migliori, Rose apr una porta di legno
senza maniglia ed entr nell'oscurit di un angusto corridoio.
Procedeva a piccoli passetti, con una mano appoggiata al polveroso
muro di mattoni che le faceva da guida, tastando la malta
come se fosse alfabeto braille. L c'era pi fresco e l'aria era
umida. I gradini continuavano a scendere. Rose chiuse gli occhi,
fece un respiro profondo e si convinse a muoversi, pi veloce,
pi veloce! Conosceva la scalinata della servit. Era stata
Mary a mostrargliela, dicendo: Io vado su per le scale principali
e tu fai altrettanto. Ma da tre mesi, dopo che era cominciata
la guerra e la domestica era stata licenziata, cos come la
cuoca e anche il giardiniere, Rose aveva cominciato a considerare
le scale come territorio privato. In quello spazio buio e recluso,
tutto scivolava via: l'Inghilterra e l'Austria, i sospiri e gli
sguardi perplessi della signora Cohen, le lettere che riceveva
dai suoi genitori e il clamore di quel silenzio che aveva preso il
posto di quelle lettere da quando era cominciata la guerra. L,
mentre sprofondava nell'oscurit, il nodo che sentiva in petto
e che era diventato una compagnia costante - scandiva le sue
giornate anche quando cercava di ignorarlo - le dava un po' di
tregua. Riusciva a essere al tempo stesso l e ovunque.
Rose si accinse a scendere, con le mani che si scorticavano
contro il muro cadente, saltando il settimo gradino scricchiolante,
memore di dover tenere il piede sulla destra al tredicesimo
per evitare un pezzo sconnesso. Ai piedi della scalinata
la porta che conduceva alla cantina era stata lasciata aperta
e Rose si abbass per rimuovere il pezzo di carta di giornale
ripiegato che aveva messo l il giorno prima; sapeva essere
previdente quando necessario.
Respirava rumorosamente quando emerse dalla cantina sbucando
nella stradina tranquilla con l'asfalto lucido per l'umidit.
Il sole appariva piccolo e dimesso, uno scarto arancione
basso all'orizzonte. Ma Rose accolse quello spettacolo con entusiasmo.
Spost il ramo basso di un gigantesco ippocastano
all'angolo della strada, facendone tremare i fiori che danzarono
una pioggia di petali sulla sua pelle. Pass accanto alla casa
degli Harvey, alla loro Austin Six parcheggiata nel cortile. Un
po' pi gi c'era la casa dei Convoy, il cui cancello in ferro battuto
era stato in gran parte smontato, con solo le due estremit
ancora in piedi, e il resto del metallo donato allo sforzo bellico.
L all'angolo, Rose riconobbe la schiena di Margaret, con
le spalle ricurve nel suo cappotto di lana scuro, la sua sottile
treccia bionda che le scendeva sul dorso come un faro in quella
giornata grigia.
Rose si precipit verso di lei, saltellando. Ciao!, grid,
lasciando fuoriuscire la parola come un respiro.
Ciao. Margaret si volt, molto pi contenuta. I suoi piccoli
occhi azzurri sondarono il viso di Rose. Sei tutta sporca.
Guarda quelle mani!.
Rose cerc di pulirsi i palmi sul maglione dell'amica, ma
Margaret squitt, tirandosi indietro. Ho fatto presto.  stato
facile. Rose fece un piccolo balletto per Margaret, agitando
le braccia, disposta a farla divertire. Quando era con Margaret
il suo corpo agiva per conto proprio. A casa dei Cohen
avrebbe ricordato la danza e se ne sarebbe vergognata.
Sei senza speranza, esclam Margaret, ma lo disse con
un tono cameratesco, gradevole. Vieni. Rose era felice di
obbedire se era Margaret a comandare.
Circa un mese dopo l'arrivo di Rose, la signora Cohen la
port da Woolworth, o Woolies, come veniva chiamato a
Leeds. Rose passava la maggior parte del tempo al buio della
scala di servizio o sotto il pianoforte del salotto. Il pomeriggio
in cui la signora Cohen aveva invitato due sorelle pi o
meno dell'et di Rose, profughe arrivate in treno dalla Germania
pochi mesi prima di Rose, le cose non andarono molto
bene. (La sorella maggiore voleva parlare solo di acconciature;
la pi piccola non diceva una parola e Rose pens
che non fosse giusto che fossero state messe insieme, mentre
lei e Gerhard erano stati separati. "Prendersi cura di un
bambino comporta una spesa e una responsabilit enormi",
aveva scritto Mutti. "Siamo molto fortunati che due famiglie
abbiano acconsentito a prendervi entrambi").
Una mattina Rose sent la signora Cohen dire al marito,
mentre questi era quasi fuori dalla porta, che forse una tappa da
Woolies poteva rivelarsi una piacevole distrazione. Cos andarono
da Woolies. Rose stava esaminando un'esposizione di quaderni,
nel tentativo di decidere quale comprare, quando una ragazzina
dai capelli biondi fece capolino dallo scaffale dei calamai
e disse, quasi annoiata: Prendi quello a righe. Come Rose
presto avrebbe appreso, Margaret era di sei mesi pi grande
e, avendo vissuto tutta la vita a Leeds, sembrava sapere tutto.
Cercavano di vedersi tutti i fine settimana e Rose saltava la
sinagoga appena poteva. Quel giorno andarono al cinema e,
usando i sei penny che la signora Cohen le dava tutti i sabati,
Rose pag per vedere Intermezzo per la seconda volta. Dopo,
mentre erano sedute sui gradini dell'ufficio postale, affondando
le mani nel sacchetto unto in cui Margaret teneva le caramelle
e le gelatine alla frutta che compravano tutte le settimane
con i loro buoni per il razionamento, Rose non si curava minimamente
che qualcuno potesse riconoscerla passando di l.
Leslie Howard  il perfetto gentiluomo, proclam Margaret.
Sposer qualcuno come lui.
Anch'io. Rose riusciva ad immaginarselo. Anche lei avrebbe
sposato un inglese. Sarebbe stato alto e biondo, con gli occhi
chiari come Margaret e Gerhard; persino qualcuno come
il padre di Margaret, con le spalle un po' curve ed il passo pesante
per via della gravit del suo lavoro di medico.
Margaret disse che aveva letto che Leslie Howard nel suo
prossimo film avrebbe recitato la parte di un pilota; cosa poteva
mai esserci di pi grandioso?
Mmm. Rose era concentrata nel gesto di rompere in due
una caramella. Prov a morderla, masticando la parte inferiore,
ma non c'era nulla da fare. Le punte delle dita erano
diventate appiccicose e tinte di viola.
Partecipa attivamente allo sforzo bellico, lo sai?.
Rose annu. Certo che lo sapeva, ma non aveva voglia di
pensare alla guerra. Si concentr a studiare le fessure marmorizzate
sulla caramella. Sembrava cos facile spezzarla, eppure
non ci riusciva. Che film c' dopo? Lo hai chiesto al
signor Early?.
Margaret fece cenno di no. Mio padre dice che  grazie
a uomini come Leslie Howard se riusciremo a liberarci di
Hitler. Diede un morso a un pezzo di liquirizia e lo mastic
pensierosa. Quando se ne sar andato, la guerra finir e
tu potrai tornare a casa.
Rose annu, senza parlare, con la gola che le si stringeva.
Casa. Al solo udire quella parola si sentiva invadere da una
ventata gelida che, con una sferzata, la svuotava totalmente.
S, certo, disse alla fine, cercando di essere la brava ragazza
inglese che si era imposta di diventare. Poi pens alla
prospettiva di partire, e tutto ci che riusc a figurarsi erano
le ragioni per cui voleva restare: Margaret, il cinema, Woolies
e l'album di ritagli sulla famiglia reale che stava facendo.
Poi mio fratello torner a casa, prosegu Margaret. Riesci
a immaginare la fine della guerra?
No, rispose Rose, riponendo la caramella umidiccia e
appiccicosa nel sacchetto di carta. Nella sua mente rivide la
bella Mutti, il suo collo snello curvo sui tasti del pianoforte,
intenta ad esercitarsi. Ricord l'odore forte della valigia di
pelle di Papi e il modo in cui la lasciava sedere sulle sue ginocchia
quando era piccola per incollare i francobolli alle
sue lettere. Aveva pensato ai suoi genitori per ore ed ore.
Cosa stavano facendo adesso? Cosa avrebbe pensato sua madre
se avesse potuto vedere Rose mentre ignorava le regole
dei Cohen, sgattaiolando via di nascosto per andare al cinema,
divertendosi con la sua amica?
Rose rimase un po' instabile sui piedi. Devo tornare a casa,
disse. Tutto quello zucchero le stava dando fastidio allo
stomaco. Non mi sento molto bene.
Quando torn a casa dei Cohen, non si cur di risalire attraverso
la cantina, ma apr lentamente la porta principale,
rassegnata. Nell'ingresso c'era Mary, con il suo corpo massiccio
piegato sulle ginocchia, che lucidava freneticamente
il bordo in ottone del portaombrelli. Alz lo sguardo verso
Rose, con i suoi piccoli occhi azzurri affossati nel pallido viso
lunare, un viso che ispirava paura e ammirazione in egual
misura. Ehi, tu.
Sono stata fuori, disse Rose.
Mary la guard, ma non rispose. Strofin uno dei piedini
del portaombrelli, poi lo picchiett per rifinire il lavoro.
Lo so, non avrei dovuto.
Mary sbuff. Questa non  casa mia, quindi questi non
sono affari miei.
Rose stava troppo male per rispondere. Sent un'altra fitta
allo stomaco. Era quello il modo in cui Dio la puniva per
non essere andata alla sinagoga, per aver mentito ai Cohen?
Avrebbe preferito molto di pi doversela vedere con Mary.
Ti  arrivata una lettera, disse Mary. L'ho appoggiata
sul tuo letto.
Una lettera? Lo stomaco le salt in gola. Non riceveva una
lettera da mesi. E se si trattava di brutte notizie? Dopo tutto
quel tempo, potevano essere solo brutte notizie. Oh, disse.
Va di sopra e leggila. Rimettiti a letto. Mary si tocc la
piccola croce d'argento adagiata nell'incavo del collo. O la
signora Cohen  capace di dare la colpa a me per tutte queste
idiozie, come per qualsiasi altra cosa.
Rose deglut, annuendo. Si figurava la lettera al piano di sopra,
che l'aspettava, appoggiata sul suo copriletto beige; qualunque
notizia contenesse, esisteva davvero, non era un prodotto
della sua immaginazione. Si gir verso Mary, come se
volesse parlare, ma non le usc neanche una parola. Le gir
intorno e prese a salire la scalinata verso il terzo piano,
quello che le era stato assegnato.
I primi tempi le lettere erano la cosa che la teneva in vita.
Domandava alla signora Cohen - al mattino, davanti al caminetto
del soggiorno, oppure nel pomeriggio, dal suo piccolo
rifugio sotto il pianoforte - quanto tempo impiegasse
una lettera ad arrivare da Vienna a Leeds, in modo cos persistente
e frequente che la signora Cohen finiva col lanciare
le braccia al cielo, esasperata. Diverse settimane, come ti ho
gi ripetuto parecchie volte. Ci impiega il tempo che ci vuole.
Come te lo devo dire?.
Rose super quelle prime caotiche settimane, quando si
sentiva per tutto il tempo come una sonnambula, quando il
suo inglese era pressoch nullo, quando era troppo frastornata
per piangere, immaginando cosa potesse scrivere ai suoi
genitori. Dalla signora grassa del comitato che accolse lei e
Gerhard appena sbarcati ad Harwich, fino alla signora Cohen,
che le diceva: "L, l", anche quando non aveva aperto bocca;
dalle disgustose aringhe affumicate - ma perch a qualcuno
dovrebbe venir voglia di mettere il latte nel t? - al signor
Cohen, con i suoi occhialini di metallo e gli occhi ancora
pi piccoli, il cui maglione preferito era un ruvido cardigan
rosso, esattamente lo stesso rosso dell'uniforme del fattorino
di Herr Soutine, Rose scrisse di tutto questo. Sper
che Mutti sarebbe stata contenta del fatto che aveva ricordato
il nome del pittore.
Quelle prime lettere che ricevette come risposta, buste semplici
contenenti una sottilissima carta da lettere viola - un'esplosione
di colore in quel mondo dominato dal marrone, un
cuore pulsante - quelle lettere scritte con la penna stilografica
di suo padre, nell'elegante grafia della madre, significavano
tutto per lei. "Ah, mia dolcissima Rose", scriveva sua
madre, "io e Papi siamo cos felici che tu ti stia ambientando
cos bene. Hai gi visto qualche gatto nero a Leeds? Qui
tutti chiedono di te e Gerhard. Sapessi quanto invidiamo la
vostra avventura in Inghilterra! ". Prosegu raccontandole come
Swibber il macellaio si fosse rotto un braccio e come ora
tagliasse la carne in un modo stranissimo, e di come Oma si
fosse trasferita a casa loro, cos che sarebbero stati tutti insieme
per l'inverno. "Il signore e la signora Cohen sembrano
delle brave persone e tu non devi mai dimenticare di mostrare
la tua gratitudine ed essere obbediente tutti i giorni,
come sono sicura che farai".
Rose rispose immediatamente, scrivendo alla madre di
Margaret, della scuola e delle poesie inglesi che stava imparando.
Scrisse che Leeds non era niente paragonata a Vienna;
disse che dormiva tutte le notti col foulard di sua madre
e che non sopportava le gonne a campana che andavano per
la maggiore tra le ragazze.
Febbraio port con s un sacco di pioggia, una richiesta da
parte della signora Cohen di essere chiamata zia Aida che Rose
fece finta di non sentire, una cartolina da Bette in cui diceva
di aver sposato un ragazzo di Monaco, e una lettera da
Mutti in cui diceva che si erano di nuovo trasferiti. Adesso lei,
Papi, Oma, Tante Greta e Onkel George dividevano l'alloggio
con i Fleishman e i Weits del piano di sotto. "Te li ricordi
i Fleishman? Il loro figlio Walter era in classe con Gerhard.
Non  facile dimenticare la signora Fleishman.  una donna
corpulenta con dei vispi occhi scuri. Da giovane era una ballerina
ed  ancora molto vanitosa e fanatica riguardo a tutto:
i suoi corsetti devono essere lavati due volte prima che possa
indossarli; non bisogna mangiare carne quando c' la luna
piena (come se ci fosse carne da mangiare) o bere acqua
durante i pasti perch impedisce la digestione! Tutte le volte
che la trovo troppo pesante, mi consolo pensando che tu
e Gerhard possiate farvi quattro risate su di lei".
A marzo Rose ottenne il terzo posto all'annuale recita di
Tennyson organizzata dalla scuola. Ad aprile, come a voler
festeggiare le giornate che si allungavano, inizi a sognare in
inglese. Gli intervalli tra le lettere che scriveva a casa si allungarono.
Era cos occupata con la scuola, si diceva, ma faceva
anche nuove esperienze. A volte prendeva l'autobus da sola
per andare in centro da Schofields sulla Headrow. Il grande
magazzino non era paragonabile al maestoso Gerngross di
Vienna, ma le piaceva comunque esplorarlo. Nel reparto donna,
prendeva mentalmente nota di tutto l'inventario, pensando:
"Mutti adorerebbe quella camicetta luccicante col fiocco.
Detesterebbe quella gonna a scacchi". Una volta entr in
un caff e vide delle signore in abito da sera e guanti lunghi
fino al gomito che camminavano disinvolte tra i tavoli. Ma
guarda se questa sfilata di moda mi deve bloccare il passaggio,
bisbigli a Rose una cameriera. Poi aggiunse: Per devo
ammettere che sono davvero eleganti. "Non cos eleganti
come certi vestiti che conosco io", fu tentata di dire Rose.
Giugno port una lettera di sua madre che parlava di quote,
giardini e ammonizioni.

L'altro giorno camminavo vicino al giardino recintato dietro l'ospedale
e ho spiato all'interno. Era scintillante di colori. Si vedevano tutte
le bacche: uva spina, ribes e persino le tue preferite, le fragole.

Non riceviamo tue notizie da tre settimane, mia piccola Mausi. Io e tuo
padre ci auguriamo che ci significhi che ti stai concentrando sulla scuola.
L'ultima descrizione che hai fatto di Mary mi ha fatto sorridere facendomi
venire voglia di sentirne altre.  proprio cos minacciosa come dici?

Poi, a settembre, fu dichiarata la guerra e le lettere smisero
di arrivare.
Mary si era sbagliata. Questa volta non si trattava di una
lettera, ma di una cartolina datata 5 settembre 1939, pi di
tre mesi prima.

Mia cara Mausi, io e tuo padre stiamo bene. Temo che con lo scoppio
della guerra non saremo pi in grado di scrivere per un po', quindi
sto dirottando questa lettera alla cugina Hedy in Olanda con la speranza
che riesca a fartela avere. Speriamo di riuscire a raggiungere te e
Gerhard quanto prima, ma fino ad allora non faremo altro che pensare
a voi. Hai fatto tutto il possibile. Siamo davvero orgogliosi della nostra
bambina coraggiosa.

Rose si sdrai sul letto. Strinse la cartolina nel palmo sudaticcio
della mano destra e nella sinistra appallottol nel pugno
il foulard di seta di Mutti. Sentiva la testa pulsarle e gli
occhi le dolevano. Sua madre si sbagliava. Rose non aveva
fatto tutto ci che poteva. Gerhard s; suo fratello era andato
in bicicletta in alcune grandi propriet della contea, presentandosi
alla porta e chiedendo se ci fosse bisogno di una
coppia sposata di bravi lavoratori. Rose era terrorizzata da
quella prospettiva, ma promise che avrebbe chiesto anche
lei. Poi ebbe un'idea.
Andiamo a casa tua, disse a Margaret un sabato dopo il
cinema. Tu hai l'ultimo numero di "Peg's Paper", giusto?.
Una volta l, Rose chiese di poter andare in bagno. Invece
prese le scale che portavano gi allo studio del padre di
Margaret. Buss timidamente una prima volta, poi pi forte.
S?. La voce aveva un che di esasperato, ma a quel punto
non poteva pi tirarsi indietro. Apr la porta e trov il
padre di Margaret seduto dietro la scrivania. Margaret 
di sopra.
Lo so, disse. Affond le unghie dentro i palmi. Lei sa
che i miei genitori sono ancora a Vienna. Butt fuori quelle
parole, con gli occhi rivolti al mare di carte che lui aveva
di fronte. Farebbero qualsiasi cosa per essere qui, con noi.
Ma devono essere sponsorizzati....
Rose, disse il dottor Bradford, togliendosi gli occhialetti.
Ci sono cos tante cose che potrebbero fare. Mia madre,
Rose cercava di infondere alle sue parole naturalezza e affidabilit,
 un'ottima cuoca. Sa fare certi dolci! E mio padre
 un mago con i numeri. I suoi registri sono impeccabili.
Sa se c' un lavoro adatto a lui?
 una situazione terribile. Assolutamente tremenda.
Qualsiasi lavoro, adatto o non adatto. Qualsiasi cosa,
disse. Temeva di apparire disperata, ma era disperata. Il dottor
Bradford conosceva cos tante persone. Doveva essere in
grado di aiutarli.
 molto pi complicato di cos. Ma potrebbe esserci,
fece una piccola pausa, una possibilit. Chieder in giro.
Davvero?. Era possibile? Immaginava di dire a Mutti:
"Ero terrorizzata all'idea di parlare con lui, ma alla fine ci sono
riuscita". Sent spuntarle un sorriso agli angoli della bocca.
Non voglio dire altro, non ancora. Ma non riporre troppe
speranze in questo, la avvert. Ma ci prover. Adesso
vai, devo tornare al lavoro.
Grazie, dottor Bradford, disse, sentendosi al settimo cielo,
e si dilegu su per le scale.
Quella fu l'ultima volta in cui Rose sent parlare dell'argomento.
Le sembrava che il dottor Bradford la guardasse in
modo diverso da allora e, nelle settimane successive, ci furono
dei momenti in cui fu certa che lui stesse per dirle qualcosa,
ma passato un mese da quando gli aveva parlato, la
guerra scoppi e le frontiere furono definitivamente chiuse.
Sebbene non vi fosse alcun cenno di rimprovero nelle
parole che le aveva scritto sua madre, Rose ebbe l'orribile
sensazione che lei sapesse quanto poco si fosse adoperata.
Intuiva che Rose si era mobilitata troppo tardi nel chiedere
l'interessamento del dottor Bradford; perch non aveva
provato con qualcun altro? Mutti sapeva che Rose era impertinente
e che mentiva alla signora Cohen; aveva capito
che il mese precedente Rose era andata di nascosto in chiesa
con Margaret; intuiva che, il giorno in cui era scoppiata
la guerra e tutti gli adulti a casa dei Cohen si erano radunati
attorno alla radio in salotto, Rose se ne era andata per
conto suo ad accovacciarsi in un angolo, pietrificata dalla
paura, ma comunque domandandosi come sarebbe stato il
suo compleanno, che cadeva proprio la settimana seguente.
Era una figlia orribile.
Rose ricordava alcune cose della terribile e gelida notte in
cui aveva lasciato Vienna. Lei che scendeva dal tram insieme
a Gerhard e ai genitori, Mutti nel suo cappotto di lana blu
con il collo di lapin e il viso arrossato. Non portava i guanti,
come del resto neanche Rose, e Mutti strinse le mani della
figlia tra le sue, con le dita sudate nonostante l'aria fredda.
Rose ricordava come la madre parlasse di cose futili: un
gatto nero che aveva visto nei dintorni, il cappotto di Rose,
troppo grande adesso, ma che sicuramente le sarebbe stato
bene l'inverno prossimo se Rose se ne fosse presa cura.
Ricordava il momento in cui erano arrivati allo spiazzo dietro
la stazione, dove si radunavano tutti i bambini.
Ma Rose non ricordava il momento in cui aveva salutato i
suoi genitori. Non ricordava il momento in cui si era incamminata
verso il binario. Li aveva salutati mentre era ancora
nello spiazzo? Erano venuti con lei fino al binario? Cosa aveva
detto Mutti? Rose non lo sapeva. Quando pensava a quella
notte, nella sua mente si creava un cortocircito, lasciandole
un vuoto colpevole. Perch non se lo ricordava?
Lo stomaco le faceva proprio male, avvertiva fitte dolorose.
Decise che sarebbe andata alla sinagoga. Avrebbe chiamato
la signora Cohen zia, se lo desiderava ancora. Rose avrebbe
fatto di tutto per rimettere le cose a posto.
Si sentiva i brividi. I crampi non facevano che peggiorare.
Si alz per andare al bagno e, mentre si precipitava per il
corridoio, avvert tra le gambe una leggera ma inequivocabile
perdita. Si spost, ma eccola di nuovo. Dell'umido nelle
mutandine, contro l'interno delle cosce. Corse in bagno,
sbigottita, sbattendo la porta dietro di s. Come era possibile
fossero gi le sue cose? Aveva solo dodici anni. Cerc di
riprendersi. Si mise la testa tra le mani, ma non pianse. Non
piangeva pi; non avrebbe certo pianto adesso.
Fu solo essere stata; stava seduta sul gabinetto per almeno
un minuto che guard tra le mutandine. Al posto della solita
sfumatura giallina, faceva capolino una striscia di colore
ben definito, una scioccante macchia di un rosso acceso.
Tutto ci che Rose fu in grado di fare fu restare a guardarla.
Sapeva di cosa si trattava. Ma saperlo non la aiutava a crederci.
La sua mente cominci a pensare freneticamente: Margaret, di
un anno pi grande di lei, non aveva ancora avuto le mestruazioni.
A sua cugina Kaethe erano venute a quasi quindici anni!
(Rose ricordava la robusta cintura, i pesanti panni di lana
che la cugina disponeva di fronte a lei come un premio). Non
era troppo presto? Con l'indice cerc di toccare istintivamente
quel sangue color ruggine. Odorava di terra e di umido.
Come poteva essere certa che si trattasse delle sue mestruazioni?
Come poteva essere certa di non avere nulla che non andava?
Presa dal panico, si tolse i pantaloni di lana. Tenendo ancora
addosso i calzettoni, esamin il danno. Le mutandine
erano tutte macchiate e si accorse con ribrezzo che una macchia
di sangue era trapelata anche nei pantaloni. Mettendoli
sotto l'acqua del rubinetto e strofinando il tessuto, pens
a quanto si sarebbe arrabbiata la signora Cohen se lo avesse
scoperto. "Tutti dobbiamo fare la nostra parte in questa
guerra", dichiarava spesso. La loro parte consisteva nell'usare
solo il panetto di burro assegnato e nel non chiedere la
carne o troppo sapone, in quanto tutto era razionato.
Il sapone e l'acqua non facevano molto per migliorare la
macchia sui pantaloni. Rose temeva che stesse solo peggiorando
le cose. Strofin con pi energia, schizzando l'acqua
sui piedi coperti dai pesanti calzettoni di lana, alla fine si ferm.
Non serviva a nulla. Pens un attimo, poi inizi a frugare
nella toletta. Nel primo cassetto trov ci che stava cercando:
un paio di forbici.
Torn a sedersi sul gabinetto, afferr i pantaloni e fu sorpresa
nello scoprire che la sua mano era ferma mentre tagliava
e poi strappava un piccolo buco lungo la cucitura sporca
di sangue. Avrebbe detto che era rimasta incagliata nel cancello
fuori dalla casa dei Mullroy. Uno strappo era molto meglio
del sangue. Uno strappo era qualcosa di comprensibile.
A Rose faceva male la testa e sentiva il petto caldo e freddo
al tempo stesso, ma ora era pi tranquilla, mentre foderava
le mutandine umide con della carta igienica arrotolata
e si infilava i pantaloni tagliati. Tornata nella sua stanza,
si cambi ancora una volta, sfilandosi le mutandine rovinate
e sostituendole con un paio pulito. Appallottol quelle
sporche guardandosi intorno, esitante. Per i pantaloni aveva
una spiegazione, ma per le mutandine? Doveva liberarsene.
Ma dove?
Non poteva usare il secchio dell'immondizia o infilarle in
fondo a un cassetto; Mary le avrebbe sicuramente trovate. Ma
Mary aveva rivoltato il materasso solo il giorno prima dandogli
una bella pulita; per un po' non lo avrebbe toccato.
Rose nascose il prodotto della sua vergogna sotto il materasso.
Mentre stava spostando ancora una volta quell'improvvisato
pannolino tra le gambe, sent bussare alla porta.
Solo un momento..., disse, facendo ruotare l'imbottitura.
Sent bussare di nuovo. Apri, per favore. Era la voce della
signora Cohen.
Arrivo, rispose Rose, tirandosi su i pantaloni.
Rose, adesso!.
Apr la porta e si trov di fronte la signora Cohen rossa e
tremante d'irritazione.
Cosa stavi facendo?
Niente, io....
A quanto pare ti sei ripresa bene da questa mattina, disse
la signora Cohen con voce alterata. Ho saputo che sei
uscita, prima.
Mi dispiace, disse Rose, passando rapidamente accanto
alla signora Cohen per rifugiarsi al bordo del letto.
Ti dispiaci un po' troppo spesso, Rose, ma questa non 
una risposta.
Signora Cohen, io sono davvero molto dispiaciuta. Rose
abbass gli occhi. Nella stanza faceva caldo e l'aria era un
po' annebbiata. Aveva la sensazione di sentire le tracce umide
di sangue nell'aria. La signora Cohen le sentiva? E la cartolina?
Era nascosta sotto il cuscino? Non voleva che la signora
Cohen leggesse le parole di sua madre, tutto ci che
Rose aveva intuito da quelle poche righe e che Mutti non era
riuscita a dire. Le mani di Mutti avevano dato forma a quella
bella grafia in inchiostro nero, la sua pelle aveva toccato
la carta e Rose non sopportava che la signora Cohen potesse
vederla. Stavo per vestirmi e a Vienna, tent di dire, a
casa mia....
Sulle guance della signora Cohen comparvero delle chiazze
rosa. Lo so, lo so. Tutto  diverso a casa tua. Mi spiace
che qui non sia come a casa tua. Volt la testa altrove. Sto
cercando di fare del mio meglio con te. Io e il signor Cohen
stiamo cercando di fare del nostro meglio con te. Ma tu ti
comporti come se il mondo ce l'avesse con te, come se io ce
l'avessi con te.
Rose non le rispose, e un silenzio pesante si alz tra di loro.
Io non volevo, disse alla fine. Ma era passato troppo tempo;
le parole rimasero sospese a mezz'aria, sgarbatamente brevi.
S. Sembra che sia qualcosa al di l del tuo controllo. La
signora Cohen si avvicin e prese il foulard di Mutti. Studi le
striature della seta, posando gli occhi sui pappagallini in volo
stampati sul foulard. "Mettilo gi", implorava Rose nella sua
mente. Ma non disse nulla mentre la signora Cohen distendeva
il tessuto, mostrando i sottili polsi bianchi e le mani, non
molto pi grandi di quelle di Rose. Avrebbe bisogno di una
bella rinfrescata, disse la signora Cohen. Lo dar a Mary.
No!, disse Rose, riprendendosi il foulard e affondando
il naso tra la seta. Era certa che conservasse ancora tracce
dell'odore di Mutti; era stata sua madre a metterlo in valigia.
Le sue erano state le ultime mani ad averlo toccato, a parte
quelle di Rose. Chiss cosa sarebbe successo se fosse stato
lavato. Ma Rose riusciva a sentire lo sguardo di rimprovero
della signora Cohen e, alla fine, sollev gli occhi dal foulard.
Chiedo scusa, disse, e le parole sembravano restarle incastrate
in gola. Lo preferisco cos.
Questo  proprio il tipo di atteggiamento inaccettabile di
cui stavo parlando, disse la signora Cohen. Qualcuno ti
considererebbe una ragazza davvero fortunata.
Lo so, disse Rose a mezza voce e col capo chino.
La signora Cohen sbuff di nuovo. Certo, disse, e usc.
Il mattino seguente Rose si alz presto, determinata a comportarsi
meglio. Una pioggia battente martellava sulla grondaia
mentre accantonava i rudimentali pannolini in un sacchetto
sotto il letto e scendeva gi al tavolo della colazione
per chiedere alla signora Cohen se poteva essere d'aiuto.
Poco dopo era nel soggiorno, accanto alla signora Cohen,
con le braccia tese attorno a cui era avvolta la matassa di lana
blu utilizzata per realizzare le sciarpe da inviare ai fratelli
di Margaret al fronte.
Non molto tempo dopo che la pioggia si era arrestata e
una luce granulosa aveva punteggiato la stanza, comparve
Mary. Consegn alla signora Cohen un fascio di lettere appena
giunte per posta e poi esord: Vorrei portare la bambina
a fare una passeggiata.
La signora Cohen guard Mary. Una passeggiata?
Un giro nel parco.
Distolse lo sguardo dall'espressione risoluta sul volto di
Mary rivolgendosi a Rose la quale, troppo entusiasta alla
possibilit offertale, aveva abbassato gli occhi di colpo. La
signora Cohen arricci le labbra, prendendo per un attimo
in considerazione la richiesta. Alla fine disse: Ah, s, un giro
nel parco, come se l'idea fosse venuta a lei. L'aria fresca
le far bene.
Fuori l'aria frizzante era un vero sollievo. Poi, sulla strada
delimitata dagli alberi di ippocastano, Mary svolt a destra
invece che a sinistra. Rose era confusa. Il parco era nell'altra
direzione. Stavano camminando verso il centro citt. Mary
non disse una parola, ma afferr la mano di Rose e si mise a
camminare in tutta fretta, con la borsa che le urtava il fianco.
Rose faceva fatica a restare al passo.
Le strade divennero pi strette e le case pi piccole. Dopo
una curva, passarono accanto a un'edicola e a un pub con le
tendine di pizzo. Un uomo che teneva per mano una bambina
piccola col soprabito color cammello disse: Ciao, Mary.
Ma lei non rispose.
Dove stiamo andando?, chiese Rose.
Lo vedrai presto, disse Mary, senza cambiare passo.
Rose stava cominciando ad avere paura. Mary le stringeva ancora
la mano; continuavano a camminare. Forse stava per essere
rapita! Forse Mary la portava via ai Cohen perch non sopportava
che lei fosse allevata come un'ebrea! Rose cominciava
ad avere l'affanno. Poteva essere mai possibile? Come avrebbe
potuto avvertire Gerhard? Sarebbe riuscita a comunicare con
Margaret? E i suoi genitori? L'avrebbero mai saputo?
E proprio mentre stavano per venirle gli occhi lucidi per i
Cohen - sarebbe uscito scritto su tutti i giornali, non si meritavano
un destino simile - Mary svolt improvvisamente a
sinistra, tirando Rose verso dei cespugli incolti e dentro un
piccolissimo giardino, fatto pi di ghiaia che di erba, antistante
una bassa casa di mattoni.
Siediti. Mary indic a Rose una fredda panchina di pietra
vicino a tre biciclette e rispose alla domanda non pronunciata
che si stava formando negli occhi di Rose. Qui 
dove abito io.
Rose era cos stupefatta da non poter far altro che obbedire.
Mary spost un piccolo secchio di alluminio che si trovava
sotto la panchina e poi apr la borsa, mostrandole il sacchetto
di carta spiegazzato che Rose aveva messo sotto il letto
qualche ora prima. Dove l'hai preso?, domand Rose
attonita e con le guance infuocate.
Come fai a chiedermelo?, sbott Mary. Il sacchetto 
tuo, tira fuori quello che c' dentro. Indic a Rose il bidone
in cui mettere i pannolini sporchi. Dentro ho quelli puliti.
Ti prender uno di questi da tenere a casa dei Cohen.
Fammi sapere quando hai bisogno di usarlo.
La signora Cohen lo sa?, sussurr Rose, troppo imbarazzata
per guardare Mary negli occhi.
Ma fammi il piacere. Mary sbott di nuovo. Credi che
lei si accorga di queste cose?. Pieg i suoi generosi fianchi
sopra il secchio di alluminio, provando ad accendere un fiammifero.
Non ci riusc. Il secondo fece un leggero crepitio che
si estinse subito. Questa umidit  una maledizione, disse,
mentre metteva le mani a coppa; il terzo cattur la scintilla
e mantenne una debole fiamma.
Mentre Mary spingeva con un bastone il contenuto all'interno
del secchio, Rose si guard intorno. L'abitazione era
modesta, simile a una casetta di contadini, con le tende di cotone
alle finestre, una manciata di ciottoli e coniglietti striati
di pioggia lungo il vialetto. Le parve di sentire il suono metallico
di musica da ballo provenire dall'interno. Non era la
Mary che conosceva. Ma forse non la conosceva affatto, pens.
Per la prima volta, da tempo, non fu spaventata all'idea
di non sapere qualcosa, anzi, prov un tranquillo e crescente
senso di attesa.
Rose non riusciva a vedere le fiamme, solo il fumo che avvolgeva
il secchio. L'aria era fresca a contatto con le sue guance.
Si strinse ancora di pi nella giacca, ma il sapore del fumo
in fondo alla gola la scald, ricordandole di quando, molto
tempo prima, si addormentava davanti alla grande stufa di
ceramica a carboni, la Kachelofen, nella casa della sua Oma,
desiderando solo restare rannicchiata nella piccola sedia vicino
al fuoco.
Mentre Mary alimentava la fiamma, Rose si sentiva stordita,
esaltata dal fatto di aver conosciuto un segreto che donne
come Mary portavano con s. Si chiese se anche sua madre
bruciasse le prove del suo mestruo. Non riusciva a figurarselo,
non riusciva a vedere Mutti inginocchiata sopra un lurido
bidone come quello, non riusciva ad immaginare in quale
angolo del loro elegante appartamento si potesse fare una
cosa simile.
Poi fu colta da un pensiero improvviso. Che importanza
aveva ci che faceva sua madre? Sent il gelo scavarle nelle
viscere: le pareva di aver commesso un terribile tradimento.
Pens alla cartolina e a tutte quelle lettere che sua madre le
aveva scritto su sottilissima carta viola (le conservava nell'armadio,
in una vecchia scatola per biscotti con un sigillo reale),
vide Mutti indossare un paio di orecchini a pendente
e allacciarsi la giacca col collo in lapin la notte in cui se n'era
andata. Rose si allontan da Mary, dal secchio e dal fumo,
pensando a come anche lei stesse diventando una donna.
Ma non sarebbe diventata come sua madre. Non lo sarebbe
mai stata. Quel pensiero la riemp di un sentimento
strano, triste ed intricato.
Tra vent'anni sarebbe stata ancora l a rimestare i panni
sporchi nel secchio? Una volta diventata grande, gi adulta
e sposata, con dei figli suoi,  questo ci che avrebbe fatto?
Queste domande fecero risalire il gelo che sentiva dentro.
Che risposta poteva dare? Si era sempre detta che sarebbe
tornata a casa. Ma adesso?
I suoi genitori l'avrebbero raggiunta, si disse, con rinnovato
convincimento. Sarebbero stati tutti insieme. Avrebbero
fatto dell'Inghilterra la loro casa. Era ancora una straniera,
eppure il posto e le strade non le erano pi sconosciuti.
Non avrebbe voluto appartenere a quel luogo, per era l.
Un giorno tutto questo avrebbe fatto parte del passato; Mary,
i Cohen, lo strano sapore umido del fumo sulle sue labbra,
l'intollerabile distacco, la sensazione di essere all'alba di una
vita nuova. Lo avrebbe raccontato a Mutti. Quel pomeriggio
sarebbe stato un ricordo, una storia da poter raccontare.
Rose si affacci sul bordo del secchio. La poltiglia di carta
era diventata come fuliggine, grigia di cenere, trasformata in
qualcosa di completamente diverso.
Con i veri pannolini  pure pi complicato, brontol
Mary, scrutando nel secchio. Ma questo  quello che facciamo
qui in Inghilterra.
Catturata dalle possibilit che stava per riservarle il futuro,
Rose si accorse appena delle sue parole.
...
Capitolo 5.

Los Angeles, 2006.

Un pomeriggio di met ottobre, circa due anni dopo l'arrivo
di Lizzie a Los Angeles, a scuola alcuni ragazzi notarono
una nuvola pallida sospesa sul promontorio. Era densa,
ma comunque diffusa. Sembrava immobile. L'aria era insolitamente
calda e inquieta, il Santa Ana soffiava a tutta velocit.
 nebbia, disse qualcuno. Era l'ora di pranzo e il vialetto
della scuola era gremito di gente che comprava bibite gassate,
patatine e quesadillas dal chiosco messicano.
 fumo. Duncan Black alz gli occhi al cielo. Lui abitava
a Malib con suo padre e si considerava un'autorit in
queste cose.
Ha superato Temescal.  a Will Rogers.
Un altro ragazzo stava raccontando di come l'ultimo incendio
aveva distrutto la casa del migliore amico di suo cugino.
Dice che  una delle cose pi belle che gli sia mai capitata.
Stavano in questi hotel fighissimi di Wilshire e gli davano un
sacco di cose tutte nuove: vestiti, skateboard, una serie di dischi
dei Blue Oyster Cult e persino delle stupide figurine di
baseball che ha da quando aveva, tipo, sette anni. Una figata
assurda. L'assicurazione pagava per tutto.
Nessuno lo ascoltava. Tutti guardavano in alto la nuvola grigio-giallognola
ormai evidente e non del tutto insolita; dava
proprio l'impressione di essere smog.
Dove sono le fiamme? Non si vedono le fiamme, disse
Cori Carpenter.
Coglione, certo che non si vedono ancora le fiamme. Non
 mica un film del cazzo, disse Duncan disgustato. Fdati,
 fumo e sta venendo da questa parte. Tra due ore al massimo
saremo fuori dalla scuola.
I ragazzi non smettevano di fare domande: Hanno chiuso
la PCH? E Topanga? Come far mia madre ad arrivare qui?.
Gesticolavano, parlavano e si spingevano l'uno vicino all'altro,
sembrando loro stessi una nuvola in movimento. Tutto
ci a cui Lizzie riusciva a pensare era: "La mia casa, le mie
cose". Pens alle foto, alle lettere, al collage di Mel Gibson
che Claudia le aveva fatto per il suo quattordicesimo compleanno,
alla felpa del Connecticut College di sua madre e
alla vecchia copia di Mademoiselle che aveva una foto di sua
madre risalente all'estate in cui Lynn aveva lavorato l; e poi
il Fattorino. Oh, Dio, il Fattorino. Lizzie avvertiva quella sensazione
di nausea cos familiare; niente era sotto controllo.
Dov'era sua padre? "No", sussurr a se stessa.
Ci volle meno tempo di quanto Duncan avesse previsto. Nel
giro di un'ora erano tutti radunati nella palestra della scuola,
dove fu comunicato l'obbligo di evacuare l'edificio. Erano
in attesa di genitori, amici; tenuti prigionieri fino a quando
non fosse arrivato un adulto a prelevarli.
Quando la palestra fu quasi vuota, Lizzie rimase rannicchiata
in un angolo, convinta che avrebbe passato la notte
su quello spugnoso pavimento color carne che sapeva di gas.
Non avrebbe pi rivisto la sua casa e la sua famiglia. Poi vide
arrivare Max di corsa con lo sguardo assente e Sarah che
cercava di stargli dietro.
Max era prima passato a recuperare Sarah alla scuola elementare.
Ora le stava riportando a casa sua, a Venice, con la
sua sgangherata vw Bug. Joseph era a casa ad impacchettare
le cose e a sorvegliare la situazione, disse Max, mentre infilava
la chiave della macchina nell'accensione per mettere
in moto. Lo vedrete presto.
Seduta sul sedile posteriore, Lizzie apr il finestrino triangolare,
scrutando nervosamente il cielo.
Mentre guidava, Max cercava di distrarle parlando del vecchio
parco di divertimenti chiamato la Venezia del West. Cento
anni prima c'erano gondole lungo i canali, sale da ballo,
sale giochi e un'enorme piscina con una macchina per le onde
artificiali. Lizzie annu, sebbene non riuscisse a figurarsela.
"Fa' che mio padre sia salvo", ripeteva a se stessa. Arrivarono
a casa di Max e lui le convinse a scendere gi sul
pontile. Faceva caldo ed era pieno di tipi su pattini e skateboard,
body-builder e gente che mangiava churros, spiedini
di corn-dogs e tutti sembravano non avere idea che ci fosse
un incendio a meno di quindici chilometri di distanza. Max
compr del gelato, gusto fragola su coni di zucchero e, nonostante
l'iniziale riluttanza, Lizzie divor il proprio.
Fu questo gusto di fredda dolcezza che ricord con chiarezza
negli anni a venire, un piacere delizioso e fugace legato
a una paura indicibile. Ricordava la piccola casa di Max
situata ai bordi del canale; lo chiamava il suo cottage.
Ricordava di essersi sentita al sicuro in quella casa; Max aveva
ordinato della pizza e piazzato Lizzie e Sarah sul divano
con diverse coperte, nonostante il caldo di quella giornata,
dicendo che potevano vedere qualsiasi film avessero voluto
(Sei sicura che Il padrino parte seconda vada bene per Sarah?
S, certo!). Riusciva a ricordare tutto questo, anche
la convinzione che si era fatta: la sua casa sarebbe bruciata.
Non avrebbe pi rivisto suo padre.
Ma quando Lizzie si era svegliata il mattino seguente, suo
padre stava seduto al tavolino di metallo nella cucina di Max.
Era sudicio nella sua felpa NYU Med, sporca di sudore e di
terra, ma i suoi occhi erano luminosi. Lizzie vedeva del bianco
tra i suoi capelli, quello che poi scopr essere cenere.
Joseph la strinse forte e lei sent l'odore del fumo e del sudore
che emanava dai suoi vestiti, dalla sua pelle. Il vento,
continuava a ripetere, il vento. Il fuoco si era propagato
attraverso la bocca del canyon, fino a lambire Sullivan; a Joseph
e ai vicini era stato ordinato di lasciare le proprie abitazioni,
passando per i tetti che cercavano di proteggere con i
getti d'acqua. Ma il vento improvvisamente aveva cambiato
direzione e le loro case erano state risparmiate. Lizzie ricordava
suo padre che rideva e scuoteva la testa. Sono un uomo
fortunato, Lizzie. Non so perch, ma sono sempre stato
incredibilmente fortunato.
Ricordava con chiarezza anche Max in quella circostanza.
Era pi giovane di suo padre. Lizzie pensava che fosse comunque
vecchio, vicino ai quaranta aveva supposto. Ricordava
il modo in cui i peli rossicci della sua barba catturavano
la luce e brillavano. Le parlava come se fosse una persona
adulta, non una ragazzina. Ricordava di avergli detto: Sei
molto diverso da mio padre.
Davvero?
S, aveva detto. Sei molto pi tranquillo.
Io parlo, disse, con un sorriso malizioso, ma poi, come
se non potesse farne a meno, tacque.
Era uno che ascoltava allora cos come in quel momento.
Perch era di nuovo l, nella casa di Max, con i canali di Venice
Beach ridotti a poco pi di un rigagnolo argenteo fuori
dalla finestra, quasi un'illusione ottica. E l erano le agili mani
di Max, a esplorare i meandri del suo corpo. Era uno che
amava i dettagli, Max, un catalogatore, un collezionista;
metteva la massima attenzione in qualsiasi attivit gli capitasse
di svolgere: scartare il cellophane da un pacchetto di sigarette,
scartare lei. Lizzie era sdraiata sul suo divano e guardava
le travi di legno che attraversavano il soffitto del soggiorno,
quello stesso legno spesso e grezzo sotto cui aveva dormito
una notte di pi di vent'anni prima, quando ancora una volta
aveva temuto di perdere tutto ci che contava. Max si era
preso cura di lei. Ora impiegava la stessa meticolosa attenzione
nel tracciare il suo profilo.
E... mio Dio se le piaceva. Come poteva esserci al mondo
qualcosa di cos bello? Era frastornata dal desiderio, vittima
di un incantesimo. La sola cosa che aveva senso era che stava
succedendo qualcosa senza senso. Tra lei e Max non doveva
succedere. Se suo padre fosse stato vivo, non lo avrebbero
permesso. Ma cerc di non soffermarsi troppo su questo.
Chiam il socio pi anziano dello studio. Credo che alla
fine mi prender quel congedo per lutto, dichiar. Gli disse
che la propriet di suo padre era un disastro, che sua sorella
era a pezzi. Devo stare qui, disse in un moto di arroganza
prevaricatrice. Mi spiace, ma  cos.
Marc le concesse due settimane. Grazie, disse. Sono
sufficienti. Pens tra s e s: "Due settimane, poi si vedr".
Ma che cosa c'era da vedere? Lo sapeva, anche se non riusciva
ad ammetterlo, anche se non ne aveva fatto parola con
Max, voleva stare l, in quella bolla delicata, un tempo irreale
che non era il passato e non era il futuro, ma una surreale
fusione di tutti e due.
La sua giornata si svolgeva in questo modo: la mattina andava
a correre e poi leggeva per ore. Quando Max rientrava
dal lavoro, aprivano una bottiglia di vino e si arrangiavano
con quello che c'era in frigo, pasti rimediati alla bell'e meglio
- pasta e salsicce, frittata con cipolle e formaggio - come se
a nessuno dei due fosse venuto in mente che supermercati,
rosticcerie e decine di ristoranti erano dietro l'angolo, pronti
a soddisfare le loro richieste.
Mentre Max cucinava, Lizzie faceva domande. Entrambi
bevevano. Non parlavano della professione che avevano in
comune. Raramente parlavano di Joseph. Lizzie scopr che
Max era vissuto in Australia per un anno dopo l'universit.
Sua madre non era mai stanca di ripetergli che avrebbe voluto
una figlia e, a parte quello, un medico come figlio. Max
era stato un ragazzino cicciottello che guardava il mondo da
dietro gli occhiali con lenti spesse. Si preoccupava per la sua
ex figliastra, una disinvolta e distante diciassettenne di nome
Kendra che cercava di vedere una volta al mese. Era un
avversario calmo e implacabile, un maratoneta che aveva abbandonato
la corsa un paio di anni prima quando si era fatto
male al ginocchio. Disse che adorava leccargliela.
Portarono i bicchieri di vino a letto e lei non vedeva l'ora
che lui la appagasse. I peli sul petto di Max erano diventati
quasi tutti bianchi e ce n'erano alcuni fin sopra le spalle. A
cinquantacinque anni aveva la pancia ampia e morbida e nel
suo aspetto c'era qualcosa di leggermente comico, appollaiato
sopra quelle gambe ancora muscolose da corridore.
Eppure Lizzie non ricordava di aver mai desiderato cos tanto
che qualcuno la toccasse. Il tempo trascorso a letto era marcato
da una bramosia priva di qualsiasi gentilezza, un rotolare
verso ci che lei sentiva essere il suo io animalesco. "Non
durer", si diceva. Non poteva durare.
O no?
Il suo primo luned, dopo che Max fu andato al lavoro, pass
la mattinata ad esaminare i suoi scaffali prodigiosi, pieni di
libri d'arte - Coubert e Ellsworth Kelly, l'architettura del deserto -
libri sulla storia europea, biografie e molti volumi sulla
Guerra civile. Tir gi il tomo The Power Broker, che aveva
sempre voluto leggere, ma New York e le macchinazioni
di Robert Moses le apparivano cos lontani e, dopo qualche
pagina, perse interesse e torn a ispezionare gli scaffali.
Accanto alla finestra riconobbe il dorso color crema del Mondo
di ieri, di Stefan Zweig. Anni prima un suo fidanzato le aveva
messo tra le mani le pagine fotocopiate di un racconto di
Zweig con il fervore di un missionario. Ricordava poco dei
particolari della storia, solo che si svolgeva su un transatlantico
e seguiva due uomini che giocavano a scacchi. Ma si era
sentita obbligata a leggerla, ricord, catturata da un racconto
che riguardava un gioco di cui le importava poco.
Zweig era nato a Vienna ed era ebreo, come Rose
Downes. Lizzie si spost verso la finestra, con un caff e le
memorie di Zweig in mano. Inizi a leggere. Zweig chiamava
il periodo in cui era cresciuto, prima della Grande Guerra
a Vienna, l'et d'oro della sicurezza. La politica aveva
assunto un ruolo di secondo piano; teatro, musica e letteratura
erano riverite. Zweig scrisse di aver visto una volta
passare per strada Gustav Mahler e di essersene vantato
per mesi. Da studente non partecip a raduni politici,
bens a manifestazioni che protestavano per la demolizione
della casa in cui era morto Beethoven. Lizzie aveva letto
della piacevolezza dei caff viennesi, dove venivano messi
a disposizione non solo i giornali austriaci, ma anche quelli
francesi, inglesi, italiani e americani. Sapeva che l'ambiente
intellettuale da sogno che Zweig stava descrivendo non
sarebbe durato, per cui leggeva quelle descrizioni nostalgiche
con crescente apprensione.
Cosa era successo a Zweig? Lizzie salt le pagine per scoprirlo,
leggendo le note alla fine del libro. Dopo la conquista
dell'Austria da parte di Hitler, Zweig era fuggito, prima diretto
in Francia, poi in Inghilterra e a New York, giungendo
alla fine in Brasile. Affranti per l'esilio e la situazione mondiale,
lui e la moglie si erano suicidati nel 1942.
Chiuse il libro, rabbrividendo. Zweig ce l'aveva fatta a espatriare,
era stato, in un certo qual modo, fortunato; eppure si
era tolto la vita. E lo aveva fatto nel 1942, prima che il mondo
sapesse dei campi di concentramento, prima che la vera
entit del disastro fosse compresa.
Ma Rose era vissuta. Nei decenni successivi, per quanto
dovesse essere stato penoso, lei aveva deciso di vivere.
Attraverso la finestra Lizzie vide un candido airone che guadava
le acque poco profonde del canale, beccando in quell'ondeggiante
liquido giallo, dai colori troppo vivaci per essere
naturali. Rimase a fissare l'uccello senza vederlo realmente.
Poi ud un rumore: il suo telefono che vibrava contro il vetro
del tavolinetto di Max. Era Sarah. Oh, Dio, si era completamente
dimenticata del pranzo con sua sorella.
Scusami, scusami, disse Lizzie, sedendosi al tavolo di
fronte a Sarah nel patio del caff, con i capelli ancora umidi
dopo la doccia.
Sarah ignor le scuse e la baci. Va bene. Ho ordinato del
coraggio mentre ti aspettavo. Fece cenno al bicchiere di latte
schiumato che aveva davanti.
Quella bevanda ha coraggio?, domand Lizzie. Era surreale
essere seduta con sua sorella in quel momento, a chiacchierare
allegramente. Sarah era ancora convinta che lei stesse
da Claudia.
Si chiama Coraggio. Non so se vuol dire che incoraggia il
coraggio. Oppure contiene coraggio. In ogni caso fa davvero
schifo.
Una flessuosa cameriera dai capelli cortissimi diede a Lizzie
il menu. Portava una spilla con la scritta Cosa riempie il tuo
cuore? Lizzie studi il menu: Puro, Sincero, Radioso. Prendo
la colazione con i tacos, disse, non riuscendo a chiamare
il piatto con il suo nome, Superbo.
La cameriera annu con distacco. Altro?. Fece cenno a
Sarah con il mento.
Sono a posto con il mio Coraggio, disse Sarah, sorridendo
educatamente. Grazie.
La cameriera se ne and. Lo odio questo posto, disse Sarah.
Che ci facciamo qui, allora?, replic Lizzie. Era stata una
proposta di Sarah. Quando Lizzie aveva cercato il posto su
internet e aveva letto che il motto del locale era Restare,
Riconoscere, Essere, aveva pensato: "Ma certo. Questo  proprio
il genere di Sarah".
Sarah scroll le spalle. Le pretese di questo posto sono eguagliate
solo dalla qualit del cibo. Tolgono a mano il guscio delle
mandorle che usano per il latte. Probabilmente questa bevanda
contiene pi nutrienti di qualsiasi altra cosa che ingerir
questa settimana. Bevve ci che restava tutto d'un fiato.
Hai bisogno di tante vitamine in questo periodo?, disse
Lizzie.
Sarah la scrut, stringendo gli occhi. Prego?.
Lizzie arross. Quelle parole le erano uscite di bocca senza
che se ne accorgesse. Niente, disse a mezza voce, mettendosi
a giocherellare con la forchetta.
Bugiarda. Sarah sbuff. Sei sempre stata una gran bugiarda.
Come quella volta che dicesti a pap che stavo da
Amelia....
Avevi quattordici anni! Ve ne volevate andare a Tijuana.
Non si trattava di essere bugiardi, semplicemente non volevo
coprirti.
Non cambiare discorso, replic Sarah, sedendosi dritta,
come l'attrice che un tempo voleva diventare. Incroci
le mani, con le sue lunghe dita affusolate; le stesse della madre,
non quelle grassocce del padre, che Lizzie aveva ereditato.
Fiss i profondi occhi nocciola in quelli della sorella.
Ti conosco.
Mentre ero a casa tua, confess Lizzie, ho visto una cosa,
la bottiglietta di un farmaco, il Clomid....
Cosa? Sapevi del Clomid? Lo sapevi e non lo hai detto!.
Lizzie annu, imbarazzata. Non sapevo cosa dire, disse
alla fine, e quella ammissione le parve una verit piccola ma
essenziale.
Capisco che deve essere stata una sorpresa. Di solito non
parlo di voler avere figli. Non credevo che sarebbe successo.
Sarah abbass la testa, con i capelli neri che le coprivano
il viso. Ma vedi, io e Angela non facevamo che parlarne
e qualcosa all'improvviso  cambiato. A quel punto, era
fatta. Sono elettrizzata;  una cosa che voglio davvero.
Sollev gli occhi, con i suoi bei lineamenti che si facevano seri.
Allung la mano verso quella della sorella. Essere cos elettrizzata
mi spaventa.
Le dita di Sarah erano fredde. Lizzie voleva dirle che la capiva.
Che conosceva quel timore. Ma era anche entusiasmante:
sua sorella, madre. Poi sent affiorare qualcosa, una sensazione
fastidiosa: stava dimenticando qualcosa. C'era qualcosa
che lei doveva fare.
Pap, disse Lizzie alla sorella, quasi sul punto di piangere.
Dovresti dirlo a pap.
Lo so, disse Sarah, stringendo la mano di Lizzie e mordendosi
un labbro. Ci stavo pensando anch'io.
Per un attimo nessuna delle due parl. Poi Lizzie si sent
dire: Anche io ho qualcosa da dirti. Non sono da Claudia.
Sto a casa di Max.
Lizzie ritrasse la mano, prese il suo bicchiere. Gett lo sguardo
sulla sorella e vide che aveva ancora un'espressione di attesa.
Max...? Max Levitan?.
Lizzie fece un cenno col capo, incapace di parlare. Sarah
era rimasta disgustata?
Tu e Max, cosa?, disse Sarah incredula.
Noi... stiamo insieme, concluse Lizzie. Per un attimo ebbe
un'idea folle: "Devo smetterla subito".
Aspetta, tu e Max, insieme?. Sarah era davvero stupita,
con la bocca aperta e i grandi occhi che diventavano ancora
pi grandi. Come? No, lascia stare, disse, cacciando via
con la mano la sua domanda. Voglio dire, da quanto tempo
va avanti... da prima di pap?
Oh, Dio, no, disse Lizzie inorridita. No, da non molto.
Ma  successo.
Oh, ma non mi fraintendere;  solo che... non me lo aspettavo.
Comunque va bene;  fantastico!, disse Sarah, riprendendosi.
Non che serva la mia approvazione. Comunque
non  cos sorprendente. Anch'io avevo una cotta per lui
quando ero piccola.
Be', io no, disse Lizzie piano. Le sue parole suonarono
svilenti, ingenerose, cosa che non era nelle sue intenzioni.
Ci che intendeva era: quanto successo con Max aveva sorpreso
lei pi di chiunque altro. E certo, voleva l'approvazione
della sorella.
Certo, disse Sarah, facendo un cenno con la mano. Tutti
i nostri segreti stanno venendo alla luce, vero?.
Dopo che Max fu uscito presto la mattina seguente, Lizzie
decise di andare a correre. Doveva incontrare Rose nel primo
pomeriggio, ma quella giornata le sembrava ancora da riempire.
Rimpianse di non averle proposto che si incontrassero
pi presto. Segu un percorso lungo i canali e cerc di immaginare
come doveva essere stato cent'anni prima, quando
le vie d'acqua erano state consacrate ad attrazione turistica,
con veri gondolieri importati dall'Italia. Tuttavia non riusciva
a smettere di pensare alla prima volta in cui Joseph l'aveva
portata nella casetta di Max vicino all'acqua. Non doveva
avere pi di undici anni. Era il primo o secondo viaggio
a Los Angeles dopo che Joseph vi si era trasferito. Lynn era
ancora viva. Max aveva portato Lizzie e Sarah a fare un giro
in canoa, mentre Joseph era rimasto dietro. L'acqua del canale
era scura e poco interessante; ricord di aver tirato fuori
una bottiglia di soda, verde di melma, con l'etichetta troppo
consunta per essere riconosciuta. Il canale aveva un pessimo
odore. Si era rivolta a Max chiedendogli: Come si fa a
difendere un assassino?.
Lui l'aveva guardata. Tutti sapevano dell'omicidio Cohen.
La stampa ci si era buttata a capofitto, per via del legame che
la famiglia aveva con Hollywood. (Solo l'anno prima, il padre,
unico superstite, aveva vinto un Oscar come miglior regista).
Il figlio, che aveva ucciso la madre ed il fratello, aveva
avuto l'ergastolo e non la pena di morte, grazie a Max. Cos
lei voleva sapere: come riusciva a battersi per lui? Le sembrava
una cosa indiscutibilmente sbagliata.
Tutti hanno diritto a un avvocato, aveva detto Max. Se
non lo faccio io, chi lo far?. Si erano avvicinati al margine
del canale coperto di muschio e Max aveva lasciato uno dei
remi che era andato a sbattere contro il fondo in alluminio
dello scafo, poi aveva spinto con la mano. Inoltre, le cose
sono pi complicate di quel che sembra.
Ha ucciso la madre ed il fratello, aveva detto Lizzie, insoddisfatta.
Che c' di complicato?. Eppure riusciva a ricordare
quanto le piacesse essere in quella canoa guidata da
Max, la distinta sensazione di essere tranquillizzata dal dondolio
dell'imbarcazione.
Termin la sua corsa sul pontile e si accovacci, ansimando.
Un ragazzo senza maglietta, col torso ben delineato dai
muscoli, tamburellava sui bonghi. Una donna con in braccio
un manichino senza testa coperto da un perizoma usc da un
negozio. Su alcuni banchi traballanti erano esposti magliette,
anelli da naso, candele, camicie tessute in Guatemala, un
tavolo presidiato da sostenitori di Lyndon La Rouche. Un
uomo di mezz'et vestito di lycra zigzagava incerto sulla sua
bici, e qualcosa nella forma delle sue spalle, nella determinazione
che traspariva dal collo e dalla testa, diede a Lizzie il
brivido di averlo riconosciuto. Per un attimo pens: "Quello
 mio padre". La confortava sentire che il suo corpo faceva
di tutto per trovarlo. Ci spiace per la tua perdita, le diceva
la gente, e in quei momenti piuttosto frequenti aveva la
sensazione che suo padre non fosse morto, ma si fosse davvero
perso, e che avrebbe potuto ritrovarlo se si fosse impegnata
a cercarlo.
Volt le spalle al pontile, ai senzatetto con i loro carrelli sferraglianti,
ai pattinatori, a tutta la cacofonia di Venice Beach,
e guard l'ampia spiaggia, il pallido e sporco tappeto di sabbia.
La mattinata era irrimediabilmente grigia, il cielo anemico,
l'oceano un tono pi scuro. Lizzie si diresse verso l'acqua,
guardando le onde infrangersi e ritrarsi sulla riva. La sabbia
bagnata diventava pi compatta sotto i suoi piedi. Il vento si
alz e gli spruzzi dell'oceano si mischiarono al suo sudore; si
mise seduta, togliendosi scarpe e calzini, e guard oltre l'acqua
grigioverde. Le bruciavano gli occhi. Due giorni dopo sarebbe
stato il 22, esattamente tre mesi da che suo padre era morto.
Il 22 del mese prima era andata da Barney Greengrass per
colazione e aveva ordinato lo storione pi costoso presente sul
menu. Pap lo avrebbe adorato, disse Sarah, e a Lizzie fece
piacere che lo avesse detto. Il 22 non sarebbe stato sempre
cos pesante, sospett Lizzie, e la prospettiva di quella dissipatezza
placava la sua neonata tristezza.
Senza quasi accorgersene Lizzie disse: Ehi. Mi manchi da
morire. Te lo giuro. Sent un certo imbarazzo, ma averlo
detto ad alta voce fu un sollievo.
Rimase seduta per un bel po'. Quando si alz per tornare
da Max vide qualcosa che non aveva notato prima: una sinagoga
accanto al negozio di lingerie; un edificio in stucco
bianco con finestre delineate da un blu cielo. Su un'insegna
c'era scritto la sinagoga sulla spiaggia.
La stava osservando, sorpresa per non averla notata prima,
quando le si avvicin un omino dalla faccia rotonda vestito
in color kaki e con un cappellino da baseball. Posso aiutarla?,
domand.  ebrea?.
Una o due volte l'anno un paio di giovanotti in completo
scuro, con l'aspetto di due dodicenni, le si avvicinavano
a Midtown. Scendevano gi da un furgone con la scritta miTZVAH-mobile
di lato, oppure arrivavano di corsa dalla strada
e le facevano la stessa domanda, presentandole le candele
Hanukkah e le foglie di palma per la festa di Sukkot.
Lizzie accelerava il passo ignorandoli.
Ma adesso guard in basso, verso le proprie scarpe. Mio
padre  morto da poco, disse.
Mi spiace molto. Che la sua memoria sia benedetta, disse
l'uomo. Non distolse gli occhi come invece facevano alcune
persone quando venivano a sapere della morte di suo
padre. Sono il rabbino. La funzione del mattino sta per cominciare.
Vorresti recitare il kaddish?.
L'ultima volta che Lizzie aveva partecipato a una funzione
era stato con Ben e la sua famiglia per lo Yom Kippur un paio
di anni prima, un'ora poco piacevole alla sinagoga del Garment
District, con il rabbino che aveva utilizzato il sermone
per inveire contro i palestinesi. Non so come si fa, disse lei.
Te lo spiego io, disse. Provaci.
All'interno del tempio c'era odore di umidit. Era spartano,
con le pareti bianche e disadorne, il fondo rivestito di libri
e una bassa ringhiera che separava la stanza. Il rabbino,
toltosi il berretto da baseball e sostituitolo con una kippah
all' uncinetto, le consegn il libretto con le traslitterazioni insieme
a un velo di pizzo per coprire il capo e delle forcine,
indicandole il lato sinistro della stanza. Lizzie si sedette dietro
due donne pi anziane, le uniche due persone da quel lato
della stanza, stupite per la sua presenza. Prima si avvolse
la felpa attorno alle gambe nude, poi sopra le spalle e le maniche
corte, sentendosi scomoda in entrambi i modi. Dall'altra
parte della partizione c'erano circa una dozzina di uomini,
soprattutto anziani, che indossavano completi, qualcuno
con capelli incolti e maglietta.
La funzione ebbe inizio. Per la maggior parte era in ebraico
e, sebbene lei non lo comprendesse, trov quel suono confortante.
Cosa avrebbe pensato suo padre vedendola l?
Neanche lui era stato un frequentatore di sinagoghe. Ma digiunava
durante lo Yom Kippur e insisteva sempre affinch quel
giorno vedessero insieme i film di Stanlio e Olio. Probabilmente
non sarebbe rimasto particolarmente colpito da questa
sinagoga. Non potevi recitare il kaddish da qualche parte
a Bentwood?, le sembrava di sentirgli dire. Ma non ne sarebbe
stato dispiaciuto.
Il rabbino stava dicendo qualcosa in ebraico guardando
nella sua direzione. Il kaddish funebre, disse lui, facendole
un cenno. Lei si alz in piedi. Yitgadal v'yitkadash sh'mei
raba, lesse ad alta voce dalla traslitterazione: "Sia magnificato
e glorificato il Suo grande nome".
Le si strinse il cuore. I suoi genitori non c'erano pi. Era
qualcosa che voleva scrollarsi di dosso, da cui voleva fuggire;
avrebbe voluto con tutte le sue forze che non fosse vero.
Prosegu col canto. Ignor la traslitterazione. Non voleva
sapere il significato delle parole. Era il suono ci che contava,
era il suono a offrirle consolazione. Lei era l, in piedi,
per lui. Era ancora sua figlia. Una voce roca si era unita alla
sua, una voce maschile; un'altra persona in lutto, pens.
Saranno state presenti quindici persone in una stanza che poteva
contenerne cento, ma quando gli altri si unirono alla lettura
dell'ultima strofa, per dire amen, per la prima volta dopo
mesi Lizzie sent il peso di quella perdita alleviarsi un poco.
Dopo il rabbino la raggiunse. Visto? Sei stata capace di
recitarlo. Possa Dio donarti conforto tra coloro che piangono
i morti a Sion e Gerusalemme e possa la memoria di tuo
padre essere una benedizione.
Non si trattava di chiss quale traguardo, eppure ne era
gratificata.
Grazie, farfugli.
Quando fu rientrata a casa di Max, dovette fare di corsa.
Aveva atteso con ansia l'incontro con Rose per tutta la settimana
e adesso sarebbe arrivata in ritardo. Si fece una doccia
veloce, trangugi uno yogurt e si precipit nella sua auto
a noleggio. Dovevano incontrarsi in un parchetto proprio
dietro Wilshire, all'ombra del La Brea Tar Pits. Era stata una
proposta di Rose; abitava da quelle parti. Prima se ne  andata
via la May Company e poi anche Bullock's, le aveva
detto Rose al telefono. Adesso siamo solo io e i dinosauri.
Per fortuna Lizzie impieg un tempo ragionevole da Venice
a mid-Wilshire, arrivando all'appuntamento con soli cinque
minuti di ritardo. Andiamo?, disse. Nella sua voce c'era un
tono di imperiosit. Senza aspettare una risposta, s'incammin
per il sentiero ai bordi del parco. Lizzie si precipit a seguirla.
Scusa il ritardo, disse Lizzie camminando velocemente.
Il traffico. Il passo sostenuto di Rose lasci Lizzie stupita.
Era minuta e diversi centimetri pi bassa di lei.
Rose non rispose. Quando alla fine parl, il suo tono era pi
dolce. Cerco di camminare tutti i giorni. Dopo essere andata
in pensione dalla scuola, guidavo per portare in giro Thomas,
mio marito, ero indaffarata, pulivo la casa - una storia
banalmente comune; queste camminate, non sono chiss che,
ma mi hanno salvata. Un volantino accartocciato stazionava
in mezzo al sentiero; lei gli diede un calcio per scansarlo.
 sposata?, domand Lizzie. Non sapeva perch non le
fosse venuto in mente prima che Rose potesse esserlo.
Lo sono stata, per molto tempo, disse Rose. Pi di cinquant'anni.
Ma Thomas  morto circa due anni fa.
Oh, mi dispiace, disse Lizzie, mentre l'immagine che si era
fatta di Rose cambiava di nuovo: era stata sposata per pi di
mezzo secolo ed era una donna che aveva sofferto una grossa
perdita.
Rose la guard con un'espressione dura.
Ha qualche altro familiare o dei figli nelle vicinanze?,
chiese Lizzie.
No, rispose. Niente figli, n qui n altrove.
Mi dispiace, disse Lizzie. Non so perch gliel'abbia chiesto.
Detestava quando la gente faceva supposizioni su di lei.
Ci che intendeva era solo... stava solo pensando a quanto
dovesse essere difficile perdere qualcuno dopo tutto quel
tempo... sperava solo che Rose non fosse sola.
Non fa niente. Non tutti sono fatti per avere figli.
S, disse Lizzie, sentendosi ancora colpevole, ma un po'
pi sollevata. Proprio cos. Forse anche lei era una di quelle
persone.
Eravamo molto felici insieme, solo noi due, Thomas e io,
disse Rose con franchezza. Camminava risoluta quando lo
disse, senza guardare Lizzie.
 una cosa bellissima.
Sei sposata?
No, disse Lizzie. Non sono sposata e non ho figli.
Tent di dirlo con disinvoltura, ma persino lei riusciva a sentire
il suo tono lamentoso.
Quanti anni hai?
Trentasette.
Sei ancora giovane, disse Rose.
Lizzie fece un mezzo sorriso. Faceva i calcoli mentalmente
tutte le volte: "Se funziona", le capitava di pensare durante
un primo appuntamento promettente, "potrei restare incinta
il prossimo anno". Anche se non funzionava. Lo aveva
pensato pure con Max. "Sarebbe cos sbagliato se rimanessi
incinta?".
Non sai ancora se ti sposerai, disse Rose. Ma il mondo
brulica di cose che non sappiamo. Quindi non vuol dire che
non succeder.
Vero, disse Lizzie. Era confortata dal fatto che Rose non
iniziasse a elencare eventuali uomini single - il nipote del suo
partner di burraco, quel dentista loquace piuttosto attraente
- con cui farla accasare. Persino Claudia - Claudia! - che era
stata coinvolta in una tresca con il suo padrone di casa sposato,
che era passata da un uomo all'altro come se non ci fosse
un domani - adesso era sposata e le parlava come se fosse
lei a sbagliare. Forse dovresti essere un pochino pi aperta,
le aveva detto quando Lizzie l'aveva chiamata per raccontarle
del suo disastroso appuntamento al buio. Pi aperta?
Lizzie era appena uscita con l'oncologo della madre della
sua amica. ( molto sensibile ed empatico, aveva detto
la sua amica. "E arrogante", aveva pensato lei, pochi minuti
dopo averlo incontrato. "E molto probabilmente gay"). Non
era aperta? Ma di cosa parlava Claudia?
Giunti all'angolo, Rose svolt in una stradina residenziale.
Passarono accanto a modeste case in stucco di stile spagnolo
costruite l'una accanto all'altra e a fazzoletti di prato che
stava ingiallendo. Il marciapiede era deserto. Sar stata una
di quelle la casa di Rose? Lizzie immaginava che l'avrebbero
superata senza che Rose ne facesse parola.
Quindi sei stata un'insegnante?, chiese Lizzie.
Rose annu. Ho insegnato inglese al liceo, per pi di
trent'anni. La maggior parte del tempo a Eastgate, quando
ancora era solo femminile. Che errore  stato unirlo al Wilton!
Vieni, disse, e attraversarono l'ampio tratto della Terza
Strada, con le macchine che sfrecciavano.
Ah, Eastgate. Lizzie sorrise nel ricordarla. Certo. La prestigiosa
scuola che Joseph aveva sperato che lei frequentasse,
ma l'anno in cui si erano trasferiti c'erano pochi posti e
lei non era riuscita ad entrare. Il liceo che poi aveva frequentato
era pi progressista (Joseph lo aveva chiamato "l'accozzaglia").
Io sono andata all'Avenues.
Adesso s che capisco.
C'era del sarcasmo nella sua voce? Che cosa intendi?,
chiese Lizzie.
Niente, rispose Rose. Volevo solo dire che, non so, sembri
un tipo dalle inclinazioni artistiche.
Ma figrati, ero la persona con meno senso artistico laggi,
disse. Poi aggiunse: Sono un avvocato, avvicinando
il palmo della mano al petto.
Cos ho sentito da tuo padre, disse Rose. Saggia scelta.
Non saprei, replic Lizzie, sebbene continuasse ad amare
il proprio lavoro, la precisione della legge. Ma pens a tutti
i libri che aveva letto a casa di Max; era da anni che non
leggeva cos tanto. Mi  sempre piaciuto l'inglese, leggere
in particolare, disse a Rose. Deve essere stato divertente
fare l'insegnante.
Non so se "divertente"  la parola che userei, e leggere
meno che mai. Ma  stata una carriera meravigliosa.
Ieri stavo leggendo un libro che lei sicuramente conoscer.
Lo ha scritto Stefan Zweig, disse Lizzie.
Certo.
Quella storia di scacchi....
La novella degli scacchi.
 bellissima, non trova?, disse Lizzie. Ieri ho letto un
bel po' del Mondo di ieri. Il modo in cui descrive la vita a
Vienna prima della guerra....
A dire il vero, non  tra i miei scrittori preferiti, disse
Rose. La prosa di Zweig  troppo manieristica, troppo sentimentale,
soprattutto nel Mondo di ieri. Non tutto era cos
meraviglioso prima della guerra, come sostiene lui.
Oh, disse Lizzie delusa. Sentimentale? Capisco cosa intende;
sar nostalgico, ma io continuavo a immaginarlo mentre
fuggiva da Vienna, costretto a spostarsi da un posto all'altro,
fino poi al Brasile.... Smise di parlare, sentendosi un
po' in imbarazzo. Aveva offeso Rose?
E quel doppio suicidio, diceva adesso lei. Mi dispiace,
ma il suicidio  sempre una soluzione da codardi. Un atto
cos egoistico.
Lizzie assent, riluttante a controbattere. E se una persona
fosse gravemente malata, senza possibilit di sopravvivenza?
Se stesse davvero soffrendo?
Avevo un cugino, un cugino primo di mio padre, anche
se non era molto pi grande di me, che prese delle pillole
quando praticamente era ancora un bambino, stava dicendo
Rose. Diciotto, diciannove anni. Un ragazzo brillante,
molto sensibile. Correva voce che fosse gay, anche se nessuno
lo aveva mai chiamato cos. Ovviamente sua madre non
si riprese mai pi dopo la sua morte. Poco dopo ebbe l'opportunit
di andare in Francia, ma non voleva lasciare Vienna;
diceva che avrebbe aspettato finch tutta la famiglia potesse
partire insieme. Ma tutti dicevano che era perch non
voleva abbandonare la tomba del figlio.
Ma  terribile, disse Lizzie. Quanto mi dispiace. Sua
madre era stata seppellita a Westchester, in un grande cimitero
ebraico che si estendeva lungo una serie di dolci colline.
Odiava essere cos lontana da quel posto quando si era
trasferita a Los Angeles, odiava pensare a quanto sarebbe
apparsa desolata quella tomba in inverno. Me ne occuper
io, le aveva detto sua nonna, senza specificare a cosa si riferisse,
ma Lizzie lo sapeva perfettamente. Quanti anni aveva
quando  andata via?, domand a Rose.
Undici.
Deve essere stato davvero difficile. Quando Lizzie aveva
undici anni, sua madre si era appena ammalata. Una serie
di svariate baby-sitter - era difficile distinguerle, per via
della frequenza con cui si avvicendavano - andava a prendere
Lizzie e Sarah a scuola, le portava a pattinaggio od a lezione
di danza. Arrivavano spesso in ritardo. Una volta una
di loro non si present. Dopo aver atteso per pi di un'ora,
aver chiamato casa e non aver ricevuto alcuna risposta, Lizzie
aveva accettato un passaggio dal cugino, grande, di un
compagno di classe. Non conosceva quel tipo, ma era stato
ad aspettare intorno alla scuola (a volte do una mano con
gli allenamenti di calcio, aveva detto) e si era offerto di accompagnarla.
Sua madre era andata su tutte le furie quando
lo aveva scoperto. Poi la nonna si era trasferita da loro. Per
il momento, aveva detto Lynn.
Io e mio fratello venimmo messi insieme su un treno per
l'Inghilterra nell'inverno del 1939, stava dicendo Rose.
Dopo l'Anschluss, dopo che l'Austria fu annessa alla Germania.
Dovrei dire dopo che l'Austria fu invasa, ma decisamente
non fu cos.
Il leggero venticello sul viso caldo di Lizzie era un sollievo.
Aveva letto di quei treni, forse aveva visto un documentario
sulla PBS al riguardo. Treni pieni di bambini ebrei, fatti uscire
dall'Europa occupata dai nazisti. Kindertransport, disse.
S, conferm Rose,  cos che li chiamano adesso. All'epoca
non avevano un nome. Erano semplicemente dei treni
su cui venivamo messi.
Certo, disse Lizzie. Rose aveva parlato con una certa nonchalance,
ma Lizzie ebbe la sensazione che fosse a disagio.
Non ce l'ho con te, disse Rose con una certa esitazione,
con le dita sulle pietre di ambra della sua collana. Non sei
stata tu a chiamarli cos.
Lizzie emise un grugnito nervoso, a met tra la tosse ed il riso
soffocato. Certamente no, disse, e realizzando che Rose
avrebbe potuto fraintendere la sua risata, aggiunse: Mi
dispiace, so che non  divertente.
Non fa niente. Tu sai essere divertente. Rose non sembrava
essere turbata dall'imbarazzo di Lizzie. Il disaccordo la
rianimava. Il vento scompigli i capelli bianchi che le incorniciavano
il viso lungo e sottile. C'era qualcosa di notevole
in lei, non una cosa in particolare, bens nel suo portamento,
nella somma delle sue parti. Mi ricordi tuo padre, lo sai?
Davvero?
S, sei pi tranquilla di quanto non lo fosse lui, pi
controllata....
Pi avida di controllo, avrebbe detto lui.
Ma altrettanto intelligente ed interessata al mondo, continu
Rose. E curiosa degli altri intorno a te.
Grazie, disse Lizzie. Fa piacere sentirselo dire. Era pi
che piacevole. Scommetto che lo farebbe felice vederci insieme.
E che parliamo di lui... gli piacerebbe tantissimo sapere
che stiamo parlando di lui.
Penso proprio di s. Poi Rose aggiunse: Non so perch
non ti ha raccontato di me. Parlava di te e di tua sorella in
continuazione. Mi disse che voleva che ci incontrassimo.
Non lo capisco nemmeno io, disse Lizzie, ma poteva fare
delle supposizioni. N lei n suo padre amavano parlare
del quadro rubato; era stato un momento molto doloroso.
Le piaceva pensare che Joseph non le aveva detto di Rose
perch voleva risparmiarle quel ricordo spiacevole, ma temeva
ci fosse un impulso pi oscuro dietro: non aveva parlato
di Rose perch, nonostante tutto, Joseph continuava ad
incolpare Lizzie.
Rose giunse all'angolo prima di Lizzie. Diede un'occhiata
all'incrocio, con le mani sui fianchi, come a voler valutare
un territorio ostile. Giriamo di qua, grid, voltandosi
all'indietro e aspettando che Lizzie la raggiungesse. Comunque
mi ha commosso sapere che mi ha lasciato le maschere.
Avr saputo che ti piacevano.
No, non proprio. Le ho viste solo una volta, a casa sua,
molti anni fa, quando ci siamo incontrati per la prima volta.
Credo che sia un riferimento al Soutine. L'arte africana era in
gran voga a Parigi nel periodo in cui Soutine dipingeva. Lui
e i suoi contemporanei si rivolsero all'arte africana per trovare
ispirazione. Naturalmente  pi chiaro con Modigliani,
ma era lo stesso anche per Soutine.
Non posso fare a meno di chiedermi se mio padre non
ti abbia lasciato le maschere perch non poteva ridarti il
Soutine. Per Lizzie era difficile da dire ma, in fondo, era
la verit.
Qualcosa del genere, disse Rose. Adesso era lei a guardare
da un'altra parte.
Camminarono in silenzio. Stavano passando accanto a un
grosso condominio di mattoni con un colonnato sulla facciata,
piuttosto fuori posto in quella zona di piccole abitazioni a un
piano, quando Rose disse: Sai che cosa mi addolora? Questo
condominio. Offende la mia sensibilit, e lo fa sin da quando 
stato costruito. Perch queste colonne? Se costruisci qualcosa
con i mattoni, lasciaci i mattoni. Se decidi per lo stile rococ,
allora fallo. Ma le due cose insieme, soprattutto in questo frangente,
non funzionano.  come un incrocio tra una scimmia e
una giraffa. Perch cercare di essere qualcosa che non sei?.
Lizzie inizi a ridere. "Sarebbero diventate amiche", pens.
Ne sono sicura.
Dico sul serio, replic Rose.
Lo so, la rassicur Lizzie. Immagin di essere nella cucina
di Max quella sera, con un bicchiere di vino in mano, e di raccontargli:
" diversa da qualsiasi altra persona che conosco".
Ti dico cosa vorrei adesso, disse Rose. Erano ritornate sulla
Terza Strada, da dove erano partite. Un caff. Che te ne pare?
Un'ottima prospettiva, disse Lizzie.
Il locale era una pasticceria che sembrava uscita da una fiaba.
Divanetti di vinile rosa, cuscini rosa, sedie con lo schienale
a forma di cuore, boiserie smerlata alle pareti, bancone
ricoperto di un materiale che non sembrava marmo, ma che
ci si avvicinava molto.  cos da decenni, disse Rose a Lizzie,
sin da quando io e Thomas ci trasferimmo nel quartiere.
Se dovessero rinnovarlo, penso che andrei da un'altra parte.
Il caff era quasi vuoto, con qualche sedia di metallo capovolta
e poggiata sul tavolo. Si sedettero a un divanetto all'ingresso.
C' un po' troppo rosa, lo so, disse Rose. Ma c'
sempre posto, il caff  caldo e costa ancora meno di un dollaro,
come  giusto che sia.
Lo adoro, disse Lizzie. Le ricordava il Caff Edison vicino
allo studio legale in cui lavorava una volta, dove nei rari
giorni in cui riusciva a lasciare la sua scrivania, andava ad ordinare
un piatto di zuppa con matzo ball che mangiava lentamente,
immaginando che il brodo riuscisse a sciogliere quel
grumo duro che le si era da tempo insediato in petto.
Tutto bene?, le aveva chiesto una volta la cameriera presentandole
il conto. S, tutto bene, aveva risposto Lizzie, allungandole
una banconota da venti tutta nuova, avvolgendosi
la sciarpa intorno al collo e pensando alla citazione che aveva
dimenticato di apporre alla bozza del mandato; l'avrebbe
aggiunta una volta tornata alla sua scrivania. La cameriera
l'aveva guardata incuriosita mentre prendeva i soldi dalla
sua mano. Sta piangendo, aveva detto.
Ora la cameriera port due caff e Lizzie ci vers latte e
zucchero.
Sai cosa potresti fare per me?, chiese Rose.
Dimmi, disse Lizzie, fremendo.
Mi piacerebbe vedere il rapporto dell'investigatore che
tuo padre ingaggi anni fa.
L'investigatore?
Quello che ingaggi dopo che furono rubati i quadri.
Lizzie non ricordava di aver mai sentito parlare di un investigatore.
Si trattava di un'altra delle cose che Joseph non
le aveva detto? Lo cercher, disse. Come si chiamava?
Be', disse Rose dopo una pausa. Non me lo ricordo.
Questo  quello che succede alla mia et. Detesto quando cpita.
Sono sicura che non sar difficile trovarlo, disse Lizzie.
Se non ci riesco, sono certa che Max sapr aiutarmi.
Max?
L'amico di mio padre, disse Lizzie, annuendo energicamente.
 l'esecutore testamentario.
Ah, s, disse Rose. Max. Ne ho sentito parlare. Un'altra
cosa che ho dimenticato. Le sue mani avvolgevano la tazza
del caff. Aveva le unghie colorate di un bel grigio talpa, e le
sue dita erano corte, tozze, non dissimili da quelle di Lizzie.
Portava una fede d'oro alla mano sinistra.  bello avere qualcuno
che ti aiuta, disse Rose.  bello avere qualcuno cos.
 vero, disse Lizzie, sentendo l'eco della sua voce. Quel
posto era cavernoso. Vicino a Rose, un uomo solo stava leggendo
il giornale al bancone, con il suo piatto di uova intatte.
Lizzie non voleva parlare di Max. In fondo al locale, un garzone
riempiva le saliere da una brocca. Erano le sole clienti
di quel posto? Quel vuoto la fece avvicinare a Rose, rendendo
tutto pi intimo. Mi hai detto che tua madre aveva comprato
il Soutine a Parigi. In una galleria? Da Soutine stesso?
Una galleria. Mio padre faceva affari a Parigi - era un importatore
e comprava orologi in Francia, credo; mia madre
raramente viaggiava con lui, ma in quell'occasione lo accompagn
e vide il Soutine. Fu non molto tempo dopo che il dottor
Albert Barnes, che stava facendo incetta di opere poi confluite
nella sua Barnes Foundation, alle porte di Filadelfia,
ebbe acquistato un gran numero di Soutine. Fu cos che ebbe
inizio la sua carriera di pittore.
Lizzie fece un cenno col capo. Aveva fatto una gita a Filadelfia
alla Barnes Foundation quando era al college, non
molto tempo dopo che il Fattorino era stato rubato. Aveva
visto gli altri ritratti di Soutine - il garzone di un fornaio vestito
di bianco, un uomo sottile dalle grosse sopracciglia in
un mare di blu - sapendo che non avrebbe visto il Fattorino,
ma sperando comunque che apparisse. Chiese a Rose:
Dopo aver lasciato Vienna cosa accadde?
Il nostro appartamento fu confiscato; i miei genitori abitavano
ancora l all'epoca. Io e mio fratello lo abbiamo saputo
solo dopo la guerra, da alcuni loro amici. A quel tempo i nostri
genitori ci scrivevano tutti i giorni e non ne fecero mai menzione.
I nazisti prelevarono dall'appartamento tutto ci che era di
valore, ed era molto: gioielli, quadri, ninnoli, le pellicce di mia
madre, il servizio d'argento. Anche il Fattorino, naturalmente.
Lizzie annuiva, pensando a quando il Fattorino era stato
rubato da casa sua. Ma alla famiglia di Rose era stato portato
via tutto, fino all'ultimo oggetto di valore, e si era trattato
solo della perdita minore per Rose. Quanto mi dispiace,
disse Lizzie.
Ai miei genitori fu ordinato di recarsi a Theresienstadt,
continu, come se Lizzie non avesse parlato. Durante
la guerra ero convinta che fossero l. Ma non sapemmo mai
nient'altro.
Quanto mi dispiace, ripet Lizzie, desiderando ci fosse
qualcos'altro che potesse dire. Dalla cucina provenivano
rumori di stoviglie. E poi stupidamente - Lizzie in sguito
avrebbe pensato che quello era il momento in cui sarebbe
stato meglio smettere di parlare: Hai mai chiesto il risarcimento
al governo austriaco? Sai che ne hai diritto?
S, lo so, disse Rose. E no, non l'ho chiesto.
Potrei aiutarti, se lo desderi.
Non voglio i loro soldi.
Ma non sono i loro soldi, disse Lizzie. Si tratta di un risarcimento
per ci che di diritto apparteneva alla tua famiglia.
Per favore, sbott Rose. Sar chiara: non voglio quei
soldi. Sono soldi sporchi di sangue. Tutto si ridurrebbe a una
faccenda di propriet, e di sicuro non  cos. E poi non sono
io la vittima; sono i miei genitori.
Certo..., disse Lizzie battendo in ritirata. Non stava a lei
decidere. Perch non era stata zitta?
Non sono una vittima, ripeteva Rose con voce enfatica.
Non voglio la piet di nessuno. Mi capisci? Non voglio
i loro soldi.
Lizzie assent. In sguito, ricordando quel momento con
una fitta di imbarazzo, pensava: "Credevo solo di poter essere
d'aiuto". Capisco, disse, sebbene "capire" non fosse
esattamente la parola adatta. Non sono affari miei. Ci che
 accaduto  inimmaginabile. Naturalmente devi fare ci che
ritieni opportuno.
Pu sembrare inimmaginabile, ma  successo, disse Rose.
Lo so, disse Lizzie, affranta.
Rose butt gi il suo caff. Quando riprese a parlare, la sua
voce era ferma. Scusami. Questo  un problema mio, non tuo.
Non parliamo pi della guerra, del Fattorino o di quello che
l'Austria mi deve. Sai di cosa vorrei parlare? Di tuo padre.
Mio padre?, disse Lizzie.
Era un buon amico. E scommetto che  stato un padre
anche migliore.
Be', questo non lo so, disse Lizzie rapidamente. Ma 
stato un padre favoloso. "Il migliore", sentiva dire dentro
di s. "Perch non riesci a dire che sono il migliore? Perch
non puoi essere disinvolta, davvero entusiasta per una volta?".
Scosse la testa, pensierosa. Ti ha mai portata a mangiare
i dim sum?, domand infine.
No.
Io e lui ci andavamo sempre. Il mio preferito era questo
Posto in centro, quattro rampe di scale, senza ascensore - con
noodles incollati, foglie di loto, taro viola e zampe di pollo
fritto - cos tanti cibi nuovi e strani che mia sorella era terrorizzata.
"Dai, provalo", diceva. La rendeva felice ricordarlo.
Il cameriere alla fine sollevava il mento per contare
il numero di piatti sulla tavola e pap di solito scherzava dicendo
che avremmo dovuto nasconderne alcuni sotto il tavolo
per abbassare il conto. Era l'epoca in cui ci portava in aereo
a San Francisco con ritorno in giornata, su un volo charter,
solo per provare dei nuovi dim sum che un suo paziente
gli aveva giurato fossero i migliori.
Viaggiavate in aereo solo per andare a mangiare i dim sum?
S, lo so, disse Lizzie arrossendo. Era un po' troppo.
Si era pentita di aver fornito quel particolare. Ma ci eravamo
da poco trasferite a Los Angeles e, pensandoci adesso,
credo che cercasse di fare colpo su di noi. Nostra madre era
morta da poco. Io non volevo vivere con lui. Credo che cercasse
di renderci felici.
Siete state fortunate che ci fosse lui.
Molto, concord Lizzie. Cominci a impilare zollette di
zucchero una sopra l'altra, pensando: era stato difficile, ma
lei e Sarah erano state fortunate. Quando Rose aveva lasciato
Vienna era sola.
Quindi, cosa successe durante quel viaggio a San Francisco?,
chiese Rose. Riusc a fare colpo alla fine?
Non proprio. Il volo fu terribile; era un aereo piccolo e
fu esasperante. E le cose andarono peggio una volta arrivati.
Sarah si lamentava per il mal di pancia, cos passammo la prima
parte della giornata nell'ingresso di uno Union Square hotel
nel cui bagno lei si era barricata. Alla fine mio padre decise
di portarla da un medico. Cos finimmo al pronto soccorso
di San Francisco dove la visitarono. Salt fuori che... be', era
seriamente costipata.
Oh, santo....
S, disse Lizzie con una risatina e scuotendo la testa. Fu
un disastro. Ma lui ci prov. Ci prov tanto. E io non gliene
ho mai dato atto.
Lui lo sapeva, disse Rose.
Non ne sono cos sicura. Le zollette di zucchero erano
diventate una torre imponente. Cos parlava di noi?
S. Parlava molto di te. Diceva che eri come lui. Una volta
me lo disse. "Determinata", ti defin.
Lizzie voleva che fosse vero. Fece un sorriso strano, sbilenco.
Era un modo per dire "rompipalle".
Non credo, disse Rose, seria.
Si avvicin la cameriera per chiedere se desiderassero altro.
Lizzie, seguendo l'esempio di Rose, scosse la testa. La cameriera,
allora, fece scivolare il conto sul tavolo. Lizzie fece per
prenderlo, ma Rose lo afferr per prima. Per favore, lascia
stare, disse Rose. Spetta a me.
Va bene, disse Lizzie. Per questa volta. Grazie.
Vorrei.... La sua voce scem, indugiando su quel sibilo persistente.
...sssh. Vorrei che mio padre mi avesse parlato di te.
Rose tir fuori le banconote dal suo lungo portafogli con
la cerniera. Sai che ti dico? Io no.
No?
No. E qui Rose sorrise, come se sapesse che stava per
concedere un complimento. E ti dico il perch, continu,
allungando il braccio sopra il tavolo di frmica sporco per
prendere la mano di Lizzie. Perch conoscersi in questo modo
 stato davvero un grande piacere.
...
Capitolo 6.

Londra, 1945.

Quella tiepida sera di maggio, nel bel mezzo della travolgente
baldoria, Rose e Margaret cercavano di districarsi tra
la folla nelle strade; Union Jack ammainate, bandierine fuori
dalle finestre, fal attorno a cui ballavano bambini e adulti,
volti arrossati e lucidi per il calore. Di tanto in tanto scoppiavano
fuochi d'artificio; bengala serpeggiavano nell'aria.
Passarono accanto a un pianoforte trascinato sul marciapiede,
coperto di persone che cantavano Roll Out the Barrel. Uno
sconosciuto mise un bicchiere di limonata e una fetta di torta
di mele tra le mani di Rose.
Aveva impiegato un po' a capire perch tutto fosse cos luminoso,
che la coltre oscurante era stata strappata via, e diversi
altri minuti prima che si rendesse conto di non aver mai
visto Londra cos illuminata di notte.
Tutta quella luce era certamente bella. Eppure Rose avvertiva
una certa inquietudine. Venivano illuminate cose che era
meglio restassero nell'ombra: un enorme cumulo di macerie
dove prima sorgevano tre casette a schiera, lo squallore del
suo consunto vestito di cotone bianco (come pure quello di
Margaret, nonostante i nastrini rossi, bianchi e blu che aveva
intrecciato intorno alla vita). La luce non poteva fare nulla
contro la puzza, il sapore della polvere che sentiva in fondo
alla gola e che non era in grado di mandare via.
Ma tutto ci non aveva importanza. Presto avrebbe rivisto
i suoi genitori. Questa consapevolezza era come il filo di seta
che usavano in fabbrica: appena visibile, eppure un materiale
su cui si poteva fare affidamento. Quella sera sarebbe
andata a casa e avrebbe scritto ai suoi genitori. Aveva ottenuto
un indirizzo tramite la Croce Rossa. Sicuramente adesso
ricevevano lettere. Sarebbero venuti in Inghilterra, li avrebbe
rivisti presto.
Quanto tempo ci sarebbe voluto? Due settimane, un mese?
Di pi, forse? Cosa avrebbe provato nel rivederli? Ripensava
a quell'ultima notte, sulla strada per la stazione, con Mutti
che indossava il suo cappottino di lana blu col collo di lapin,
le mani sudate nonostante il freddo dell'inverno; e Papi,
che le diceva di non preoccuparsi, di stare tranquilla, che
Gerhard si sarebbe preso cura di lei. Rose aveva undici anni
allora. Adesso quasi diciotto. Era trascorsa quasi met della
sua esistenza da quando li aveva visti l'ultima volta. Li avrebbe
riconosciuti? E loro?
Era finita. Tutta quell'attesa era finita. Afferr la mano di
Margaret e si mise a saltare, come quando erano piccole.
Dai. Cosa stai aspettando?.
La bocca di Margaret, rossa per via del succo di barbabietola,
si apr in un sorriso. Era solo cinque centimetri pi di
Rose, ma sembrava pi alta, pi disinvolta nel suo invidiabile
fisico procace. Da quand' che vai di fretta tu?, disse,
ma acceler il passo. Si fecero strada tra i festaioli. A Trafalgar!
Si festeggia, finalmente!.
"Finalmente" era proprio la parola adatta. La notte prima
Rose era stata svegliata da un fragoroso temporale. Il suo corpo
era preparato a quel suono deflagrante, quelle vibrazioni
che significavano l'arrivo di un missile. Guard la forma
del corpo di Margaret che dormiva nel suo lettino, pensando
che avrebbe dovuto svegliarla, che dovevano precipitarsi
gi al rifugio. Ma poi si ricord: la guerra era finita.
Trafalgar Square era roboante e stipata di gente che picchiava
sui coperchi dei cassonetti e cantava, corpi schiacciati
gli uni contro gli altri... Rose aveva uno spazio libero
di neanche un metro e mezzo, perci riusciva a vedere solo
spalle, musi, nuche, braccia che si agitavano e spingevano.
Ecco Fred!, url Margaret, anche se stavano una accanto
all'altra. Fred!.
A Rose ci volle un po' per ricordare chi fosse Fred. L'allampanato
militare americano che Margaret aveva conosciuto al
Rainbow Corner qualche settimana prima. In quei giorni con
Margaret c'era sempre un ragazzo. Ma nessuno durava mai
a lungo. (Vedendola con tutti quei ragazzi non avreste mai
immaginato che fosse una delle pochissime donne ammesse
alla London School of Economies). Margaret sgattaiol via
alla sinistra di Rose e la folla la inghiott. Rose tent di seguirla,
ma non riusciva pi a vederla, e non vedeva neppure
Fred. Un soldato ballava vicino a un lampione, facendo roteare
la giacca. Una ragazza vestita di giallo si arrampic sopra
la fontana con due ufficiali, mettendosi a ballare tra di loro.
Rose sobbalz all'indietro: la sua caviglia aveva colpito
qualcosa di rigido. Fu solo allora che si rese conto di essere
ai piedi della scalinata di marmo che portava alla National
Gallery. Totalmente avvolto dalla luce, l'edificio aveva assunto
un bagliore ambrato.
Negli otto mesi da quando Rose viveva a Londra, era entrata
nella National Gallery solo una volta, la settimana stessa
in cui si era trasferita, dopo che Margaret le aveva offerto
di dividere con lei la sua stanza a Londra, consentendole
cos di lasciare la casa dei Cohen. Margaret si era iscritta alla
LSE e Rose... be', si sarebbe dovuta trovare un lavoro.
Potresti dare lezioni private, aveva proposto Margaret,
senza essere sgarbata. Potresti dare lezioni e andare a scuola.
Vedremo, aveva risposto Rose, non volendo rovinare
quell'illusione. Entrambe sapevano bene che aveva bisogno
di uno stipendio stabile e che le lezioni private non glielo
avrebbero garantito. Comunque, per prima cosa, Rose era
andata alla National Gallery e si era messa in coda. Aveva saputo,
dai giornali o dalla radio, dei concerti di mezzogiorno
di Myra Hess; un amico dei Cohen ci era stato e aveva detto
che si trattava di un'esperienza unica.
Aveva impiegato quasi due ore per raggiungere l'entrata,
dove aveva fatto cadere i suoi scellini nella scatola prima di
varcare la soglia.
Le pareti sembravano cos spoglie con tutte quelle cornici
vuote, prive di opere d'arte (fatta eccezione per l'immagine
del mese, la collezione della galleria era stata messa al sicuro
in un nascondiglio militare; dove esattamente, nessuno
lo sapeva). Rose aveva comprato un sandwich al miele ed uvetta
dalla mensa di Lady Gater e l'aveva mangiato al banco,
rapidamente e in silenzio, come se qualcuno potesse scoprirla e
mandarla via. Ma nessuno le aveva detto niente, cos si era diretta
verso l'area piena di persone sotto la cupola di vetro della
galleria e, quando si era resa conto che i posti a sedere erano
finiti, rimase in piedi di lato. Poi la signorina Hess era uscita
- pi piccola e rotonda di quanto Rose avesse pensato - e
aveva suonato Bach con tale veemenza e perfezione che tutto
ci a cui Rose aveva potuto pensare era stato: "Devo assolutamente
raccontarlo a Mutti. La far venire qui un giorno".
Ed ecco ora Margaret che le tirava la mano, con il viso radioso,
i capelli biondi ancora perfettamente arrotolati dietro
la nuca e un grosso uomo in uniforme al fianco. La tirarono
verso una fila di persone che ballava, Rose dietro Margaret
e dietro Fred, che non era allampanato ma si muoveva agilmente.
Un altro soldato americano, un bel marinaio, nonostante
lo strano cappello e la cravatta, si un alla fila dietro
di lei. Era facile muoversi, striscia striscia striscia, alza, alza,
essere trascinati. Rose segnava il passo, uno-due-tre, alza, alza.
"La guerra  finita", pens. Alza, alza... lanciava le gambe,
una dopo l'altra, inebriata: "Niente pi guerra". Le sue
mani scivolarono sui fianchi di Margaret.
Aiuto, disse il marinaio dietro di lei. Quasi url per farsi
sentire.
Scusa?.
Con le mani le afferr i fianchi. Per ballare. Ho bisogno
di una guida. La fece ruotare su se stessa. Aveva ragione;
era bello, alto, con gli occhi chiari.
 difficile.
Riposizion le mani sui suoi fianchi. Ma ci sono cose pi
divertenti che ballare.
Non mi sembra una buona idea. Cerc di dire Rose in
maniera civettuola, ma senza riuscirvi. Si volt e corse per
raggiungere la fila, concentrata sulla schiena di Margaret, sul
modo in cui muoveva i fianchi avanti e indietro.
Lui barcoll e la prese per la vita. Dai, disse, trascinandola
via dalla fila. Io sono Paul.
Rose.
Presto torner a casa.
Tutti stanno tornando a casa. Le piaceva dirlo ad alta voce.
Pi lo diceva e pi ci credeva. Aveva ricevuto l'ultima lettera
di Gerhard circa un mese prima, quando la sua truppa
era alle porte di Berlino. "Non ci vorr molto", aveva scritto.
Torno a casa, nel Maryland, per lavorare con mio padre. Si
accost a lei, giocando con il nastro che le pendeva dal vestito.
Il cuore prese a batterle forte. Era cos carino. Non sapeva
in che parte dell'America si trovasse il Maryland - l'America
era l'America - e lei non glielo chiese. Pens alla fabbrica
di Tottenham Court Road che sperava di lasciare presto.
I suoi genitori sarebbero inorriditi sapendo che lavorava in
una fabbrica di paracaduti - soprattutto Mutti - ma lei gli
avrebbe mostrato i soldi duramente guadagnati che aveva risparmiato.
Guadagnava cinque sterline a settimana; niente.
Ne  valsa comunque la pena, avrebbe detto.
Sei bella, le stava dicendo Paul. Si tolse il cappello e glielo
fece scivolare intorno al collo, assumendo un'espressione
languida.
Si irrigid. Non  vero, mormor, ma non si mosse. A eccezione
di un goffo bacio casto da parte di Phillip Trumbell,
un amico del fratello maggiore di Margaret, nessuno l'aveva
mai toccata. E di certo non in questo modo. Era cos che
andava? Rose si guard intorno, con il cuore impazzito, ma
nessuno sembrava prestare attenzione a loro.
Lei prov a tirargli su il capo, per avvicinarsi alle labbra,
ma la sua bocca le stava gi esplorando il collo, l'orecchio.
Sent la sua lingua guizzare. No, non qui, sussurr, ma lui
non sembrava sentire. Con esitazione prov a baciarlo anche
lei, poggiando le labbra in rapida successione sulla sua testa,
coprendo con i palmi delle mani le sue orecchie. Erano cos
delicate, stranamente separate dal resto del corpo.
Ma pi lei cercava di rallentare, pi lui accelerava. Si appoggi
a lei, afferrandole saldamente la vita. Le sue mani si
muovevano verso l'alto.
No, disse lei, ma le sue parole erano come gelatina che
si solidificava in gola. Paul. Si chiamava cos, giusto? Prov
a fermarlo. Lo desiderava, ma non cos.
Che c'?. Tir fuori quelle parole con il respiro e un suono
che si affievoliva, ma le sue mani divennero ancora pi
sicure. Prima che se ne rendesse conto, aveva sollevato l'orlo
del suo vestito e le aveva afferrato il sedere come se fosse
l, a disposizione.
No. Ti prego, disse, non riuscendo a fare altro. Cerc di
spintonarlo, ma senza successo. Adesso lui la stava spingendo
contro qualcosa... un muro? Era molto pi grande adesso.
Rimase pietrificata dalla paura. Per un attimo non sent
alcun suono. Le torn in mente il silenzio terrificante che
aveva segnato l'anno appena trascorso a Londra, la quiete
avvolgente prima del ciuf ciuf e quel terribile rantolo che assomigliava
al suono di un motore fuori controllo prima del
fragore assordante. Tutto nel giro di pochi secondi. Prima il
silenzio, poi un rumore spaventoso: un missile, l'esplosione.
Ma Paul si era scansato. Non ho intenzione di costringerti,
disse irritato.
Rose si sent ancora pi agitata, sconvolta. Scusami, disse.
Le ci vollero anni prima che si domandasse perch fosse
stata lei a chiedere scusa.
Non cerc Margaret. Con la testa bassa, corse tra la folla,
attraversando la relativa oscurit di Lincoln's Inn Fields.
Anche l c'era gente che festeggiava, esultava e faceva scoppiare
petardi, ma molta meno, e nessuno sembrava fare caso a lei.
Quando arriv a casa si prepar un bagno (tiepido, e con
non pi dei dieci centimetri d'acqua previsti dal razionamento;
seguire le regole aveva l'effetto di tranquillizzarla quella
sera). L'acqua non le copriva il petto e lo stomaco, ma rimase
l per un bel po'. Alla fine usc, con le membra rigide. Ma
cosa le era saltato in mente di scendere in strada? Aveva bisogno
di scrivere ai suoi genitori.
Dopo i due giorni di festa nazionale dichiarati da Churchill
per celebrare la vittoria, Rose si infil la tuta, leg i capelli
e torn nella fabbrica, rimasta comunque aperta. (Certo,
aveva detto la signora Lloyd mentre dava un tiro alla sigaretta.
Chi credi che debba cucire i paracaduti per il Pacifico?).
Proprio come faceva da mesi, Rose prese posto
sul suo sgabello, fiss la luminosa seta bianca sotto le luci e
guid il tessuto sotto la macchina. La musica delle big band
trasmessa dalla BBC fuoriusciva dagli altoparlanti, ma non si
addiceva al vorace sferragliare delle macchine. Era difficile
concentrarsi, ma Rose doveva assolutamente riuscirci (c'era
stato un terribile incidente: i capelli di una ragazza erano rimasti
impigliati negli ingranaggi). Rose, per, non faceva altro
che pensare a dove si sarebbe recata alle quattro e mezza,
dopo aver timbrato per uscire e la sua giornata avrebbe
finalmente avuto inizio.
Di solito andava prima alla Bloomsbury House, l'enorme
edificio di pietra nel West End che sent a lei familiare
prima ancora di mettervi piede. Bloomsbury House non
era affatto una casa, ma un edificio amministrativo di diversi
piani che ospitava varie organizzazioni per rifugiati ebrei.
Bloomsbury House aveva contribuito a portarla in Inghilterra.
Non erano gli uffici, tuttavia, a destare il suo interesse adesso.
C'erano degli elenchi sulle pareti. C'erano dei nomi. Scritti
su sottilissimi fogli di carta affissi lungo i corridoi affollati,
e gli elenchi non erano in ordine alfabetico n avevano la data.
A Rose quei nomi suonavano cos dolorosamente familiari:
Solomon, Karl, Eva, Trude, Lore Kurt; Singer, Weinstein,
porges, Schwartz. Ebrei, gente con cui era cresciuta. Leggerli
le dava un senso di vertigine. Quello dei suoi genitori non lo
aveva trovato. Non ne aveva riconosciuto nessuno tra quelli
affissi. Ma venivano continuamente aggiunti nuovi elenchi e
ci voleva dire che ogni visita, ogni nuovo giorno, conteneva
un barlume di speranza.
Oltre a Bloomsbury House, Rose faceva visita alla Croce
Rossa e all'Agenzia per i Rifugiati delle Nazioni Unite. L'estate
del 1945, nei corridoi affollati, la gente parlava: "Hai provato
al World Jewish Congress? Hai saputo che l'esercito americano
ha un suo elenco affisso al Rainbow Corner?". I giornali
ebrei - il Jewish Chronicle, il Tribune - pubblicavano
colonne di nomi nelle ultime pagine. Alcune persone venivano
ritrovate. Nuovi nomi venivano aggiunti ogni giorno.
Era una procedura laboriosa e imperfetta e la gente che insieme
a Rose affollava questi uffici non lesinava le proprie lamentele.
Ma per una volta Rose era grata a quelle code,
alla lentezza snervante delle informazioni che venivano fornite.
Le ombre indicavano la presenza di ulteriori elementi ancora
da scoprire. L'incertezza, per definizione, includeva un
sottile, prezioso, spiraglio di speranza.
Aveva saputo, ovviamente. Cose terribili, indicibili.
Buchenwald fu il primo campo di cui era venuta a conoscenza,
nell'aprile precedente, quando le truppe alleate erano alle
porte di Berlino e Stalin non dava scampo. Persino prima
del May Day erano trapelati alcuni dossier. Lei lo sapeva:
prima o poi l'elenco dei sopravvissuti che analizzava con tanta
perizia sarebbe stato sostituito dall'elenco dei morti. Ma
non era ancora successo. Per adesso c'erano solo sopravvissuti.
E lei continuava a cercare.
Nell'estate del 1945 Londra era piena di sporcizia e macerie,
avvolta dal cattivo odore di giornali bruciati, olio di
frittura e urina. Le luci che tanto avevano stupito Rose durante
il Giorno della vittoria erano intermittenti; nei negozi,
in metropolitana, in fabbrica. I blackout erano frequenti.
Il razionamento era ancora in corso. Ma per qualche illogico,
inspiegabile motivo, Rose si sentiva speranzosa. Aveva
uno scopo. Dopo aver lasciato Tottenham Court Road prendeva
la metropolitana per andare a controllare l'elenco, reggendo
un bastone con una mano e con l'altra un voluminoso
romanzo di Margaret che non vedeva l'ora di leggere, con
la luce fioca (o, talvolta, completamente assente, se qualcuno
aveva sgraffignato le lampadine dietro i sedili). Eppure sentiva
che qualcosa poteva ancora cambiare. Era un'epoca in
cui paura, frustrazione ed incertezza si mescolavano con una
certa leggerezza, una speranza estremamente tenue e fragile,
una possibilit che tutto quello un giorno avrebbe fatto
solo parte del passato.
Sarebbe stato davvero strano se i suoi genitori fossero entrati
dalla porta. Cosa avrebbe pensato Mutti della sua bambina
ormai diventata adulta? Si sarebbero riconosciute? Di cosa
avrebbero parlato? Mutti le avrebbe forse detto che doveva
indossare un cappotto o con chi doveva fidanzarsi, o s, aveva
ragione, It's That Man Again era davvero uno show terribile?
Continu a cercare.
Non capisco perch tu non voglia uscire. Questa era
Margaret, mentre se ne stava seduta sul bordo del letto,
avvolta nell'accappatoio e con le gambe distese davanti a s.
Stava applicando una spugnetta sui polpacci, tamponando
una sostanza marrone sulle gambe cambiandone la tonalit,
da pallida ad abbronzata. Pap mi ha mollato venti sacchi!
Domani saranno finiti.
Rose scosse la testa. Lo sai che non posso. Devo alzarmi
presto.
Lavori troppo. Margaret premette un pollice contro il
polpaccio e lo vision. Vorrei che non dovessi lavorare cos
tanto.
Rose scroll le spalle. Non fa niente. Fece cenno con il
mento alle gambe di Margaret. Non capisco perch perdi
tempo con quella roba.
Nemmeno io, borbott Margaret, con la testa china mentre
soffiava sulle gambe. Ci mette un sacco ad asciugare,
poi guard di nuovo su, con gli occhi fissi in quelli dell'amica.
Non deve essere per forza cos, disse, e Rose cap che non
stavano pi parlando di quella roba che aveva sulle gambe.
Ho bisogno di lavorare. Lo sai. Rose arross e concentr
l'attenzione sul copriletto che stava lisciando con la mano. I
loro letti erano uno accanto all'altro, con un sottile spazio a
separarli. Non c'era molto altro: una cassettiera attaccata al
muro vicino al letto di Rose, un baule sotto l'unica finestra
dove Margaret teneva i libri di scuola.
Lo so.  che sei cos in gamba, disse Margaret, toccando
la spalla di Rose. Non sono affari miei, ma mi piacerebbe che
avessi un lavoro che ti permettesse di usare la tua intelligenza.
Rose si ritrasse. Margaret aveva ragione; non erano affari
suoi.
Rose era un po' scorbutica, se ne rendeva conto. Margaret
stava solo cercando di aiutarla.  una cosa temporanea.
E poi ci sono un sacco di ragazze in gamba al lavoro, disse.
Rose sapeva badare a se stessa. Quando Mutti e Papi sarebbero
arrivati, avrebbero avuto bisogno di tutto il denaro che
era in grado di offrire. Ma sapeva che non era cos semplice;
non era orgogliosa di indossare tutti i giorni quella tuta e
cucire quei pezzi di seta per ore ed ore. Temeva la disapprovazione
di Mutti quando avrebbe appreso che sua figlia lavorava
in una fabbrica. "Ma voi dovete capire", avrebbe voluto
dire sia a Mutti che a Margaret. Stava facendo ci che
poteva. Certo che era capace di fare di meglio.
Lo so, disse Margaret. Lo so che si tratta di una cosa
temporanea. Ma stavo pensando: perch non chiedere ancora
aiuto ai Cohen?. Prese una grossa matita dalla scrivania
e si sedette accanto a Rose. Ascolta, se si intenerissero,
tu potresti lavorare part-time, guadagnare qualcosa e andare
a scuola.
Era frustrante per Rose ascoltare Margaret proporre quello
scenario, come se fosse semplice da realizzare. Non poteva
chiedere niente ai Cohen. Non le dovevano nulla. Rose guard
la tenda grigiastra della finestra che sembrava sul punto
di cadere da un momento all'altro. La stanza era troppo piccola,
Margaret, con tutte le sue buone intenzioni, troppo vicina.
Ma non s'inteneriranno, disse. E io non ho intenzione
di chiederglielo di nuovo.
Ci tengono cos tanto a te, Rose. Lo so che non sempre te
ne rendi conto, ma  cos. So che ti hanno detto che sarebbero
disposti ad aiutarti solo per il corso da infermiera. Ma se
andassi a fargli visita e spieghi con chiarezza la situazione al signor
Cohen, sono certa che ti darebbe una mano. Vale la pena
tentare.
Rose fece cenno di no. Non posso, disse. La signora
Cohen era stata categorica. Quella di infermiera era una professione
pratica e nobile. E se non avesse voluto farla? Allora,
una volta compiuti i diciotto anni, si sarebbe arruolata
tra le ausiliarie dell'ATS. Dovresti essere riconoscente, aveva
detto la signora Cohen. Si tratta del modo migliore per
ripagare il tuo Paese.
D'accordo, disse Margaret. Era solo un'idea. Rose sapeva
che avrebbe voluto dire altro, ma Margaret prese la matita
e inizi a disegnare una sottile linea scura da dietro la sua
caviglia sinistra, su per il polpaccio, imitando le cuciture delle
calze che nessuna delle due poteva permettersi.
Forse Margaret aveva ragione. Forse il signor Cohen avrebbe
accettato. Ogni mese riceveva da lui una busta con due
banconote spiegazzate da una sterlina; non molto di pi della
paghetta che le dava quando aveva dodici anni. Eppure
ogni mese quella busta arrivava. "Per Rose", scriveva nella
sua grafia a ragnatela, nient'altro. Quella missiva riusciva
sempre a provocarle una fitta. Teneva i soldi del signor
Cohen in una busta separata e li utilizzava per piccoli acquisti,
uno pi superfluo dell'altro: del ribes nero che aveva
visto in ottobre in un negozio di Notting Hill, un volumetto
in pelle delle poesie di Hopkins, una scatoletta con
del marzapane presa da Selfridges che aveva mangiato furtivamente
senza dividerla con Margaret e il cui gusto di
mandorle l'aveva riportata all'appartamento di famiglia in
Liechtensteinstrasse.
Grazie della proposta, disse Rose con tutta la cortesia
e la dignit di cui era capace. Ma devi capire che per me 
diverso. E poi non poteva cambiare programma, non adesso.
Come poteva prendere una qualsiasi decisione prima di
avere loro notizie?
Un gioved di fine novembre, poco prima dell'orario d'uscita,
un ispettore in camice bianco si ferm di fronte a Sylvia,
una piccola e seria ragazza di Praga che sedeva accanto
a Rose ed era molto veloce con le enormi spolette di filo.
Fu a quel punto che Rose si accorse che Sylvia aveva smesso
di lavorare.  il secondo ago che rompe questa settimana,
signorina Strauss, disse l'ispettore. Verr detratto dal
suo salario.
Sylvia annu. Non succeder pi, signore.
Se ne and via a grandi passi e Rose le si accost. Tutto bene?.
Sylvia annu, tornando alla sua rumorosa macchina con rinnovato
impegno.
Si  tagliata un dito l'altro giorno, disse la signora Lloyd,
l'altra vicina di Rose. Si  gonfiato in modo impressionante.
Ha fatto infezione. Il marito della signora Lloyd, come spesso
ricordava loro, era stato un farmacista prima della guerra.
Rose torn a guardare Sylvia e vide che teneva la sua piccola
mano sinistra sul grembo. Deve andare in ospedale. Non
dovrebbe stare qui, disse Rose. Vieni, Sylvia, fammi vedere.
Ma Sylvia non si mosse.
Infezione o no, ha assoluto bisogno della paga questa settimana,
disse la signora Lloyd. Non andr da nessuna parte.
Ho riavuto indietro la mia lettera, disse Sylvia. Non guardava
Rose mentre parlava. Dice che sono stati deportati.
Quale lettera?, chiese Rose, ma lo sapeva benissimo.
I miei genitori.  tornata indietro. Sul retro c'era scritto "deportati
ad Auschwitz. E c' una data, il 10 novembre 1944.
Rose annu, ammutolita. Non aveva mai parlato con Sylvia
dei suoi genitori. Non avevano parlato affatto delle loro famiglie.
Rose si rese conto di tenere una mano sopra la bocca.
Sentiva che era necessario, per contenere tutto ci che si
era sciolto dentro di s.
Ma ci sono cos tante persone in quei campi profughi,
disse Sylvia, non possono averli gi registrati tutti.
 cos, sar sicuramente cos, disse Rose con una convinzione
che non sentiva.
Faceva freddo quando Rose raggiunse l'appartamento di
Catton Street quella notte. I due maglioncini che indossava
sotto il cappotto non riuscivano a tenere lontano l'amarezza.
La luce del giorno se ne era andata da un bel po', anche se
era una notte chiara, con una mezzaluna sospesa sulla cima
degli edifici danneggiati lungo la strada. Presto sarebbe arrivato
dicembre, il primo periodo di festivit dopo la guerra.
Stava frugando per trovare le chiavi quando si accorse di un
ufficiale in uniforme fermo all'angolo dopo la lavanderia che
fumava appoggiato al tronco scorticato di un platano. Non gli
diede molta importanza. Poi ud: Ehi, Mausi, non si saluta?.
Lei url.
Dopo mesi di stanza a Minden, in Germania, Gerhard aveva
ottenuto una licenza. Restava sei giorni a Londra e aveva
appena lasciato i bagagli da Charles, il fratello acquisito
nella famiglia con cui aveva vissuto su a nord. Sono venuto
subito qui, le disse mentre lo conduceva su per le umide
scale che portavano all'appartamento, accendeva il bollitore
sul cucinino e tirava fuori la scatola di biscotti che fortunatamente
non aveva finito.
Avresti dovuto scrivere... o chiamare. Ma sono felice di
vederti, disse. Ti piacciono i biscotti? Oppure ho una scatoletta
di manzo da qualche parte. Posso prepararti un sandwich.
O un uovo? Margaret ha un uovo e sono sicura che
non avr nulla in contrario se lo uso per questa occasione speciale.
Ma che dico? Forse vorrai farti una doccia?
Mausi, frmati. Mi fai il favore? Sto bene. Lo disse con
quel familiare fastidio fraterno cos riconoscibile che avrebbe
voluto legarlo sul posto per non lasciarlo mai pi andare via.
Gli strinse il braccio e and a versare l'acqua per il t. I
suoi occhi erano sempre stati di quella tonalit cos vivace
di blu? Erano dello stesso colore degli uccelli stampati sul
foulard di Mutti.
Sono un tenente adesso, disse con un sorriso sornione.
Un tenente? Ma  magnifico. Devi essere importante.
Rose gli pass la tazza.
Non proprio. Hanno bisogno di traduttori.
Davvero? E com' il tuo tedesco?, chiese Rose in inglese.
Parlavano sempre in inglese adesso. Papi sarebbe rimasto
sconvolto da quanto poco ricordava; il suo vocabolario
era rimasto fermo ai tempi delle elementari.
In Ordnung, disse lui. Okay. Questo lo ricordava. Hanno
fretta di rimettere le cose a posto, disse Gerhard. Erano
seduti fianco a fianco ai piedi del letto, tenendo in equilibrio
le tazze sulle ginocchia. Ma non ci sono molte possibilit
che questo avvenga a breve. C' il caos laggi. Maledetti
crucchi. Si meritano tutti i guai possibili. Sorseggi il
suo t e diede un altro morso al biscotto con evidente piacere.
Sono buonissimi.
Sono stantii, disse Rose. Adesso capisco come ti trattano.
Fece un sorso di t. Era tiepido e sospett che non fosse
mai stato caldo. Hai scoperto qualcosa di nuovo? Tutto
 cos lento qui... Non sono riuscita a sapere niente.
Mescolava il suo t mentre lo diceva, con gli occhi fissi sul cucchiaio
di metallo, sulla curva che disegnava sotto la superficie
del liquido caldo; un'altra illusione del suo occhio. Se non
trovava Mutti e Papi, forse avrebbe potuto trovare qualcuno
che sapeva cosa fosse successo. Aveva iniziato a cercare i
Fleishman, la famiglia che per un periodo aveva vissuto con
i suoi genitori dopo che lei e Gerhard erano partiti. Aveva
anche provato a cercare Bette, scrivendo all'ultimo indirizzo
in suo possesso a Monaco, ma niente. So cosa hai detto
nelle tue lettere, ma non hai trovato niente su Mutti e Papi
da allora?.
Gerhard scosse il capo. C' un altro tenente ebreo originario
di Friburgo e insieme abbiamo messo in moto un sistema
per controllare gli elenchi dei campi profughi ma...
niente. La guardava con un'espressione seria. Ma sono stato
a Vienna.
Non era sicura di aver sentito bene. Vienna? La loro citt?
Quando?, riusc finalmente a dire.
Si accese una sigaretta. Circa due, quasi tre settimane fa.
Ci avevano detto che dovevamo ascoltare degli ufficiali. Senza
chiedere, ne accese un'altra e gliela pass. Rose l'accett
con gratitudine e prese il posacenere di Margaret dal davanzale
della finestra. Sai, gente davvero molto vicina ai vertici.
Dissero che avevano bisogno di una squadra composta
da noi. Ero eccitatissimo all'idea, non vedevo l'ora; ma non
fu come credevo. Erano solo pesci piccoli. Uno era il sindaco
di un piccolo paesino chiamato Fiestel, e rispondeva di
s a qualsiasi domanda gli facessi. Conoscevi il macellaio, un
ebreo di nome Weiss? Hai lavorato con tizio, l'ufficiale nazista?
S, s, s, diceva. Usc fuori che aveva la moglie malata.
Avrebbe detto qualsiasi cosa pur di tornare a casa da lei.
Gerhard fece una pausa. L'ho odiato anche per questo.
Rose stava ascoltando, cercando di capire, ma non riteneva
di riuscirci. Che cosa c'entrava la moglie malata di un nazista
con tutto il resto? Aspir il fumo. Com'era l'appartamento?
 in buone condizioni? Sei entrato?
Non sono andato all'appartamento.
Non sei andato a casa?
Sono stato l per cos poco e ho dovuto lavorare tutto il
tempo. Eravamo alloggiati fuori citt. Tu non capisci; era cos
strano, essere l, in quel modo, fece cenno alla sua uniforme,
con tutti gli altri uomini. Non sembrava pi la citt che conoscevo,
figuriamoci quella in cui ero cresciuto.
Ma sarebbe stato diverso se fossi andato nella nostra via,
disse Rose, come se potesse ancora fargli cambiare idea. Come
poteva essere a Vienna e non andare l? E se i genitori
fossero stati ancora da quelle parti? E se qualcuno avesse
parlato con loro?
Gerhard stava scuotendo la testa. Pigi la punta della sigaretta
nel posacenere. Tu non hai idea di come  diventata,
disse. Non  pi la stessa.  solo un'altra citt bombardata.
Non pu essere vero.
 cos. Il palazzo dell'opera distrutto. Anche il Burgtheater;
il tetto della cattedrale di Santo Stefano crollato, danneggiato
da un incendio appiccato da saccheggiatori, austriaci,
scosse il capo, non i nostri uomini. Non  pi lo stesso
posto. La citt non esiste pi.
Ma Mutti e Papi..., Rose si sforz di dire, sopprimendo
il magone insopportabile che sentiva dentro. Potrebbero
tornare l, in qualche maniera.
No, Rose. Spense il mozzicone della sigaretta. Non credo
proprio.
Come fai a saperlo? Non puoi esserne certo. Riusciva a
malapena a far uscire le parole, sentiva la gola secca e la pressione
sui suoi occhi che aumentava.
Ne sono certo, disse Gerhard bruscamente. Temo proprio
che sia cos. A Minden, dove stazionavamo, la citt era
distrutta; il municipio, la cattedrale. Tutto bombardato. Ma
la gente sta tornando. Un giorno stavamo consegnando delle
coperte ed ho conosciuto questi ragazzi, ragazzi ebrei, due
fratelli, Samuel e Martin, e un loro amico, Oskar. Erano stati
a Birkenau insieme ed erano tornati perch il padre di Oskar
aveva una casa fuori Minden; gli ebrei stavano l dal Tredicesimo
secolo. Non sapevano dove altro andare.
Vedi?, disse Rose.  come ti dicevo.  ovvio che tornavano
l, da dove erano venuti;  cos che fa la gente.
Lui appoggi le mani sulle sue. Mi lasci finire, per favore?
Dio, sei proprio come Mutti. Deve essere sempre come
dici tu.
L'aver nominato la loro madre e la pressione della sua mano
ammutolirono Rose.
Quello che voglio dire  l'aspetto che avevano, le storie
che raccontavano.... La voce di Gerhard scem. Non torneranno,
disse alla fine.
Non lo puoi sapere, grid. Voleva con tutte le sue forze
che si sbagliasse. Non puoi saperlo affatto.
Io non volevo saperlo. Non avrei mai voluto sapere niente
del genere. Ma lo so, disse, scuotendo la testa. Non torneranno,
Rose. Si alz in piedi, portando la tazza al lavandino
e sciacquandola sotto l'acqua.
Gerhard, ti prego, disse, e gli afferr il braccio per fermarlo.
Lavare la tazza? Adesso?
Lui la tir a s e l'abbracci. Mausi, noi siamo qui. Siamo
ancora qui, continuava a dire tra i suoi capelli.
Quella notte cammin. Cammin via da Holborn e dalla sua
stanza in Catton Street, via da Soho, dove sapeva che Margaret
incontrava i suoi amici e da Clerkenwell, dove Gerhard
alloggiava presso Charles. Cammin come se avesse uno scopo,
come se sapesse dove andare.
Non pens a indossare un maglione sotto il cappotto. Dov'
che doveva andare? Stanotte, la settimana prossima? Il mese
prossimo? Era inimmaginabile il futuro.
Si ritrov a Embankment, ai piedi di Waterloo. Il ponte
era stato danneggiato all'inizio della guerra e negli ultimi anni
lo stavano ricostruendo; aveva sentito dire che ci lavoravano
cos tante donne che era stato soprannominato Ladies'
Bridge. Ecco un'altra cosa che era stata distrutta e che ora
stava risorgendo, e lei odi quel ponte come se le avesse portato
via qualcosa.
Sal i gradini che portavano sopra. Inizi ad attraversarlo.
Il Tamigi era un tappeto nero. Nello spazio aperto il freddo
saliva. L'aria le colpiva le guance, i polpastrelli si intorpidivano.
Le luci delineavano il fiume; c'era Westminster illuminata
e, oltre, St. Paul.
Rose distolse lo sguardo dalle vaste luci della citt rivolgendolo
gi, all'acqua. Scorreva rapida, un movimento di argento scuro
che percepiva, pi che vedere. Sent qualcosa tamburellare
dentro di s. Le sue mani si aggrapparono alla ringhiera gelida.
I suoi genitori erano morti. Sapeva che era vero. Ma come
poteva esserci una totale assenza di prove? Come avrebbe potuto
vivere in un mondo in cui non c'erano prove? E se nessuno
sapeva di loro, che cosa sarebbe successo a lei? La sua
vita in Inghilterra doveva essere temporanea. Non era previsto
che restasse l per sempre. Cosa avrebbe fatto adesso?
La testa le sembrava troppo pesante perch il corpo la sostenesse;
voleva sbarazzarsi di quel peso, di quel tremendo
fardello. Perch doveva essere un bene il fatto che fosse sopravvissuta?
Rose ripens al soldato della notte della liberazione,
al modo in cui l'aveva toccata, come se fosse stata a
sua disposizione. Sarebbe stato quasi meglio che fosse successo.
Sarebbe stato quasi meglio che lui avesse fatto tutte
le sconcezze che voleva. Le lacrime scesero sulle sue guance
ruvide ed allora pens che no, non voleva che la toccasse affatto,
non voleva essere mai pi toccata da nessuno, non era
riuscita ad aiutare i suoi genitori, loro erano morti, sapeva
che Gerhard aveva ragione, ma lui era davvero fuori strada.
Lei e Gerhard non meritavano di stare l. Perch potevano
ancora esserci, con i loro corpi sani e le loro vite da vivere?
L'acqua brillava e l'attirava, stranamente invitante in quella
notte brutale, e persino il pensiero di cadervi dentro sembrava
allettante; cadere, cancellare, oscurare. Ma le mani di
Rose rimasero avvinghiate alla ringhiera. Non sarebbe mai
stata capace di fare una cosa simile, anche se si odiava per
questo. Perch aveva meritato di vivere? Se lo chiedeva
mentre si allontanava via dal ponte, con passo sicuro,
silenziosa e sola.
Ti sei ammalata, le disse premurosamente Margaret il
mattino dopo. Margaret teneva il bollitore acceso. Le preparava
una tazza di t dopo l'altra, mentre ascoltavano It's That
Man Again alla bbc. Nel pomeriggio Rose si sent, se non meglio,
per lo meno pi in s. Si vest. Gerhard aveva chiamato
al telefono dello stabile ed aveva chiesto di incontrarla per
cenare al White Tower di Fitzrovia. Era la sua ultima notte
prima del termine della licenza. Chi era lei per dire di no?
Il White Tower  considerato uno dei migliori ristoranti,
disse Margaret, mentre l'aiutava a prepararsi, ondulandole
i capelli e mettendole del succo di barbabietola sulle labbra
per dargli colore.
Hai un bell'aspetto, disse Margaret. Rose riflett su quelle
parole. Aveva quasi diciotto anni. Cosa stava diventando?
Quando raggiunse la fine di Charlotte Street e si affrett
a entrare al White Tower, togliendosi la sciarpa, le ci volle
qualche secondo per individuare il fratello, sebbene il ristorante,
con le sue pareti verdi e le abat-jour con perline rosse,
fosse mezzo vuoto. Gerhard era seduto con una donna che
Rose non conosceva, una bella ragazza dai capelli biondi.
Ciao, disse Rose, e Gerhard salt su dalla sedia, facendola
quasi ribaltare.
Oh, ciao!, disse con un'energia nervosa, come se la sua
presenza fosse una sorpresa. Si avvicin a lei, allung la mano
e rise di nuovo, poi le strinse le spalle in un abbraccio goffo.
Che bello vederti!.
Rose lo fissava. Perch non glielo aveva detto? Perch si
comportava in modo cos strano?
Posso presentarti Isobel? Isobel, questa  mia sorella,
Rose. Rose avrebbe giurato che Gerhard fosse arrossito
mentre lo diceva.
Rose, disse Isobel, allungando una mano sottile. Sono
cos felice di conoscerti. Ho sentito tanto parlare di te.
Rose annu, frastornata. Isobel indossava una gonna di lana
scura e un golfino rosa con degli intarsi di seta nera. I capelli
lunghi fino alle spalle erano scarmigliati ma lucenti, un
leggero disordine che le conferiva una certa eleganza.
Ti piace la cucina greca?, disse Isobel mentre prendevano
posto.  buonissima. Io l'adoro. Tutti e due l'adoriamo.
Si volt in modo eloquente verso Gerhard.
Non l'ho mai provata, disse Rose con sincerit, guardando
suo fratello. Gli piaceva il cibo greco?
Devi prendere la moussaka, disse Isobel. Devi assolutamente
provarla.
Rose fece cenno di s col capo. Qualunque cosa fosse la
moussaka, l'avrebbe provata. I ritratti di soldati baffuti che
la fissavano cupi dalle pareti non avevano la forza persuasiva
delle parole di Isobel.
Disse che era cresciuta nello Yorkshire, ma che non parlava
come una del Nord. Era l'unica figlia femmina dopo
tre maschi. Persino mio padre, soprattutto mio padre, si
sent sollevato quando nacqui. Domand a Rose del suo
appartamento e di Margaret e di come si trovava a vivere
a Londra. Sorrideva facilmente. Toccava spesso la mano
di Gerhard.
Rose chiese: Da quanto tempo vi conoscete voi due?
Circa un anno, disse lui.
Pi di un anno, disse Isobel con inequivocabile orgoglio.
Sedici mesi, quasi un anno e mezzo.
Capisco, disse Rose mentre affondava la forchetta in ci
che aveva nel piatto. Erano melanzane? Erano troppo impregnate
per riconoscerle, troppo cariche di salsa. La maggior
parte del tempo in cui Gerhard era via?
S, disse sbrigativamente Isobel. Sono cos orgogliosa
di lui. Il mio ufficiale. Si mise a ridere, come se avesse fatto
una battuta.
Rose continuava a prendere del cibo dal piatto, senza dire
una parola.
Gerhard dice che vivi a Holborn, disse Isobel. Come
ti trovi?.
Rose scroll le spalle. Non  male.
Lei e Margaret sono fantastiche compagne di stanza,
disse Gerhard. Non mi sorprenderei se continuassero a vivere
insieme negli anni a venire.
Be',  un bel pensiero da parte tua, disse Rose, volgendo
la testa a Gerhard.
Uno dei miei fratelli ha abitato a Holborn per un periodo.
Sulla Macklin. Era carino. Aveva un suo fascino.
S, disse Rose. Immagino di s. Avvolse un filo di formaggio
attorno alla forchetta, trascinandolo in un po' di salsa
di pomodoro.
Con permesso, disse Isobel, scostando la sedia. Gerhard
salt in piedi per aiutarla.
Mentre Isobel si allontanava, Gerhard si accost a Rose
sussurrando: Perch sei cos scorbutica con lei? Ti farebbe
cos male essere un po' pi gentile?
Avresti potuto dirmi che c'era anche lei, disse Rose, con
gli occhi incollati su Isobel, mentre navigava tra i tavoli verso
il retro del ristorante.
Scusami, le stava dicendo Gerhard. Ero nervoso. Ed
ecco che Rose not una cosa: Isobel indossava calze vere.
Erano bellissime, con le cuciture perfettamente dritte, senza
neanche il minimo rammendo. Vedere delle calze vere la
gett nello sconforto. Che senso aveva cercare di imitarle?
Non ci si sarebbe mai nemmeno avvicinata.
Come fa ad avere i soldi per delle vere calze?, chiese Rose.
Cosa?. Gerhard alz le spalle nervosamente mentre tornava
a sedersi. Indossa calze vere?.
Rose scosse il capo esasperata. Certo, non lo aveva notato.
Fu allora che comprese che Isobel veniva da una famiglia
agiata, nulla di cui Gerhard avrebbe parlato.
Chi se ne importa delle calze?, prosegu lui.  una persona
meravigliosa. Devi darle una possibilit. Ti prego. Lo
disse con un trasporto cos atipico in Gerhard. Lei mi piace
molto.
Non me ne hai mai parlato. N ieri, n in alcuna delle tue
lettere. Perch non mi hai detto di lei?. Come poteva piacerle
cos tanto Isobel e non averglielo detto? Aveva una pallida
idea di quanto si sentisse sola? Come mai lui non si sentiva
allo stesso modo?
Non lo so, disse Gerhard, e la sua faccia divenne seria.
Ti chiedo scusa. Avrei dovuto. Torn a occuparsi del suo
piatto, raccogliendo l'ultimo boccone di moussaka. Era rimasta
solo una macchia rossa. Aveva spazzolato tutto senza
che Rose se ne rendesse conto. La cosa mi rende nervoso,
suppongo. Facciamo sul serio. Sento che... be', voglio sposarla.
Questa  l'intenzione. Ti piacer, vedrai. Lei  diversa
dalle altre. Voglio iniziare la mia vita. Sono pronto.
Matrimonio? Adesso? Di gi? Gerhard meritava di essere
felice, naturalmente, ma tutto ci a cui Rose riusciva a pensare
era: "La tua vita? Vuoi iniziare la tua vita? Come fai a
sentire di avere una vita? Mutti e Papi".
Ma no. Quel pensiero non lo poteva completare.
Le perline dei paralumi rossi oscillarono scintillanti, creando
chiazze ed ombre. Sono felice per voi, sussurr.
...
Capitolo 7.

Los Angeles, 2006.

Tutta sola, in un Paese che non era il suo. Lizzie stava pensando
a Rose mentre lei e Max finivano di cenare sul suo
piccolo patio di mattoni affacciato sul canale. Il cielo si apprestava
ad imbrunire conservando ancora tracce di viola e
l'aria si stava rapidamente trasformando da fresca a fredda.
Lizzie dimenticava sempre come a Los Angeles la temperatura
potesse rapidamente precipitare, e come le condizioni
atmosferiche potessero cambiare in un attimo.
Conosci il nome dell'investigatore che assunse mio padre dopo
il furto dei quadri?, chiese Lizzie a Max mentre sparecchiavano
la tavola. Lui portava i piatti e i vassoi, lei aveva i bicchieri.
No, disse Max, tenendo la porta aperta per lei. Non sapevo
che ne avesse ingaggiato uno. Perch?
Me lo ha chiesto Rose Downes.
Ah. Max prese i bicchieri del vino dalle sue mani, dirigendosi
verso il lavandino.
L'avrei fatto io, disse Lizzie.
Ci penso io. Max lo disse con una tale semplicit, ma era
chiaro cosa intendesse: li avrebbe lavati lui. Era solo negli ultimi
due o tre giorni che si era resa conto che la sua sollecitudine
mascherava un aspetto pi esigente della sua personalit.
Lo guard lavare i bicchieri delicati sotto l'acqua del
rubinetto. Svolgeva questa operazione con destrezza. Lei ci
avrebbe impiegato pi tempo. Sapeva di essere un po' goffa
a volte. Comunque, i bicchieri non erano i suoi.
Hai controllato le carte di tuo padre?, domand.
No, disse Lizzie. Ma devo farlo. Il solo pensiero la rese
esausta. Lei e Sarah avevano affittato un deposito, vi avevano
trasferito le carte di Joseph insieme ad alcuni oggetti
che Lizzie voleva spedire a New York: dalla cassettiera cinese
finemente intarsiata che le era sempre piaciuta ai libri di
quando era bambina (All-of-a-Kind-Family e Summer of My
German Soldier e i gialli di Trixie Belden), fino a quelli di
medicina di suo padre ed alla fotografia incorniciata degli anni
Trenta del boxer Barney Ross che era rimasta appesa nel
corridoio fuori dalla stanza del padre da tempo immemore.
Dovremmo invitare Rose a cena.
Cosa?, disse Lizzie, colta di sorpresa. Lo aveva sentito. Ma
ancora non erano usciti con nessuno, n Sarah, n Claudia.
Dovremmo invitare Rose a cena, ripet, con un sorriso
modesto. Passi cos tanto tempo con lei; credo che sarebbe
carino.
Penso di s, disse sorpresa, compiaciuta. Lei e Ben avevano
i litigi pi assurdi per via degli amici: lui pensava che
Claudia fosse egocentrica e melodrammatica; lei trovava i
suoi migliori amici rozzi e arroganti, considerate le cose banali
che lui aveva da dire.
Per quel che mi riguarda, pi amici hai qui a Los Angeles,
meglio , disse Max.
Lizzie si morse il labbro superiore, non per nervosismo,
quanto per trattenersi dal sorridere troppo apertamente.
Lizzie avrebbe potuto abituarsi a quella vita. Arriv al Dish
prima di Claudia, si sedette su uno sgabello al bancone dalla
forma ad U. Un uomo massiccio dai capelli brizzolati pettinati
all'indietro e dai baffi curati si occupava del grill. La salut
con un cenno. Hickory, niente formaggio e una cream
soda, disse burbero.
S, grazie. Ma per l'hamburger aspetta. La mia amica dovrebbe
essere qui a momenti. Lizzie adorava quel posto,
con il suo bancone all'antica e le pareti ricoperte di pannelli
in legno. Ci veniva da quando era bambina, e aveva continuato
a passarci ogni volta che capitava in citt. Le piacevano
quell'odore di fumo e i brandelli di conversazione, lo sfrigolio
del grasso sul grill. La porta a zanzariera sbatteva nell'aprirsi
e nel chiudersi, con i clienti che entravano e uscivano.
L'uomo del grill fece di nuovo un cenno, facendo scorrere
verso di lei una lattina di soda e una tazza piena di ghiaccio.
 un po' che non ti vedo.
Ho avuto da fare disse, senza aggiungere altro. Lavorava
al grill da quando lei andava al liceo. Era quasi certa che
lui pensasse che abitava ancora a Los Angeles. Non sent la
necessit di aggiornarlo.
Ehi. Ud la voce di Claudia dietro di s.
Ciao, rispose, voltandosi a baciare l'amica. Claudia portava
una giacca corta di pelle che non le aveva mai visto e
una camicia con un motivo a roselline ed era, come sempre,
alla moda.
Hickory, formaggio, patatine, le disse l'uomo del grill a
mo' di saluto.
A dire il vero, formaggio alla griglia e patatine, rispose
Claudia. E una fetta di banana cream. Grazie.
Formaggio alla griglia e torta?, chiese Lizzie guardandola.
Era la camicia o il seno sembrava pi grande? C' qualcosa
che devi dirmi?.
Claudia fece cenno di no, irrigidendo il viso. No. Mi  arrivato
il ciclo ieri.
Oh, Claude. Lizzie strinse la mano dell'amica. Mi
dispiace.
Ah, be', disse Claudia. Ho dei crampi terribili; credo
che il Clomid non faccia che peggiorarli. La torta  l'unico
rimedio.
Succeder, vedrai. Ne sono sicura. Claudia e suo marito
ci stavano provando da diversi mesi ormai.
Non ne sono pi cos sicura, disse Claudia. Ma continuo
a tentare.
Poco dopo l'uomo del grill pass loro l'hamburger e il formaggio
grigliato avvolti in carta forno e una montagna di patatine
su un piatto separato. Okay?, disse. Gli fecero cenno
di s. Il ventilatore al soffitto scatt e inizi a girare sulle
loro teste.
Che ti succede?, chiese Claudia.
A me? Sono diventata una signora che ha il tempo di
pranzare.
Una signora che pranza con hamburger e patatine,
precis Claudia, addentando il suo formaggio grigliato.
Intendevo solo che  strano, non essere al lavoro. Ho la
sensazione che mi stia perdendo qualcosa.
Ti fa bene rilassarti un po'.
Non mi sto rilassando.
Ecco, appunto, disse Claudia con la bocca piena.
Come sta Max?
Oh, disse Lizzie, trascinando una patatina dentro un
mucchietto di ketchup. Sent un sorriso spontaneo spuntarle
sulle labbra. Sta bene. Ancora non riusciva a crederci.
Sta molto bene.
Ottimo, disse Claudia. L'uomo del grill le port la torta.
Lei la avvicin e stacc con la forchetta un pezzetto di crema.
Ne vuoi un po'?.
Lizzie scosse la testa. Non sono una fan, disse. Suo padre
andava matto per la banana cream. Ricord la prima volta
che era andata l, durante il primo anno in cui abitavano a
Los Angeles. Lei e Joseph avevano ordinato hamburger;
Sarah, che allora aveva quasi undici anni, aveva annunciato di
essere vegetariana. Non le piaceva quello che offriva il men.
Alla fine aveva ordinato il formaggio alla griglia.
Quando era arrivato, Sarah ne aveva preso un pezzetto, aveva
fatto una smorfia e poi aveva staccato il formaggio indurito
lungo la crosta. Ha un sapore strano, aveva borbottato,
mostrando il proprio disappunto a Lizzie che stava divorando
il suo hamburger.
Provane solo un pochino, le aveva sussurrato Lizzie in
risposta. Sarah era diventata sempre pi schizzinosa dopo la
morte della madre. Guarda, aveva detto, staccandone un
pezzetto per s.  buono. Aveva cercato di usare un tono
incoraggiante, ma Sarah aveva agitato la testa.
Che c' che non va?, aveva detto Joseph.
Niente, aveva risposto Lizzie.
Lo sto chiedendo a Sarah, aveva detto lui. Sarah?
Non mi piace il formaggio, aveva risposto Sarah. Sa
troppo di formaggio.
Il formaggio sa troppo di formaggio? aveva ripetuto Joseph.
Ma  formaggio alla griglia. Ecco cos'.
Scusa, pap, aveva detto Sarah, tremando.
Lizzie si era voltata verso il padre, cercando di intercettarne
lo sguardo. Non le piaceva, e allora? Non poteva cercare
di essere pi gentile? La loro madre lo sarebbe stata.
Sarah stava per piangere.
Bene, aveva detto lui, ma era chiaro che intendeva tutt'altro,
e nessuno parl mentre Lizzie finiva il suo hamburger e
Joseph faceva altrettanto.
Che vuoi per dessert? aveva chiesto a Lizzie.
E Sarah? aveva detto Lizzie.
Pu avere il dessert quando finisce il panino.
Ma non lo finisce il panino, aveva insistito Lizzie mentre
la sorella faceva penzolare la testa.
Si chiama dessert, aveva detto Joseph. Non  un diritto
divino.
Questa  una cattiveria, aveva detto Lizzie. Perch non
poteva far sentire Sarah un po' meglio? Ci stava provando.
Era solo uno stupido panino.
Joseph aveva ordinato una fetta di banana cream. Quando
diventerai un genitore, prenderai le tue decisioni, aveva
detto lui. Infuriata, Lizzie aveva tirato fuori la sua cannuccia
dalla confezione di carta e l'aveva ripiegata a fisarmonica
facendola diventare piccolissima. Suo padre non sapeva che
fare con loro. Lizzie probabilmente era in grado di prendere
decisioni migliori delle sue. Succhi l'acqua a sorsi con la
sua cannuccia per poi soffiarli dentro la carta spiegazzata e
guardarla allungarsi e ritrarsi; per un breve, inutile momento
sembr essere in vita.
Che ne sai tu di come si fa il genitore? aveva detto Lizzie.
Cosa?
Lo sai cosa voglio dire; te ne sei andato.
Joseph era scoppiato in una strana risata. Non mettermi
alla prova. Hai capito?
S, aveva borbottato. Non avrebbe dovuto dirlo, per
non era pentita. Ormai erano mesi che la sua rabbia covava,
fin da quando era arrivata. Quanto ancora dovevano girare
attorno a ci che tutti sapevano bene? Lei e Sarah non volevano
stare l, e Joseph lo voleva ancora meno.
Possiamo andare via, per favore? aveva implorato Sarah,
con i suoi enormi occhi velati di lacrime. Ti prego. Continuava
a tirare la manica della sorella. Sembrava pi piccola
dei suoi dieci anni.
Joseph si era voltato verso il bancone. No, aveva detto.
Non ancora. Sto finendo il mio dessert. E si era piegato
sul suo piatto.
Lo detestava, sul serio, non riusciva ad immaginare come
sua madre avesse potuto amarlo, divorziare da lui era stata
la cosa pi saggia che avesse mai fatto. Lizzie sar stata
giovane, ma non era stupida. Suo padre che lavorava fino a
tardi, non era mai a casa. Sar stata forse la ragioniera part-time
del suo ufficio, forse qualcuno che conosceva in citt,
ma aveva avuto una relazione con qualcuno. Aveva un ricordo
distinto di sua madre all'epoca, sempre a bisbigliare al
telefono, mentre tirava il filo arricciato del ricevitore, dietro
porte chiuse. Doveva averlo saputo anche lei.
Se volete, potete prendere il dessert tutte e due, aveva
borbottato Joseph. Sarah, un milkshake?
S, aveva detto Sarah con esitazione e l'inizio di un sorriso
che le stava nascendo sul viso in lacrime. Al cioccolato.
Bene, aveva detto sorridente. Un milkshake contiene
latte. Lizzie?.
Lei aveva scosso la testa. No, grazie, aveva detto, scandendo
le parole e furente di rabbia. Quindi aveva cambiato
idea; adesso era un ipocrita che non sapeva mantenere le sue
convinzioni. Voleva odiarlo. Doveva odiarlo.
Non sai cosa ti perdi, aveva detto con un'espressione tesa.
 buonissimo. E aveva finito tutta la torta, senza lasciarne
neanche una briciola.
Cosa intendi esattamente con "bene"?, stava dicendo
Claudia.
Eh? Che bene?, le fece eco Lizzie. Doveva essere stato
molto difficile per suo padre all'epoca. Lei gli aveva reso solo
le cose pi complicate.
Cosa intenti quando dici che Max sta bene? Qualcosa tipo:
restare a Los Angeles per sempre?.
Lizzie rise con tristezza. Non lo so.
Perch no?
Che vuoi dire? Lo sai: tutta la mia vita  a New York. Lo
disse a se stessa tanto quanto a Claudia. E questa cosa con
Max... sono solo due settimane.
E allora? Sapevo che avrei sposato Ian la prima notte che
siamo stati insieme.
Quella sei tu. Io non sono cos. Lo sai che non sono cos.
Okay, disse Claudia. Ma perch non dovrebbe
funzionare?
Oh, ma dai, ci sono cos tante ragioni.
Claudia incroci le braccia. Dimmele.
Okay, non  solo il fatto che  molto pi grande. Diciotto
anni, a essere precisi. Continuava a fare calcoli nella sua testa.
Tra cinque anni lui ne avrebbe avuti sessanta. Lo avrebbe
ancora trovato attraente tra qualche mese, e tra qualche
anno? E questo era solo l'aspetto superficiale della questione.
Nessuno resta in buona salute per sempre.
Irrilevante, stava dicendo Claudia.
Non  irrilevante....
Okay, ma di certo non  determinante.
Okay, disse Lizzie. Conosceva il motivo principale da cui
scaturiva la sua riluttanza, la ragione per cui sapeva di non potersi
fidare di se stessa. Sarebbero finiti insieme se non fossero
stati entrambi in lutto per suo padre? Non si trattava forse
di un modo inconsueto di compiangere un defunto? Era
il migliore amico di mio padre, disse Lizzie.
Neanche questo  determinante, disse Claudia.
Ma dai.  strano, disse Lizzie. Quando avrebbe smesso
di sentirsi in imbarazzo per questo?
Claudia fece spallucce. Ci sono cose molto pi strane, se
 per questo.
Certo che ci sono. Prese l'ultima patatina rimasta. E poi
lo sai che voglio avere dei bambini. Le era difficile ammettere
questo desiderio elementare, persino con Claudia.
E tu sai che lui non li vuole? Lui ti piace? Oppure no?
S, disse Lizzie. Nonostante tutti i pro e i contro, ne era
certa. Cazzo, s.
Allora bttati. Per una volta lsciati andare. Cogli questa
occasione. Non ti stanno inseguendo i cosacchi.
Ecco, disse Lizzie,  proprio questo che mi preoccupa
qui sulla costa ovest.
Un mercoled sera Max port a casa un regalo per Lizzie,
un meraviglioso abito aderente incrociato sul davanti con
uno strabiliante motivo verde e nero. L'ho visto nella vetrina
di un negozio ad Abbott Kinney e ho pensato che ti sarebbe
stato d'incanto.
Wow, disse Lizzie.  bellissimo, grazie. Nessun uomo
le aveva mai comprato dei vestiti prima. Quando Ben pensava
di regalargliene uno, spesso la portava al negozio per
avere prima l'approvazione. All'epoca diceva che le piaceva
il senso pratico di questo suo modo di fare. Ma pensare a
Max che entrava in una boutique, immaginava la sua taglia,
visualizzava il suo corpo nel vestito, tutto questo la eccitava.
Lo indoss. La taglia  perfetta. Ne ero certo, disse
dal bordo del letto. Le fece segno di avvicinarsi. In un attimo
le sue mani le scorrevano lungo la schiena. Ho pensato
che avresti potuto usare delle cose nuove. Hai cos pochi
vestiti qui.
Davvero un'ottima idea, disse, piegandosi per dargli un
bacio. In quei giorni il suo guardaroba consisteva in poche
cose che si era portata per quello che credeva sarebbe stato
un breve soggiorno: i jeans buoni e un paio di vecchi stivali,
una modesta gonna a campana che usava per il lavoro,
messa in valigia di corsa per essere indossata durante il
primo incontro che lei e Sarah avevano in programma con
Max (circa due settimane prima, pens con stupore), un paio
di top, un paio di pantaloncini da jogging e alcune cose
appartenute a suo padre: una maglietta azzurra che le piaceva
mettere per dormire, un sottile golfino con scollo a V
che era convinta lui avesse indossato l'ultima volta che era
stato a New York. Le piaceva pensare che le chiazze scolorite
fossero dovute all'unto del loro pasto a La Caridad.
 strano, ma le mie cose non mi mancano affatto, disse.
Ti cpita mai di sentirti sollevato a non essere circondato
dai tuoi oggetti?
No. Max le sorrise stupito. Non mi cpita.
Ovvio, disse. Tutto  meraviglioso qui. Persino gli oggetti
pi banali della casa - gli strofinacci che lui usava praticamente
a ogni pasto - apparivano sorprendentemente deliziosi.
Che c' di male a circondarsi di cose belle?. Lo diceva con
finta seriet, ma c'era un certo tono difensivo nella sua voce che
le ricordava suo padre. Quando Joseph aveva visto il suo appartamento
senza ascensore sulla Centocinquesima strada, era
rimasto allibito e aveva subito avanzato la proposta di acquistare
un immobile a Midtown. Un investimento, aveva detto,
un bilocale, una stanza per te una per gli ospiti, dove potrei
restare quando vengo a trovarti. In un edificio con l'usciere e
l'ascensore. Ma lei non era interessata. Mi piace stare vicino
all'universit, aveva detto, sentendosi gi oppressa dalla prospettiva
di una simile soluzione. Joseph aveva lasciato perdere,
ma non prima di aver detto a Lizzie: Non c' nulla di cui
vergognarsi ad abitare in un luogo piacevole.
Mi piacciono i tuoi oggetti, disse Lizzie in quel momento,
mentre stava pensando: "Max  diverso". Vorrei avere
l'occhio che hai tu. Trovo cos difficile comprare le cose; be',
alcune cose, specific, pensando ai settecento dollari per la
gonna di pelle Isabel Marant che aveva comprato (in saldo! )
poco prima che suo padre morisse. Disponeva di abbastanza
denaro. Si era abituata alle cifre sulla sua busta paga. Tuttavia
viveva ancora come se fosse una studentessa, mettendo
via la maggior parte delle sue entrate. Quei soldi potevano
sempre servirle in futuro. Un giorno tutto ci che aveva
sarebbe potuto svanire. Quel pensiero era cresciuto a dismisura,
dandole uno sgradevole senso di malessere.  solo
che... tutto costa.
Be', certo. Ma non tutto  cos caro.
Ancora una volta le sembr di sentir parlare Joseph. Quando
andavano al Dish diceva sempre: Sarei felice se potessi
avere un hickory tutti i giorni.
Mi piace desiderare le cose, stava dicendo Max, mentre
le accarezzava delicatamente il polso, sotto la manica di seta
del vestito. Non credo che siamo molto diversi.
Non hai visto il mio appartamento. Fece una smorfia, un
gesto preventivo, volto a eludere la delusione. Trovava difficile
immaginare Max nel suo appartamento, seduto sul suo
divano Ikea, alla disperata ricerca di tovagliolini di carta dopo
una cena ordinata al Saigon Grill.
Mi piacerebbe tanto vederlo, disse. Ma mi  difficile immaginarlo,
quando tutto ci a cui riesco a pensare  quanto
sei bella con questo vestito.
Lizzie alz le sopracciglia e scosse la testa. Non era mai
stata brava a ricevere i complimenti. Quando era pi piccola
ricordava come sua nonna guardasse Sarah, i suoi grandi
occhi, i suoi invidiabili capelli lisci. Quella ragazzina  un
amore, diceva sua nonna a Lynn. Poi vedeva che Lizzie la
stava guardando. Anche tu sarai carina quando diventerai
grande, diceva, dandole un colpetto sul braccio.
Max le accarezz con un dito il profilo della mascella con
un'espressione solenne sul volto ben delineato. Sei cos bella,
te ne rendi conto? Quasi mi spezzi il cuore.
Addirittura!. Era sincero, se ne accorse, ma si sentiva
nervosa.
Ma il suo essere serio non lo fece desistere. Temo che tu
mi possa lasciare. Questo lo devi sapere. Le prese le mani,
stringendole forte, con uno sguardo impaziente negli occhi.
Max, mormor.
Lui le stava ancora stringendo le mani. Potresti trasferirti
qui anche domani, per sempre.
Lo stomaco le si attorcigli, come in un numero di un contorsionismo.
Diceva sul serio? Non poteva essere serio. Non
scherzare su queste cose, disse, e adesso era lei a dire sul serio.
Non sto scherzando.
Lo spinse all'indietro, sul letto. Le sembrava di sentire
Claudia che le diceva: "Ecco, non devi far altro che cogliere
quest'occasione". Gli mise le braccia intorno al collo, sentendo
con le dita le ossa del cranio; era deliziata dalla superficie
ispida della sua testa rasata. "Voglio tutto questo", pens,
mentre gli saliva sopra, si sollevava il vestito e si metteva
a cavalcioni sui suoi fianchi.
Vediamoci per pranzo, domani, indossa questo, senza niente
sotto, le ordin, con le mani che scavavano sotto la seta.
Domani? Non posso, disse, ma stava gi armeggiando
per togliersi le mutandine, eseguendo almeno in parte le sue
istruzioni.
Lei e Rose avevano deciso di andare a Huntington. I giardini
della biblioteca erano stupendi e l, nel sole di tarda mattina,
a diversi chilometri di distanza dal manto di foschia sopra
l'oceano, tutto spiccava: le cime rosse appuntite dei padiglioni
nel giardino cinese in lontananza, la sanguinella bianca
e i luminosi alberi del corallo carichi di fiori. Persino le
cime innevate delle San Gabriel Mountains apparivano tinteggiate
di viola a quella distanza.
Rose si diresse al botteghino, mostrando la sua patente per
avere lo sconto anziani e prendendosi qualche secondo per
scovare dalla borsa il tesserino per un'entrata gratita. (Pago
io, aveva detto Lizzie. Ma Rose aveva insistito:  una
questione di principio).
Vieni. Andiamo al giardino delle erbe aromatiche, disse
Rose. A volte, con tutto quello che c' da vedere, mi piace
immergermi negli odori.
Lizzie non era particolarmente interessata al giardino delle
erbe, ma poich Rose lo stava chiedendo - o piuttosto, ordinando -
fu felice di accontentarla. Aveva uno scarso senso
dell'olfatto (inesistente, la prendeva in giro Ben, dopo che
una volta aveva scovato del formaggio avariato nel frigo).
Proveniva da una lunga dinastia con lo stesso difetto. Ricordava
quando sua madre diceva: Consderati fortunata. Per
me cambi solo quando ero incinta di te e di tua sorella.
Rose e Lizzie passarono attorno a una scolaresca, due insegnanti
che affrontavano una battaglia persa nel tentativo di calmarli.
Il giardino era quasi vuoto, a eccezione di un uomo magrolino
sulla sedia a rotelle spinta da un assistente annoiato.
La responsabile di gran parte di questa propriet, la seconda
moglie di Huntington, era anche sua zia, la vedova di suo
zio, disse Rose.
Ma  legale?, disse Lizzie, appoggiando il naso su una
pianta di menta variegata, marrubio, diceva la targhetta.
Biblico, direi. E prudente, a dire il vero. Pensaci: riduce il
rischio di alleanze. L'intera propriet resta all'interno della
famiglia.
Infatti non se ne crea una nuova, disse Lizzie. Ma non 
una buona cosa per il pool genico. Tu e Thomas eravate forse
segretamente cugini?, aggiunse scherzando.
Ah, no; niente di cos piccante, temo. Io e Thomas non ci
assomigliavamo per niente, per ambiente, famiglia o carattere.
Tutti pensavano che, siccome lui era un ingegnere, dovesse
essere quello pratico, ma era un sognatore e un romantico,
una persona molto migliore di me. Disse queste ultime parole
con franchezza.
Ma su, non ci credo, disse Lizzie. Quanti anni siete stati
sposati?
Cinquantuno, quasi cinquantadue.
Mezzo secolo di colazioni con la stessa persona, mezzo
secolo di cene insieme, disse Lizzie. Una monotonia che le
sembr accattivante.
Be', a volta ci evitavamo per cattiva condotta, disse
Rose, secca. Per s, per la maggior parte.
 incredibile che siate stati insieme cos a lungo, disse Lizzie
mentre svoltavano l'angolo. Sent odore di basilico; persino
lei era in grado di identificare quel profumo fresco e boschivo.
Be', sei ancora giovane; sono certa che incontrerai qualcuno.
Ma  questione di fortuna. Ho abbandonato Thomas
due volte, sai?
Davvero?
S, disse sorniona, con un bagliore negli occhi scuri.
Come mai? Perch non eri sicura?. Lizzie voleva sapere.
Perch lui non era ebreo?
Non era ebreo?. Adesso Rose sembrava seccata. Non
mi importava di quello. No. Ero molto giovane. Avevo appena
saputo dei miei genitori. Sposarmi, credere nel futuro...
non mi sembrava opportuno.
Rose doveva essere stata poco pi di una bambina quando
aveva scoperto che i suoi genitori erano stati uccisi. Per Lizie
la morte della madre, vent'anni prima, era stata devastante
e ora si sentiva cos distaccata, un'adulta di ormai quasi quarant'anni,
senza pi entrambi i genitori. Era inimmaginabile
pensare a come doveva essere stato per Rose aver perso i
genitori, la casa, il proprio Paese, costretta a prendersi cura
di s quando non aveva neanche vent'anni.
Lizzie riusciva a sentire le scolaresche in lontananza, le grida
e le risate, i rimproveri dell'insegnante. Rose stava guardando
un piccolo letto di erbe.
TUSSiES-wussiES, indicava un cartello, "piccoli fiori profumati
ed erbe da bouquet con un significato particolare per chi li
riceve"; la delicata borraggine viola indica sincerit, mentre i
minuscoli fiori bianchi della lobularia maritima indicano valore
oltre la bellezza.
Ricordo di aver sentito parlare del tussie-wussie dalla signora
Cohen, disse Rose, con la voce che aveva ritrovato il suo
tono freddo. Sono una romantica tradizione vittoriana.
Allung la prima sillaba di "romantica" in maniera significativa.
La signora Cohen?, azzard Lizzie.
La donna della casa presso cui ho vissuto.
Oh, disse Lizzie. Rose non aveva mai parlato di dove era
vissuta in Inghilterra. Be', in effetti sono romantici. Un bouquet
che ha una storia.
Questo  quello che diceva. Appartengono all'epoca vittoriana
e i vittoriani avevano stile, sapevano vivere. Era una
donna piuttosto tradizionalista, suppongo. Ma se proprio lo
vuoi sapere, la gente dovrebbe dire ci che pensa.
"Poi per si perde un bel po' di mistero", era quasi tentata
di dire Lizzie, ma l'uomo sulla sedia a rotelle si era accasciato
con il mento sul petto, il badante che lo spingeva stava
parlando al cellulare e Lizzie non ebbe pi voglia di scherzare.
Cosa  successo alla signora Cohen, alla famiglia con
cui ha vissuto?, domand.
I Cohen?. Rose guard Lizzie con sorpresa, come se avesse
tirato fuori quei nomi dal nulla. Non ci sono pi tutti e
due da un bel po'. Il signor Cohen  morto di cancro negli
anni Cinquanta, non molto tempo dopo che mi ero trasferita
qui, mentre la signora Cohen  mancata qualche anno fa.
Non hanno mai avuto figli. Sono stati buoni con me, soprattutto
la signora Cohen.
Mi fa piacere sentirlo, disse Lizzie, ed era ci che intendeva.
Non era difficile immaginare una storia terribile, dalle
molte orribili versioni. Lizzie aveva letto di una coppia di fratelli
Kindertransport costretti a fare lavori servili in Inghilterra.
Non scrissero mai ai loro genitori per timore di rattristarli.
Che aiuto avrebbero potuto offrire loro da cos lontano?
Lui fu buono con me, anche dopo che lasciai Leeds. Vorrei
aver mostrato pi gratitudine, disse Rose. Quando vivevo
a Londra, veniva spesso in citt per lavoro e io... be',
lo incontrai raramente. Tacque per un momento. Lo senti
questo odore? Lavanda, credo.
Lizzie annu, anche se non lo sentiva. Voleva sapere di pi
su Rose e Londra e la signora Cohen, ma non osava chiedere.
Rose si raddrizz. Vorrei essere stata pi generosa con lui,
disse. Ma non era un periodo della mia vita in cui la gratitudine
e la gentilezza mi venissero naturali.
Lo capisco, disse Lizzie. Era a casa di suo padre, di nuovo
bambina, a ignorare Joseph, fissare il Fattorino e pensare:
"Come sono arrivata qui?".
Lo so, disse Rose. Si chin per esaminare una pianta dalle
foglie appuntite. Tuo padre ti amava moltissimo, disse.
Lizzie sent un brivido sotto il sole luminoso della California
del Sud. Grazie per avermelo detto, disse infine.
Anche io gli volevo bene. Temeva che, se avesse guardato
Rose, si sarebbe messa a piangere.
Lui lo sapeva. Ti voleva davvero bene. Non lo conoscevo
molto, ma sono sicura di questo.
Grazie, disse Lizzie, annuendo velocemente.
 la verit, ribad Rose. Devi ricordarlo. Si aggiust
la sciarpa intorno al collo e fece un cenno verso il viottolo di
mattoni. Andiamo?. Iniziarono a camminare in silenzio.
Poi Rose parl: Sapevo che eri fidanzata una volta. Lo disse
come se stesse fornendo un'informazione utile.
Chi te lo ha detto?, disse Lizzie, mentre il rossore le colorava
le guance.
Me lo disse tuo padre. Sembri sorpresa.
Un po', rispose. Le faceva piacere e la innervosiva al
tempo stesso pensare a Joseph che parlava di lei e Ben.
Cosa disse?
Solo che eri stata fidanzata e che tu avevi troncato.
Rose aveva pronunciato quelle parole in maniera cos sbrigativa
che Lizzie si convinse che intendesse qualcosa di completamente
diverso. Pensava forse che Lizzie non fosse capace
di assumersi un impegno? Per caso Joseph le aveva detto
che considerava la figlia poco realista? Ecco pi o meno il
senso di ci che lui aveva detto a Lizzie. Oh, aveva detto,
sapevo che le cose non andavano bene, ma non pensavo fino
a questo punto. Ma sei sicura? Perch non importa di chi si
tratti, bisogna sempre cercare di trovare un compromesso.
Non era stato uno dei suoi momenti migliori; si era rivoltata
contro di lui.  questo quello che hai fatto con la mamma,
hai cercato di trovare un compromesso?. A quel punto
si erano scatenati. Tu non sai niente di quello che  successo
con tua madre, aveva detto lui. E comunque non hai
idea di quello che penso!. Lizzie riusciva a ricordare le sue
urla, come se fosse tornata quattordicenne.
Di sicuro ricordo che disse che preferiva che avessi annullato
tutto prima piuttosto che mi rendessi conto, sei mesi dopo,
di aver commesso un errore. Ma era deluso.
Ben gli piaceva, disse Lizzie. Era un'affermazione cos
semplice, innocua, eppure sent un nodo in gola. Ben piaceva
a tutti.
Ma non tutti stavano per sposare Ben, disse Rose, caustica.
Lizzie annu. Era certa che Ben avrebbe sposato la donna
con cui stava al momento; una volta che Ben era dentro, era
dentro. I loro amici comuni non le avevano raccontato molto:
cresciuta a Long Island, laureata alla Michigan e con un
lavoro nel campo della pubblicit.  una organizzata, aveva
sentenziato la loro amica Jen, e se questa era la cosa peggiore
che le era venuta in mente... be', allora. Lizzie doveva
essere felice per lui. Era stata lei a tradirlo; era stata lei
a orchestrare la fine della loro relazione (le ci era voluto un
po' per ammetterlo con se stessa). Era persino insofferente
al suo stesso dispiacere; eppure continuava a domandarsi se
non avesse fatto un errore madornale. Per, come le aveva
fatto notare Claudia, lei sembrava pi presa dall'ineluttabilit
della cosa che non da Ben stesso.
Ti vedi con qualcuno adesso?, chiese Rose.
Si soffocava sotto il sole di mezzogiorno. Be', disse Lizzie
togliendosi la giacca, nessuno in particolare. E tu?.
Rose scosse la testa. Nessuno in particolare nemmeno io.
Lizzie fece un lieve sorriso. Continuarono a camminare in
silenzio. Poi Lizzie disse: Posso chiederti una cosa? All'inizio
avevi lasciato Thomas. Mi hai detto che ci aveva a che fare
con i tuoi genitori, ma mi chiedevo: come facevi a saperlo?
Sapere cosa?, disse Rose, ma con un'espressione intensa
e un sopracciglio visibilmente sollevato.
Come sapevi che saresti potuta essere felice con Thomas a
lungo andare?. E mentre diceva queste parole, Lizzie pens:
"Rose deve aver conosciuto e sposato Thomas intorno
ai vent'anni". Lizzie ne aveva almeno gi quindici di pi. Il
tempo passava cos in fretta.
 una bella domanda, disse Rose. A essere onesta, non
lo so. O meglio: non ero certa, ma non ero nemmeno incerta,
e a quanto pare questo fu sufficiente. Lui mi piaceva. Mi
faceva stare bene; bastava poco per farmi stare bene all'epoca.
Ma non ne ero sicura, per niente. A volte bisogna solo
buttarsi.
Era, in fondo, un consiglio piuttosto prevedibile ma, provenendo
da Rose, sembr il tipo di consiglio che Lizzie avrebbe
potuto seguire. Odio buttarmi, disse. Mi fa paura
l'altezza.
Rose si mise a ridere. Magari basta buttarsi da un gradino
piccolo. Non  detto che debba essere dall'alto. E comunque,
il matrimonio pu essere difficile. Non permettere a nessuno
di farti credere il contrario.
S, l'ho sentito dire, disse Lizzie. Ma i suoi amici che si
erano sposati da poco non amavano parlarne o, se accadeva,
lo facevano tra loro, non con lei. Conosce la storia dei miei
nonni?, domand. Rose fece cenno di no col capo e Lizzie
continu: Tanti anni fa, mio padre doveva essere al college,
i miei nonni stavano facendo colazione e mio nonno, che era
un tipo tranquillo e taciturno, disse: "Esco a prendere delle
arance". Si alz e usc. Non torn mai pi. Una settimana
dopo lei ricevette una cartolina dalla Florida che diceva:
"Mi dispiace. Qui le arance sono pi buone".
Santo cielo, disse Rose. Tutto qui?
Tutto qui. Non chiesero mai il divorzio, ma non vissero
mai pi insieme, disse Lizzie. Quindi, vede: la mia famiglia
non possiede il gene del matrimonio.
Be', questa  una scappatoia che non avevo mai sentito.
Una cosa?
Una scappatoia, ripet Rose con impazienza. Dare la
colpa alle circostanze, evadere le responsabilit.
No, lo so cosa significa "scappatoia"; solo che non mi
aspettavo che usasse questa parola.
Perch? Tutti pensano che sia una parola gergale, ma deriva
dal verbo scappare, ossia, trovare una via di fuga, una
scusa insomma.
Lizzie scoppi a ridere.
Che ho detto?, disse Rose con una certa irritazione.
Cosa?.
Dentro l'American Wing ammirarono un piccolo dipinto
di Mary Cassatt raffigurante una madre con bambino (Rose
parl di composizione - Le vedi le diagonali formate dalle
gambe del bambino? - mentre Lizzie not che la madre
sembrava cos assorta e non guardava per niente il bambino).
Videro Edward Hopper, i ballerini volanti realizzati col
legno e numerosi paesaggi. Dopo aver superato la ressa di
persone davanti al Ragazzo azzurro di Gainsborough (aveva
un aspetto cos insolente e soddisfatto di s, splendente nel
suo abbigliamento di un azzurro metallico, pens Lizzie),
fecero una sosta al caff del museo, sedendosi sulle sedie di
plastica nel patio ombreggiato che si affacciava sull'immenso
giardino. Era met pomeriggio, ma Lizzie aveva saltato il
pranzo. Mentre stava per addentare il suo stopposo sandwich
di pollo disse a Rose: I tuoi genitori possedevano molte
opere d'arte oltre al Soutine?
Non proprio, rispose Rose. Avevano una quantit di oggetti:
vasi, carillon, spade d'argento appartenute a mio nonno,
un paesaggio che credo fosse un regalo di nozze. Ma i
miei non erano collezionisti d'arte. Fu strano il modo in cui
mia madre s'invagh del Fattorino. Ricordo ancora adesso il
modo in cui lo guardava.
Lizzie annu. Non riteneva che fosse strano, ma il volto di
Rose era assorto nella contemplazione. Non disse nulla per
un attimo, e neanche Rose. Collezioni opere d'arte?, chiese
Lizzie timidamente.
La sua espressione mut di colpo; Rose torn in s. Fece
un ghigno beffardo. Oh, no. Non spenderei mai tutti quei
dollari che sono necessari per l'arte.
Lizzie sorrise. Quindi non sei una spendacciona.
Assolutamente no. Era una cosa che faceva imbestialire
Thomas. "Un viaggio alle Hawaii una volta all'anno non ci
mander certo sul lastrico", diceva, e aveva ragione, ma la
cosa mi rendeva comunque nervosa.
Be', questo  un aspetto che comprendo benissimo,
disse Lizzie. Siamo simili in tal senso. Al contrario di mio padre.
Pensa che per il mio sedicesimo compleanno si offr di
comprarmi un'opera d'arte. Qualunque cosa avessi voluto.
Qualunque cosa?
Be', sapeva che non avrei scelto nulla di stravagante. All'inizio
cominciai a girare per queste gallerie sulla Melrose e
poi, un giorno, entrai in un negozio di abiti vintage che non
c'entrava nulla. Ricordava benissimo quella giornata.
Vidi una foto degli anni Sessanta, uno scatto in bianco e nero
di due ragazzine pienotte, due sorelle. Una era seduta sul divano
e con una mano stringeva una bambola, con l'altra un
coltello da cucina. Sembrava che stesse per tagliare i capelli
della bambola. L'altra sorella era sotto di lei, seduta sul pavimento,
con gli occhi fissi nell'inquadratura, le gambe allungate
in avanti, e reggeva una granata giocattolo. Quelle ragazze
mi terrorizzavano. Ero certa che mio padre l'avrebbe
detestata. E poi c'era un altro problema.
Costava migliaia di dollari.
Lizzie scosse la testa. Niente affatto. Non era in vendita.
Ma portai comunque mio padre al negozio. Si era rifiutata
di dire a suo padre che la foto non era disponibile. Il negozio
era scuro e zeppo di roba, pieno di specchi e velluto. Lo
condussi all'interno e lui disse:  questo quello che vuoi?
e inizi a borbottare qualcosa sui falsi di Cindy Sherman,
le ragazze sovrappeso e la stanca narrativa degli Appalachi.
Ma non smetteva di fissare la foto. Alla fine mi disse: Non
mi piace, ma capisco perch piaccia a te. Si era rivolto alla
venditrice ed aveva chiesto il prezzo. Lei aveva risposto che
non era in vendita, che era del proprietario. Allora mio padre
l'aveva guardata e, con un mezzo sorriso, le aveva detto:
Tutto ha un prezzo. Ricordo perfettamente come lo disse.
Scrisse il proprio nome ed il numero e le disse di farlo chiamare
dal proprietario. Nel giro di una settimana la foto era
appesa in camera mia.
Lizzie ricordava la sensazione di stupore per il suo arrivo.
Come ci era riuscito? Joseph aveva pagato qualunque cifra
gli era stata chiesta, lottato contro chiunque fosse stato necessario,
solo per lei.
L'imbarazzo sopraggiunse solo dopo, ma fu il sentimento
pi duraturo e pervasivo, quello che le rimase appiccicato
addosso, avvolgendo nella sua mente l'episodio; il sentimento
che la spinse a staccare dalla parete quella foto due
anni dopo, mentre era al college, e a non riappenderla mai
pi; il sentimento che aveva trasformato quell'avvenimento
in una storia che non raccontava quasi mai. Non voleva che
qualunque cosa avesse un prezzo; quello non era il modo in
cui avrebbe vissuto la sua vita.
Rose mescol il suo t freddo, spremendo la sottile fettina
di limone. La cosa non mi sorprende neanche un po', disse.
Tuo padre sapeva essere convincente.
Lo so. Non ho saputo apprezzare il regalo. Lizzie prese un
pezzetto di pomodoro sbiadito; era insapore, una brutta copia
di quello autentico. Come se me lo aspettassi. La sua voce
era incerta. Il suo sedicesimo compleanno. Era passata una vita;
non aveva pi alcuna importanza. Ma avrebbe dato qualsiasi
cosa per poter dire a suo padre quanto avesse gradito il gesto.
Ero fortunata, disse. Ma non me ne rendevo conto.
Eri un'adolescente.
Lo so, ma ero capace di essere molto cattiva con lui. Era
una cosa terribile da ricordare. Joseph l'aveva considerato come
il tipico comportamento di un'adolescente? Era stato in
grado di non dargli troppo peso? Non so nemmeno quanto
l'avesse pagata. Non avrebbe dovuto spendere soldi per
qualcosa di cui non avevo bisogno, soprattutto all'epoca.
Che intendi?, chiese Rose. All'epoca?.
Lizzie tacque. Non era ci che intendeva dire; perch lo
aveva detto? D'altra parte, perch avrebbe dovuto tenerlo segreto
con Rose, adesso? Solo che era il periodo in cui stava
affrontando tutti quei problemi con lo studio medico. La
responsabile del suo ufficio lo aveva derubato. Faceva degli
imbrogli con le fatture, roba grossa. I pazienti pagavano la
tariffa piena, ma lei registrava un ammontare inferiore nei libri
contabili intascando la differenza. Per mesi lui non si accorse
di nulla. Non conosco tutti i dettagli, ma so che perse
un sacco di soldi e successe un gran casino. Non aveva mai
amato la parte amministrativa delle cose. Lizzie prese la rimanenza
del suo panino, pallido e stantio.
Ma  terribile, disse Rose. Non ne ha mai fatto parola
con me. Anche se non eravamo grandi amici.
Non ricordo esattamente di quale periodo si trattasse.
Potrebbe essere stato prima che vi incontraste. Poi aveva smesso
di comprare oggetti d'arte. Lizzie sent che si stava avvicinando
alla storia che le risultava cos difficile raccontare.
L, con Rose, lei non voleva fermarsi. Mia sorella si ammal,
non molto tempo dopo. La notte in cui il quadro fu
rubato, Sarah....
Lo so.
Lizzie annu, sentendo il respiro accelerare. Quanto sapeva
davvero Rose?
La notte della festa Sarah era agitata, in attesa che arrivasse
un ragazzo che lei chiamava James P. Di due anni pi grande
di Sarah, il diciassettenne James aveva l'aspetto dello studente
cervellone (o noioso, secondo Lizzie) che andava in
un diverso liceo, ma lavorava nella stessa camera oscura di
Sarah. Quando lui le aveva dato un passaggio a casa, lei era
stata euforica per giorni. Se in una conversazione lui menzionava
un'altra ragazza, la cosa poteva gettarla nello sconforto
per una settimana.
Alla fine James era arrivato; Lizzie aveva scorto la sorella
che chiacchierava con lui in mezzo a un gruppo di persone,
ma quando Lizzie era scesa di sotto con Duncan, aveva trovato
Sarah buttata sul tappeto, con la testa bassa e le braccia
attorno alle ginocchia. Sarah?, aveva chiesto, esasperata.
Cosa era successo questa volta?
Sua sorella aveva sollevato la testa. Aveva un aspetto pallido
sotto la luce bassa e il mascara le si era sciolto intorno agli
occhi.  una testa di cazzo, non ci posso credere.
Chi?
James P. Chi senn? Hai visto quella ragazza con cui  venuto,
quella coi capelli rossi?  la sua ragazza... la sua ragazza,
cazzo! Ma come fa ad avere una ragazza? Come pu
farmi questo?.
Lizzie si era piegata sul grosso tappeto color crema e aveva
stretto la sorella tra le braccia. Con la coda dell'occhio aveva
visto Duncan titubante. Che cosa pensava vedendo quel disastro
di sorella? Lizzie aveva cercato di tirare su Sarah. Ma
non sai cosa c' tra loro; non....
Si chiama Charlie!. Sarah si era staccata da Lizzie. Ma
sar ridicolo? Carlotta; ma dico io... un nome da vecchia zitella.
Va alla Eastgate, fa nuoto e passano le estati in Europa....
Shhh, va tutto bene. Lizzie aveva visto la disperazione
stamparsi dirompente sul volto della sorella e, per un attimo,
aveva temuto il peggio.
Non  vero! Di sicuro non va tutto bene. James P mi ha
raccontato tutto.  tutto preso,  tutto... orgoglioso! Mi sono
sentita cos stupida e volevo solo morire.
Ma forse lui non sapeva quello che provavi. Magari non
ne ha proprio idea.
Dio santo, non capisci; proprio non capisci, vero?. Sarah stava
piagnucolando. Voglio solo morire. Aveva affondato il viso
tra le mani, singhiozzando rumorosamente, in maniera strana.
Credi che voglia un po' d'acqua?, aveva chiesto Duncan
dolcemente. Magari si sente meglio se beve qualcosa.
No, aveva detto Sarah sprezzante... Io non voglio...
sigh, sigh... qualcosa... sigh... da bere. Aveva guardato
Duncan. Voglio parlare con mia sorella, okay? Ho bisogno
di parlare con mia sorella.
Ehi, aveva detto Lizzie. Stava solo cercando di dare
una mano.
Non importa, aveva detto Duncan.
No, non va bene. Non avrebbe permesso a Sarah di rovinare
tutto, non quella volta. Solo un secondo, aveva detto
a sua sorella. E a Duncan: Vieni.
Lo aveva condotto lungo il corridoio, mentre Sarah gridava:
Lizzie!.
Aspettami qui, aveva detto a Duncan una volta raggiunta
la sua stanza. Gli aveva dato un bacio, decisa a fare in modo
che quel momento, il suo momento, non le sfuggisse.
Quando era tornata, il pianto di Sarah era rallentato. Mi
dispiace tanto, L., aveva detto singhiozzando. Aveva ancora
il volto affaticato, le pupille dilatate, stralunata. Non so
pi... non so pi cos'altro fare.
Lizzie era stufa di tutto, dei suoi malumori e bisogni, della
sua bellezza oscura e delle scuse. Vuoi sapere una cosa? Va
a dormire. Oppure no. Non m'importa. Sarah avrebbe continuato
a prendere, prendere, prendere, fino a quando non
ne sarebbe rimasto pi niente di Lizzie. Aveva quasi quindici
anni, due di pi di quanti ne aveva Lizzie quando la loro
madre si era ammalata, quando Lizzie riscaldava la cena per
tutte e due, con Lynn che le chiedeva di assicurarsi che Sarah
avesse la merenda nello zaino per il doposcuola. Non aveva
pi bisogno di qualcuno che la proteggesse.
Il volto di Sarah si era fatto sgomento. Lizzie.... Riusciva
a malapena a pronunciare il suo nome e le copr la bocca
con le mani. Non dire cos.
No, non lo voglio sentire. Sono stufa di tutto questo, hai
capito? Domani mattina starai meglio.
Detto questo, se ne era andata da Duncan, lasciando la sorella
da sola nel corridoio. Qualche ora dopo, quando Lizzie
si era svegliata, Duncan stava schiacciato contro il muro,
all'altra estremit del suo letto matrimoniale. La casa era silenziosa.
Si era alzata, si era infilata una maglietta e le mutandine,
sentendosi stranamente vigile. Nell'atrio era stata accolta
da una pila di bottiglie color terra e un scintillante sacchetto
vuoto di Doritos. Aveva preso un sacco per l'immondizia
e aveva iniziato a pulire.
Quando aveva trovato la sorella, fu il suo piede ci che
not per prima cosa. Lizzie era entrata nella camera da letto
del padre, pregando che non fosse sottosopra, quando ricord
di aver pensato: "Ma quello  il piede di Sarah". Era
scalzo e sbucava dallo stipite del bagno del padre, immobile.
Sarah?. Perch sua sorella era distesa l con il piede in
quella strana angolazione? Come poteva dormire in quella
posizione. Il respiro di Lizzie aveva cominciato a farsi rapido
e il cuore a battere all'impazzata. Ma ricordava di aver
pensato chiaramente: "Questa cosa non ha senso". Sadie?.
A quel punto aveva sbirciato dietro l'angolo. Sarah era a
faccia in gi sulle piastrelle del bagno e qualcosa nell'insolita
postura del corpo - la testa curvata sulla destra, le gambe
divaricate - fece realizzare a Lizzie cos'era successo ancora
prima di essere in grado di dirlo, persino prima di aver visto
la bottiglietta vuota di Valium vicino alla mano distesa di Sarah.
Lizzie aveva toccato la sorella, prima delicatamente, poi
con maggior vigore. Sarah non si era mossa.
L'urlo che Lizzie aveva sentito, un grido terribile, un rantolo
dal suono disumano, proveniva da lei stessa. Quando
Duncan si era precipitato nella stanza, l'aveva trovata con il
corpo inerme della sorella tra le braccia mentre le asciugava
un rivolo di saliva colatole dalla bocca, cullandola. Ti prego,
respira, oh, Dio, ti prego, ti prego respira, stava dicendo.
Ci vollero pi o meno quindici minuti perch raggiungessero
il pronto soccorso del St John con la macchina di Duncan,
quindici inesorabili minuti, in cui i semafori dovevano
diventare rossi, le auto passare e diversi chilometri dovevano
essere percorsi lungo le strade di Santa Monica. Ma Lizzie
non ricordava nulla di tutto ci. Avrebbe ricordato l'odore
agrodolce del vomito, il fatto di aver usato le dita per
tenere aperta e massaggiare la bocca di sua sorella, di avere
lei stessa a malapena respirato. Avrebbe ricordato le due
ampie porte del pronto soccorso che si spalancavano come
una bocca sorridente per far passare Sarah. Sono sua sorella,
sono sua sorella, continuava ripetere Lizzie, come se
quello avrebbe spiegato ogni cosa.
Qualche ora dopo, quando Lizzie aveva convinto Duncan
a tornarsene a casa, era uscito un dottore minuto con il camice
e gli zoccoli arancioni che aveva detto di aver parlato
con Joseph a Boston, che avevano fatto a Sarah una lavanda
gastrica e che la tenevano sotto osservazione. Non c'era altro
che Lizzie potesse fare. Doveva andare a casa a riposarsi
e tornare il giorno dopo.
Con un neonato senso di vergogna, Lizzie era uscita dal pronto
soccorso accolta dal cocente sole californiano. Aveva preso
un taxi verso casa, sentendosi distrutta e pi esausta di quanto
non avesse mai immaginato possibile. Sdraiata sul divano,
ricord di aver guardato il soffitto pensando: "Le pareti sono
cos sudice. Com' che non me ne sono mai accorta prima?".
Fu allora che se ne era accorta. Il bozzetto di Picasso e il
Fattorino, il suo Fattorino, erano spariti.
Dopo la telefonata di Lizzie si erano presentati due investigatori:
un uomo alto con un'ombra di baffi che fece pacatamente
a Lizzie delle domande sulle opere d'arte trafugate,
e la sua collega, una donna dal viso rossastro e i capelli corti
con la permanente. Fu lei a domandarle di stilare un elenco
dei nomi di tutti coloro che erano presenti alla festa. Non
erano poi cos tanti, aveva detto cautamente Lizzie. Uh,
uh, aveva replicato la detective con tono divertito.
Non c'erano segni di effrazione. Nessun tipo di indizio.
Chiunque li abbia presi sapeva esattamente cosa stava cercando,
aveva detto l'investigatore maschio.
La festa aveva procurato la copertura perfetta. Lizzie fu perseguitata
da quella consapevolezza. Se non l'avesse organizzata,
se non ci fossero state tutte quelle persone, non sarebbero
mai entrati. Le si accapponava la pelle al pensiero di qualcuno
all'interno della casa, che afferrava i suoi adorati quadri e toccava
tutte le loro cose. Aveva lasciato la porta aperta, e i quadri
erano il meno. Se non avesse organizzato la festa, se non avesse
lasciato Sarah da sola per stare con Duncan (il desiderio che
aveva provato per lui adesso la disgustava; a scuola lo evitava,
ignorando i pochi messaggi che lui le aveva lasciato alla segreteria
telefonica), ora Sarah sarebbe stata bene. Se Lizzie fosse
solo rimasta con lei, facendo una cosa semplice come sederle
accanto, ascoltare la sua cassetta di The Queen Is Dead a ripetizione
o convincerla a guardare un vecchio episodio di Who's
the Boss? su VHS, una serie che Lizzie considerava stupida ma
che Sarah inspiegabilmente adorava; se le avesse dato solo un
po' di attenzioni, prendendosi cura di lei come aveva fatto cos
tante volte in passato, se non fosse stata cos stupida ed egoista,
allora Sarah non avrebbe compiuto un gesto simile.
E non era la sola a pensarla cos. Una festa, Elisabeth, una
cazzo di festa?, le aveva urlato il padre quando era rientrato
da Boston ore dopo che Lizzie lo aveva chiamato dall'ospedale.
Mi avevi detto che non saresti stata qui! Tua sorella....
Aveva agitato la testa, aperto e chiuso le mani come se
avesse voluto afferrare qualcosa, ma senza riuscirvi.
Mi dispiace, pap, non faceva altro che ripetere Lizzie in
quell'orribile giornata. Ma nulla di quello che diceva avrebbe
fatto alcuna differenza.
Io contavo su di te. E tu mi hai mentito! Mi sono fidato.
Mi hai mentito.
Non importava cos'altro avesse fatto nella sua vita, o la brava
ragazza che era sempre stata. Era come se quell'episodio
la rappresentasse: egoista, sbadata e piantagrane, mettendo in
mostra solo alcuni dei suoi numerosi difetti. Lo sapeva lei e lo
sapeva suo padre. Il senso di colpa l'aveva schiacciata, diventando
il suo pi volubile compagno. "Non sei mai stata una
brava sorella", le diceva la vocina. "Lo sa tuo padre e lo sapeva
pure tua madre". Mi dispiace. Mi dispiace, ripeteva invano.
Circa una settimana dopo suo padre le aveva chiesto scusa
dicendole: Non avevo il diritto di dirti quelle cose. Ero
fuori di me per l'angoscia.
Lo so, aveva detto Lizzie. Era pi facile acconsentire,
essere semplicemente d'accordo. Ma non sopportava il fatto
di stare l, di trovarsi in quella situazione. Le scuse di suo
padre non potevano cancellare ci che entrambi sapevano
essere la verit: era stata lei a provocare quella terribile successione
di eventi.
Non  vero, le aveva detto. Non  stata colpa tua.
Ricordava di avergli sentito dire questo. Erano in soggiorno,
con il volume basso sulla partita del Lakers. Lei se ne stava
l, affranta, a guardare James Worthy rovesciare la palla nel
canestro con invidiabile facilit. Non sei stata tu a rubare i
quadri. Non sei stata tu a prendere quelle pillole. Ti devi convincere
che io ne sono convinto. Dai, vieni qui. Ti prego.
Aveva un'espressione cos miserevole mentre implorava.
Suo padre non era tipo da implorare. Si era avvicinata a lui.
Joseph le aveva stretto le braccia. Mi dispiace tanto che tu
sia rimasta coinvolta in questa storia.  stato come... un incidente
automobilistico, aveva detto. E tu eri il passeggero.
Tu non c'entravi nulla. Okay?
Okay, aveva detto lei, riuscendo persino a fare un sorriso
a denti stretti. Ma non gli credette mai.
Dimisero Sarah dall'ospedale il giorno dopo, raccontava
ora Lizzie a Rose. Era pentita, cos dispiaciuta, continuava
a giurare che non avrebbe mai pi fatto nulla di simile. Cos
la portammo a casa. I medici, in poche parole, liquidarono
la cosa come bravata adolescenziale e abuso di alcol. Ma la
settimana dopo lei cominci di nuovo a comportarsi in maniera
strana: rimaneva alzata fino alle due o alle tre del mattino,
chiamava i suoi amici nel cuore della notte per farsi venire
a prendere, senza dire dove voleva andare, solo che doveva
andare. Mio padre decise che Sarah doveva essere nuovamente
visitata; ricordo telefonate su telefonate, appuntamenti
su appuntamenti. Fece un gran putiferio, come solo
lui era capace. Nel ricordare, fece un profondo respiro.
Sarah si sarebbe ripresa, ricord di aver pensato Lizzie.
Era stata una ragazzina ipersensibile e si stava trasformando
in un'adolescente emotivamente instabile; non era certo una
sorpresa. Sarah si era fissata con un ragazzo e aveva fatto una
cosa stupida. E adesso si sentiva malinconica e dispiaciuta.
Tutto qui; ecco cosa avrebbe voluto credere Lizzie.
Ma Joseph era convinto che ci fosse dell'altro ed era puntiglioso
per il bene di Sarah. Quando Lizzie ripensava a quella
volta, ricordava suo padre piantonato dietro la porta chiusa
del bagno, con la voce sempre pi alta e insistente. Solo allora
gli era sembrato autentico. In presenza di Lizzie, persino dopo
le scuse, parlava di rado. Sembrava indifferente a chi gli stava
attorno. Cos lei cerc di essere presente il meno possibile.
Mio padre chiam tutti questi medici, continu Lizzie.
Alla fine riusc a farla vedere da uno psichiatra infantile della
UCLA, un esperto che stava facendo degli studi sulle ragazze
ed i tentativi di suicidio, e Sarah fu ricoverata presso il reparto
di degenza. Vi rest qualche settimana. Fu terribile. Ma alla
fine le fecero una diagnosi di disturbo bipolare. Iniziarono a
darle il litio. E finalmente tutto si sistem.
Lizzie ricordava le attese su quelle sedie ammuffite di plastica
rossa nella sala d'aspetto della UCLA, restia ad attraversare
quelle atroci doppie porte chiuse. E quando inevitabilmente lei
e Joseph venivano chiamati a farlo, trovavano Sarah al tavolo
dell'arteterapia, con addosso una tuta e delle scarpe sportive
senza lacci. Lizzie odiava con tutta se stessa quella tuta e quelle
scarpe cos strane per Sarah. Le consegnava una pila di riviste,
Popular Photography, People, Seventeen. Grazie,
borbottava Sarah, con lo sguardo perso. Lizzie odiava tutti in
quel posto: le competenti e onnipresenti infermiere, i pochi
dottori, gli altri pazienti, sua sorella, suo padre. Li odiava,
come se quello potesse cambiare qualcosa.
Si  preso cura di lei, stava dicendo Rose. Ha fatto tutto
ci che ha potuto.
S,  vero, disse Lizzie, mordendosi un labbro. Lei non
aveva mai avuto bisogno di tutte quelle attenzioni. A volte
aveva desiderato il contrario. Non gliel'ho mai riconosciuto.
Ma  cos.
Pi tardi quella sera, Lizzie era sdraiata accanto a Max, con
un piede attorno alla sua caviglia. Sapevi che Huntington
era sposato con sua zia?
No, disse. Si volt dalla sua parte e chiuse gli occhi mentre
lui faceva scorrere le dita sulla linea nodosa della sua spina
dorsale. Non lo sapevo.
 una cosa che mi ha fatto pensare. Ci sono stati inizi pi
strani del nostro.
S, disse, e la baci sulla testa.  vero.
Si strinse le braccia al petto, raggomitolandosi. Forse dovremmo
farlo anche noi. Il pomeriggio trascorso con Rose
aveva avuto un effetto stranamente benefico su di lei. Pens
a Rose mentre le diceva che a volte bisogna buttarsi.
"Questo", pens, "questo  ci che voglio".
S, forse dovremmo, concord.
Poggi la mano sul suo petto, un groviglio di peli arruffati.
Era caldo, e lei riusciva a sentire il suo cuore. Il battito regolare
di quel potente muscolo sanguigno le diede coraggio.
L'altro giorno mi hai detto che non ti dispiacerebbe se mi
trasferissi qui da te, disse. E se lo facessi sul serio?
Di fatto,  gi successo.
Scosse la testa. Avrebbe potuto fare una battuta, fingendo,
ma no. Faceva sul serio, e non avrebbe finto il contrario. Sai
benissimo cosa intendo.
Non torneresti a New York. Pronunci le parole lentamente.
Ti trasferiresti qui?.
Aveva percepito una nota di incredulit nella sua voce? Lizzie
si disse di non essere cos suscettibile. Di dargli una possibilit.
Dovrei comunque rientrare per un po': il lavoro, l'appartamento,
tutto il resto. Ma potrei tornare, prendere dei
contatti, fare in sguito l'esame di ammissione. La gente si
sposta e io qui ho famiglia, buoni amici. Non  che tu sia l'unico.
La butt sullo scherzo, ma non riusciva a concludere
il discorso. Quello che voglio sapere : vuoi che lo faccia?.
Non rispose subito. Queste ultime due settimane hanno
significato moltissimo per me, disse, e il senso di quelle parole
colp Lizzie all'istante. Pens disperatamente: "Che stupida
che sono". Tuo padre....
No, disse Lizzie. Qui non si tratta di lui. Santo Dio, non
pu trattarsi di mio padre.
Tutto sta andando cos velocemente....
Lascia stare, disse Lizzie. Avrebbe dovuto aspettarselo.
Avrebbe davvero dovuto aspettarselo. Perch stava cercando
di cambiare le cose? Non avrei dovuto dire nulla. Scusa.
Non so cosa mi succeda ultimamente.
Per favore, non scusarti, disse Max, toccandole i capelli,
guardandola negli occhi mentre tutto ci che lei voleva era
sfuggire al suo sguardo. Sapessi quanto tengo a te.
No, disse Lizzie con durezza. Non farlo. Non aveva
pi voglia di parlare. Perch c'erano sempre di mezzo cos
tante parole? E con questo, si gir dall'altra parte.
...
.
...
FINE Parte 1.